La storica vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt ha prodotto il suo primo capolavoro: l’identikit dell’elettore. Il “Corriere” lo presenta così: «uomo, 45 anni, poco istruito». Ecco, finalmente sappiamo chi è il colpevole. Mancano soltanto l’altezza, il colore degli occhi e la fotografia segnaletica. Il problema è che i numeri raccontano una storia un po’ meno comoda. L’AfD ha preso il 42 per cento tra gli under 25, il 39 per cento tra le donne e il 30 per cento tra i laureati. Dunque bisognerà spiegare che i giovani sono precocemente invecchiati, le donne si sono confuse e i laureati hanno probabilmente conseguito il titolo per corrispondenza.
E non è tutto: il partito ha conquistato 157 mila elettori che cinque anni fa non avevano votato, 83 mila provenienti dalla CDU e circa 20 mila dai partiti di sinistra. Anche questi ultimi, evidentemente, hanno sbagliato indirizzo al seggio. Il risultato complessivo è del 43,8 per cento. Anche i tedeschi, naturalmente, hanno votato male e tocca agli italiani più acculturati ed esperti del mondo progressista spiegare perché. Peccato che nelle loro analisi dimentichino spesso la cosa più divertente: la Sassonia-Anhalt si trova nell’ex Germania orientale, quella della Repubblica Democratica Tedesca.
Dunque, tra coloro che votano in massa per questi “nazisti” dell’AfD, come vengono liquidati, ci saranno presumibilmente anche figli e nipoti di persone vissute sotto la dittatura comunista. Qualcuno di loro avrà avuto persino il papà comunista. E magari c’è qualche elettore abbastanza anziano da ricordarsi direttamente com’era la vita nella DDR. Ricorderà la Stasi, che si occupava premurosamente di sapere che cosa pensassero i cittadini, magari chiedendolo al vicino di casa.
Altri ricorderanno il Muro di Berlino, costruito per proteggere il “popolo” vero, quello socialista, s’intende, dalla barbarie del capitalismo. Una protezione così efficace che, per andare dall’altra parte anche solo per un’ora, bisognava chiedere il permesso e, se si provava a uscire senza, si rischiava di essere fucilati. Insomma, qualche ricordo di famiglia potrebbe rendere meno entusiasmante l’idea di ricevere nuove lezioni su come si deve pensare e votare.
Immaginate lo sconcerto dei progressisti nostrani: quarant’anni di socialismo e questi votano a destra. Ma allora a che cosa sono servite tutte quelle lezioni di marxismo? Possibile che non abbiano imparato niente? Forse bisognerebbe mandare una delegazione italiana a Magdeburgo, con l’incarico di spiegare agli elettori che hanno frainteso la propria storia.
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Naturalmente, le parole d’ordine sono già belle e pronte: neonazismo, razzismo, xenofobia, disprezzo per le minoranze, odio per il diverso e, per chi volesse completare il repertorio, minaccia alla democrazia. Basta aprire un qualsiasi dibattito televisivo e il vocabolario è servito. Le domande scomode, invece, sono altre: perché tanti tedeschi dell’Est votano AfD? Che cosa pensano dell’immigrazione incontrollata, della crisi economica, della mancanza di sicurezza, della politica di Berlino e di Bruxelles? C’è un problema identitario tra i tedeschi? Domande inutili. È molto più rapido dare una diagnosi a distanza e concludere che il popolo si è sbagliato. Resta soltanto da capire come convincerli a votare meglio, senza commettere l’imprudenza di chiedere loro che cosa ne pensano.
Ma forse è chiedere troppo. Per i nostri progressisti, il popolo è sovrano soltanto quando vota come dicono loro. Quando vota diversamente, diventa un problema di istruzione, di ignoranza o di democrazia mal compresa. E così, dopo aver scoperto che gli elettori dell’AfD sono poco istruiti, i nostri maestri di democrazia possono tornare tranquilli alle loro lezioni. Il popolo ha sbagliato. Loro, come sempre, hanno capito tutto.
Spartaco Pupo, 8 settembre 2026
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