Chiesa

Addio Bergoglio, Leone XIV spegne la Chiesa militante: meno politica, più uomo

Prevost archivia gli slogan bergogliani e rimette al centro dignità, libertà e prudenza davanti al nuovo potere tecnologico

enciclica papa leone Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Chi ha seguito, anche marginalmente, il suo primo anno di pontificato, avrà certamente notato che Robert Francis Prevost, Papa Leone XIV, sta operando una chiara e tangibile scelta di discontinuità stilistica con il suo ex predecessore, Francesco. L’agostiniano con profonda esperienza missionaria in Perù sta emergendo come figura nettamente meno politica e polarizzante rispetto a Jorge Mario Bergoglio. Papa Francesco è stato uomo dai toni forti, talvolta poco incentrati sulla spiritualità e molto più terreni e dalle idee spesso divisive in quanto a temi sociali e ambientali.  Prevost porta invece uno stile sobrio e dialogico. L’americano è ben distante da enfasi altisonanti, si presenta come un pastore sì attento alla sfera sociale della Chiesa, ma interpretata con equilibrio e senza trasformarla in una piattaforma politica contemporanea. Persino la diatriba con Trump è stata gestita benissimo dal Vaticano, con il Papa che ha sostanzialmente dichiarato di non voler derubricare i suoi pensieri a mera diatriba politica e di non voler discutere con il presidente USA.

Negli scorsi giorni Prevost ha rilasciato la sua prima enciclica e da questa si può bene comprendere come anche la scelta del suo nome, Leone XIV, non sia casuale. È il segno di un forte legame con Leone XIII, autore della storica enciclica Rerum Novarum (1891), che affrontò con lungimiranza le sfide della prima rivoluzione industriale, difendendo la dignità dei lavoratori e i principi di equità sociale. Oggi, di fronte ad una nuova rivoluzione guidata dall’intelligenza artificiale, Leone XIV riprende quel solco e lo fa con uno scritto estremamente lucido. L’enciclica Magnifica Humanitas, firmata il 15 maggio 2026 e presentata solennemente il 25 maggio, rappresenta il primo grande documento magisteriale del nuovo pontificato, segnando un’attenzione chiara del pontefice nei confronti delle sfide del futuro tecnologico.

Ma andiamo nel dettaglio. I capitoli 3 e 4 costituiscono il cuore più innovativo e meno dottrinale del testo. Qui la riflessione si apre a un’analisi prospettica, concreta e applicata sulle sfide dell’IA. Il terzo capitolo, intitolato “Tecnica e dominio. La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’IA”, analizza i rischi del transumanesimo e del postumanesimo. Leone XIV sottolinea che l’intelligenza artificiale non è neutrale: riflette i valori (o i disvalori) di chi la progetta e la controlla. Emerge dunque il pericolo di una nuove a forma di dominio da parte di élite tecnologiche, di sorveglianza pervasiva e di progressiva erosione dell’autonomia umana. In queste pagine il Pontefice scrive con forza incisiva: “L’intelligenza artificiale dev’essere disarmata”, invitando a sottrarla alla logica spietata della competizione militare, economica e cognitiva per restituirla pienamente al servizio dell’umano. Per Prevost non si tratta di opporsi al progresso, ma di governarlo con prudenza, tutelando in primis la dignità della persona.

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Il quarto capitolo, “Custodire l’umano nella trasformazione. Verità, lavoro, libertà”, sviluppa invece le conseguenze più pratiche. Sul lavoro, Leone XIV avverte che l’IA rischia di dequalificare i lavoratori, ridurli a funzioni marginali o sottoporli a un controllo algoritmico impersonale. Il lavoro per il Papa deve invece rimanere espressione della dignità umana, un elemento necessario nella vita di un uomo per la sua formazione, mai diventare un mero strumento di profitto. Sulla verità Prevost si mostra preoccupato per l’inquinamento di una comunicazione segnata da disinformazione, appiattimento e frammentazione cognitiva. E poi l’analisi della libertà, che va difesa affinché l’uomo non diventi semplice esecutore di ottimizzazioni automatiche.

Il testo si potrebbe riassumere brevemente con la metafora potente evocata dal pontefice all’inizio dell’enciclica: “La magnifica umanità si trova oggi di fronte a una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. Scindendo un attimo l’aspetto spirituale e divino, ciò che scrive Prevost è chiaro e condivisibile: la tecnologia fine a sé stessa come strumento economico o di potere, genera al meglio una sovrastruttura che degenera sino a diventare incomprensibile da uomo a uomo, come una torre di Babele, o al peggio una longa manus tendente alla tirannia che tutto vede e tutto controlla. Ecco perché è sempre necessario che la tecnologia si sviluppi grazie alla sensibilità umana, tenendo conto dell’etica. Con Magnifica Humanitas dunque Leone XIV segna non solo una discontinuità nello stile bergogliano, ponendo meno enfasi sul presente politico, ma anche una grande lungimiranza sociale guardando alla sfida dell’IA che già oggi ci riguarda ma che tra un paio d’anni diventerà dirimente.

Quello di Prevost pare quindi un pontificato improntato alla prudenza che, in un mondo che corre verso l’ignoto, ripropone la voce della Chiesa come bussola etica autorevole e costruttiva. Le disquisizioni sull’importanza della proprietà privata o i rendez-vous con Maduro, a quanto pare, sono un lontano ricordo.

Alessandro Bonelli, 27 maggio 2026

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