Alitalia ostaggio delle lobby di Bruxelles

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L’ultima storia che riguarda Alitalia, o meglio le sue spoglie, è incredibile. Quando si parla della ex compagnia di bandiera si ricordano sempre i quattrini (più di dieci miliardi) bruciati, a spese dei contribuenti. Insomma l’azienda è poco difendibile. Ma da ciò a farsi «fregare» da una supposta difesa della concorrenza europea ce ne passa.

Alitalia sotto assedio

Negli ultimi sei mesi l’ennesimo commissario, Giuseppe Leogrande, non ha di fatto gestito la compagnia. Essa è ridotta senza un euro in cassa. Certo, c’era il covid. Ma ad aggravare la situazione ci si è messa anche una certa indolenza della gestione commissariale nel procedere alla cessione delle sue attività: aerei, tratte, manutenzione, handling e così via.

In effetti da tempo c’è un compratore, si chiama Ita, che potrebbe rilevare le attività e ripartire. È stata dotata, sulla carta, di due miliardi di risorse pubbliche. Ma per farlo è necessario il via libera della commissaria alla Concorrenza europea, Margrethe Vestager. E qui si apre un’altra storia. Molto istruttiva. Non solo per come l’Europa dei burocrati tratta l’Italia, ma anche per come il nuovo governo e, in particolare, Mario Draghi riuscirà ad affermare la sua leadership e a fare moral suasion su Bruxelles. Diciamo subito che il ministro dell’Economia Daniele Franco, che formalmente controlla Ita, e quello dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, che ha in mano la gestione commissariale, si stanno facendo valere. Ma non basta, Vestager sta infatti esagerando. Vediamo perché.

3 condizioni imposte dall’Ue

Ita deve dare un segnale di discontinuità rispetto ad Alitalia, per giustificare l’ennesimo intervento pubblico. È anche vero che in questi mesi i tedeschi hanno prestato nove miliardi a Lufthansa e i francesi almeno sei ad Air France. Insomma, volano aiuti pubblici in tutto il mondo. Ma l’Italia è una cenerentola, anche perché obiettivamente ne ha già bruciati parecchi di soldi pubblici. In questo caso però le condizioni che l’Europa sta cercando di imporre sono davvero scandalose. Riguardano tre campi innanzitutto.

1. Ita, oltre agli aerei, vorrebbe comprare dalla vecchia Alitalia le operazioni di manutenzione e handling (gestione passeggeri), ma a differenza del passato le renderebbe società autonome con l’ingresso eventuale di soci di minoranza. Francesi e tedeschi ne hanno fatto un business, vendendo servizi a tutto il mondo. Ita, nel suo piccolo, vorrebbe percorrere la stessa strada, difendendo, implicitamente, qualche migliaio di posti di lavoro. La Vestager dice che Ita non potrà mai avere la maggioranza delle due società, che è come dire: state fuori da questo business.

2. La vecchia Alitalia metterà in vendita sia il marchio (nonostante tutto ancora molto conosciuto e apprezzato) sia il programma Millemiglia. La commissaria alla Concorrenza (sembra ridicolo che questo sia il nome in ditta del suo incarico) intende mortificare la stessa concorrenza dicendo che Ita non potrà partecipare all’acquisto dei marchi Alitalia e Millemiglia. Ita può comprare i vecchi aerei e assumere alcuni dipendenti, ma non il marchio. Ovviamente senza Ita che gareggia, Lufthansa potrebbe comprarsi il Millemiglia, con tutti i dati e le informazioni personali che contiene, a quattro soldi; e una Ryanair potrebbe acquisire il marchio Alitalia per vendere i suoi voli low cost in Italia. Per fare due esempi.

3. Ma il vero marcio è sugli slot di Linate. Ita non potrà comprare più del 50% degli slot dello scalo milanese (la merce più preziosa per il suo piano industriale). Tra poco potenziato dall’arrivo della metropolitana. Perfetto, si potrebbe dire: più concorrenza. Ma allora perché Lufthansa, nonostante gli aiuti monstre, ha ceduto solo il 4% dei suoi slot a Francoforte e Monaco, e Air France, nonostante il salvataggio, è in predicato di cedere meno del 5% di quelli a Parigi?

Il grande paradosso, infine, è che dall’Europa si dice che l’Italia potrebbe in qualche modo costruire, con soldi pubblici, una sua compagnia aerea, ma solo a patto che sia redditizia e che questi quattrini non finiscano in un profondo rosso. Ma poi la commissaria, forse più influenzata dalle lobbies che dal mandato concorrenziale, fa di tutto per uccidere il pargolo (cioè Ita) in culla, togliendogli marchio, programma di fedeltà, manutenzioni e handling e financo le rotte. Il presidente Draghi ascolti bene Franco e Giorgetti che stanno continuando a negoziare, ma faccia valere il suo standing europeo per far comprendere a questi fenomeni interessati al nostro mercato che la concorrenza è un’altra cosa.

Nicola Porro, Il Giornale 3 aprile 2021

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