
Forse è passata un tantino inosservata l’intervista che il padre di Zouhair Atif, il giovane marocchino che ha ucciso Abanoud ‘Abu’ Youssef a scuola, ha rilasciato ieri al Resto del Carlino. E attenzione: è comprensibile lo scoramento di chi vede il proprio figliolo trasformarsi in brutale assassino ed è lodevole la richiesta di perdono alla famiglia di Abu. Siamo anche disposti a credere al fatto che non si siano mai accorti del temperamento violento di Zouhair, del suo odiare gli ebrei e citare spesso il Corano, come raccontava una sua ex professoressa, o delle precedenti minacce col coltello in mano rivolte ad un altro studente davanti all’uscita dell’istituto. Però ci sono alcuni momenti in cui, forse, sarebbe meglio pensare due volte a ciò che si sta per comunicare ai giornalisti.
Dice papà Atif: “Non aveva intenzione di ammazzarlo, magari voleva ferirlo alla gamba ma il ragazzo si è seduto per parare il colpo e forse con questo movimento ha esposto il costato”.
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Ora: saranno le indagini a stabilire la dinamica esatta dei fatti, che si è svolta sotto gli occhi di numerosi testimoni e che dunque non dovrebbe riservarci grosse sorprese. Però vorremmo far notare a papà Atif che se acquisti un coltello con la lama da 20 centimetri, o lo rubi a casa, te lo infili nello zainetto, lo sguaini nei bagni della scuola, rincorri il tuo compagno per “dargli una lezione” e affondi la lama nel corpo del malcapitato, avevi eccome il desiderio di ammazzarlo. Ovunque tu abbia mirato. Sostenere che “voleva ferirlo alla gamba” e ipotizzare che Abu si sia “seduto per parare il colpo e forse con questo movimento ha esposto il costato” sembra quasi incolpare il morto per aver cercato di difendersi dalla coltellata. Vedi? Se stavi fermo ti prendevi solo 20 centimetri di metallo nella coscia, e tutti felici e contenti.
Invece no. Anche perché “cercare di ferire alla gamba” chicchessia equivale a tentare di ammazzarlo. Per un motivo molto semplice: lungo la coscia corre l’arteria femorale che, se recisa, può portare alla morte del soggetto ferito in 5 minuti.
Giuseppe De Lorenzo, 20 gennaio 2026
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