Esteri

Ali Khamenei è morto?

Le notizie rimbalzano sui media israeliani. La sua residenza è stata rasa al suolo

trump khamenei teheran Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Le notizie che rimbalzano in queste ore dai media israeliani — da Channel 12 a Reuters — hanno il peso delle parole non confermate ma potenzialmente dirompenti: secondo fonti vicine all’intelligence di Tel Aviv, Ali Khamenei sarebbe “molto probabilmente” morto in seguito agli attacchi congiunti contro l’Iran. Dichiarazioni attribuite a un alto funzionario israeliano parlano di una valutazione quasi definitiva, pur in assenza di una conferma ufficiale. “Rimarremmo scioccati se Khamenei apparisse in diretta. Secondo la nostra valutazione, non è più tra noi, ma stiamo aspettando una conferma definitiva”. Da Teheran, al momento, nessuna conferma.

Di certo c’è che la residenza del leader supremo è stata rasa al suolo. Qualcuno tuttavia sostiene che Khamenei sia stato trasferito in un luogo sicuro e imprecisato. “Per quanto ne sappia, è ancora vivo”, ha detto il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in un’intervista a Nbc News. L’emittente televisiva del regime iraniano Al-Alam TV, ha annunciato invece che Khamenei dovrebbe tenere un discorso a breve.

Il punto centrale, più ancora della notizia in sé, è la sua provenienza e la sua natura: fonti anonime, valutazioni dell’intelligence, indiscrezioni rilanciate da emittenti e agenzie internazionali. In uno scenario di guerra aperta o semi-aperta, l’informazione diventa parte integrante del conflitto. Le parole vengono pesate, calibrate, talvolta fatte filtrare per produrre un effetto politico e psicologico. Dire che un leader “probabilmente non è sopravvissuto” significa lanciare un segnale potente, tanto verso l’opinione pubblica quanto verso gli equilibri interni del Paese avversario.

Se fosse confermata, la morte della Guida Suprema rappresenterebbe uno spartiacque storico per la Repubblica Islamica, colpita al vertice della propria architettura politico-religiosa. Non si tratterebbe soltanto dell’eliminazione di un capo di Stato, ma della figura che da decenni incarna la continuità ideologica e strategica del sistema iraniano. Uno shock di questa portata avrebbe inevitabili ripercussioni regionali e globali.

Salvatore Di Bartolo, 28 febbraio 2026

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