Può anche darsi che Maurizio Landini non intendesse attribuire al termine “cortigiana” l’accezione più insultante. È possibile. Forse nei giorni di riposo – il venerdì, ad esempio – ama ascoltare Tito Gobbi che canta “Cortigiani, vil razza dannata” e ha inteso che Francesco Maria Piave usa qui un maschile sovraesteso senza voler condannare tutt* color* ch* s* vendon* i* cambi* d* sold*. Forse.
Se però quella parolina d’ancien régime non fosse uscita dalla bocca di uno di loro (“i bravi, i buoni, i saggi”: quelli che se non ti vaccini prima uccidi e poi muori, per capirsi), nessuno tra gli alti papaveri del giornalismo e dell’accademia si sarebbe improvvisato allievo di Tullio De Mauro e/o sociolinguista di raro acume.
Fuori di quel ben definito noi che coincide con la decenza (Corsera, Repubblica ecc.) c’è solo la barbarie, e quanto afferma un barbaro va condannato a prescindere.
Carlo Lottieri, 18 ottobre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


