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Adesso ho capito perché il nostro calcio fa pippa

Dai miti di una volta al cinismo di oggi: il caso escort e la cronaca di una caduta senza rimpianti né colpevoli

Il caso Escort a Milano, coinvolti calciatori di serie A Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Adesso capisco perché non si scomponeva quel comunicatore, diciamolo così, assiduo frequentatore della Gintoneria che anzi ridacchiava con me che lo prendevo in giro, e adesso dove vai la sera? “Caro mio, una chiusa cento aperte”, per dire che Milano, ma anche Roma, ma anche la cara vecchia provincia che chissà perché piaceva a Pasolini, pure dalle mie parti dove si candida il leggendario Andrea Diprè con un programma da standing ovation, “Riaprire i casini a Fermo”, è tutta così, un bordello a cielo aperto di case chiuse.

Adesso capisco come mai non andiamo ai Mondiali da 12 anni e nelle coppe siamo pippe: i nostri calciatori palle mosce, le palle le svuotano tutte nei puttanai di lusso. Anche gli altri, anche nel resto del mondo? Sì, anche loro, ma gli altri però vincono, si qualificano, i nostri fan flanella, come si dice in Emilia per dire molluschi che gnà fanno. Adesso capisco perché Gattuso, commissario tecnico della Nazionale, doveva umiliarsi a supplicare a domicilio i non così illustri pedatori nazionali che poco poco gli sputavano in faccia, si degnavano, quando si degnavano, tra una zoccola e una puntata.

Adesso capisco perché Gianni Rivera non sarà mai presidente della Federcalcio e perché Dino Zoff, tra un “di di di” e un “per per per” non ci crede più neanche lui quando dice “bisogna ripartire dai giovani”, che pare di sentire il maestro Perboni del Libro Cuore, e lo sa che i giovani sono corrotti, corrosi già da ragazzini, allevati alla scuola non della tecnica ma dei vizi, delle presunzioni.

Adesso capisco cosa mi diceva il mio amico Carlo Petrini, scuotendo quella testa con un buco in mezzo che pareva un traforo, e mezzo cieco per il troppo doping che gli avevano sparato negli anni ’60 e ’70, figurarsi adesso: “Noi magari ce le scopavamo, adesso se le sposano”. E neanche gli basta, debbono pure diversificare con le escort, le trans.

Adesso capisco perché la polizia delle parole ha vietato certe parole, non si può più dire, più scrivere che calciatori, piloti, hockeisti, rispettabili eminenze vanno a zoccole, vanno a puttane, bisogna spiegare che vanno con le escort, formula inglese, elegante, che evoca la libera iniziativa, “imprenditrice del corpo”.

Adesso capisco come mai i nomi che girano nessuno li mette e neanche li fa trapelare: non è la sacra tutela della privacy, è che, a quanto mi informano, ci stanno dentro anche diversi scriba, i giornalisti che son tutti a schiena dritta ma qualche volta a 90 gradi pure loro e condividono la dimestichezza più intima – “Caro mio, una chiusa, cento aperte” – con quelli che magari devono raccontare, criticare.

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Adesso capisco che la democrazia, la legge uguale per tutti, e perfino il garantismo sono belle favole per chi può permettersele: la faccenda è emersa adesso, la società di “servizi” di Cinisello sbaraccata adesso dalla magistratura che però sapeva, non poteva ignorare che l’andazzo girava già ai tempi del Covid e per i facoltosi sportivi, manager, imprenditori, politici e magari qualche scriba si chiudeva prima un occhio e poi anche l’altro; a me piacerebbe davvero uscissero i nomi, perché dentro, sempre a quanto mi s’informa, ci sarebbero anche notori moralisti tutti onestà e fantasia, tutti tombeur des femmes, ma più volentieri percepite.

Chiusi in cattività restavamo noi coglionazzi che ci fidavamo, si fa per dire, dello Stato con la faccia degli Speranza, dei Conte e non osavamo mettere il naso fuori dalla porta mentre la democrazia classista lasciava i privilegiati liberi di mettere il naso e tutto il resto dove pareva a loro. E se non ce la facevano, se non gli reggeva la pompetta, c’era, c’è, libera e bella, la simpatica droga del palloncino che rende euforici cioè lo fa rizzare in un battibaleno e senza freno ed è sì una droga ma non classificata per dar modo agli atleti di bombarsi come e quando e quanto gli pare.

Adesso capisco, anzi so, ma non ho le prove, che i 4 “imprenditori” finiti in galera se la caveranno col solito patteggiamento anodino, il lodo Lacerenza, se no spifferano tutto così come minacciava di spifferare il boss della Gintoneria e non erano solo sportivi, influencer e scriba, c’era di mezzo pure qualche toga, qualche graduato, qualche burocrate, qualche onorevole.

Adesso capisco il solito risolino di quello che sa stare al mondo e mi compativa, “Caro mio, tu non arriverai mai da nessuna parte” e aveva ragione perché io sono uno che si illude di essere letto, seguito, ma certi locali interessanti, pur conoscendoli, a differenza sua non li ho mai visti neanche col binocolo, sono uno che porta fuori i cani ed è felice se li vede pisciare in sincrono perché è segno che si vogliono bene.

Adesso capisco perché, per una volta, non mi va tanto di fare del sarcasmo come piace a chi mi legge e si diverte: perché questa faccenda dei calciatori di Milan, Inter, Juve e perfino Sassuolo, che poi è vecchia come il mondo, come il calcio scommesse, come il doping, mi accorgo che non sortisce più nessun effetto, nessuna indignazione manco di facciata, manco pavloviana, i commenti nei social sono di invidia beota, “cazzo bravi loro”, “cazzo me ne frega a me, basta che domenica vincono”, “magari potessi io”, “lasciamene qualcuna”, ed è il segno che qualcosa si è rotto, andato per sempre: il rapporto fiduciario fra tifosi ed eroi, quel moralismo ingenuo, anche patetico per cui io ti do la fede, la passione, l’amore, i soldi dell’abbonamento, ma se tu ti fai beccare che righi storto io ti sputtano, non ti credo più, per me sei morto.

Ma forse è solo che mi sento vecchio, terribilmente vecchio perché mi accorgo di essere cresciuto nell’era moralistica dei Gianni, dei Sandrini che non cambiavano mai casacca, dei Gigirriva che per non deludere quella terra di pastori sardi, lui dell’arida Leggiuno, per non abbandonarli, loro che lo consideravano un dio, diceva di no alla Juventus, ad Agnelli, “Qui ho trovato chi sono”, le frasi da Libro Cuore che oggi fanno ridere come fanno ridere i pii desideri di Zoff, come fanno ridere quelle vecchie foto, quasi dagherrotipi, dei baron Causio, i Bellugi, i Mariolino Corso in famiglia, la moglie che pareva regolarmente la sorella di Orietta Berti e il salotto piccoloborghese sullo sfondo, ragazzi di villaggio, di campagna, strappati all’officina, ai campi, arrivati a un benessere che non avrebbero mai imparato a maneggiare, ancora grati, ancora memori.

Adesso i giovani “dai quali bisogna ripartire” a 20 anni arrivano agli allenamenti in Ferrari, se ci arrivano, sputano in faccia al mister e quando gli gira se ne vanno. A puttane, scusate, a escort. Ma questi sono discorsi patetici di un vecchio patetico dimessosi da tifoso tanto, tanto tempo fa. E che oramai ha capito tutto.

L’unica cosa che ancora non capisco è come fate ad andare ancora andare allo stadio, a urlare, a sperare, che senso abbia continuare a illudervi così, a mentirvi così.

Max Del Papa, 22 aprile 2026

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