
Il giochino si è rotto: gli enfant prodige della sinistra, gli attivisti delle piazze, gli Albanesiani radicali hanno alzato il livello a tal punto da attaccare persino gli esponenti del Pd. Ad Emanuele Fiano, ex deputato dem, è stato impedito di tenere una conferenza presso l’Università Ca Foscari di Venezia: un gruppo di manifestanti Pro-Pal ha occupato il luogo al grido di “Fuori i sionisti dalle università”, di fatto silenziando un individuo schierato dalla parte dell’emiciclo che difende loro, i loro guru e i loro ideali.
C’è chi ha lanciato l’allarme e lo sostiene da tempo, chi forse invece lo sta realizzando solo ora: i Pro-Pal hanno nel loro nucleo un’ideologia marcia, che ripudia qualsiasi libero confronto e scambio di opinione costruttivo. Costituiscono un terreno fertile per l’islamismo radicale, che prospera dentro le manifestazioni un po’ per ignoranza dei partecipanti (che probabilmente per la maggior parte non sanno neanche cosa significhi “dal fiume al mare”) un po’ perché giocare a fare i rivoluzionari contro l’ordine occidentale oggi è da ganzi.
Il problema (per la sinistra) è che ormai la situazione è talmente fuori controllo che oggi le organizzazioni giovanili radicali si rivoltano perfino contro il PD, contro il partito che li ha difesi e legittimati. Perché quando anarchici e islamisti vari minacciano Capezzone, Cerno, altri giornalisti o politici liberali, la sinistra fa silenzio o al più rilancia qualche lavativo messaggio pro forma di condanna del gesto. Quando a Parenzo viene impedito di tenere una conferenza, già qualche sparuta e flebile voce di condanna si alza.
Ma dopo che viene silenziato anche un membro del Partito Democratico, cosa succede? Succede che arrivano fior fior di esponenti della sinistra e stigmatizzano il gesto senza se e senza ma, senza giustificazioni di alcuna sorta. E allora è impossibile non chiedere a questi figuri che oggi si ergono a paladini del free speech dove sia finita la loro coerenza, la loro determinazione, il loro spirito combattivo.
L’unica speranza è che gli esponenti del PD e della sinistra tutta abbiano forse capito di aver esagerato. Di aver polarizzato la situazione palestinese a tal punto da creare un clima infame, un virus antidemocratico che colpisce, indistintamente dal colore politico, chiunque ritiene di poter esprimere un’opinione.
Ma oggi è troppo tardi per redimersi, per dissociarsi, per dire di non essere coinvolti. I Pro-Pal sono figli allattati per mesi da una sinistra disperata che pur di cercare di ottenere qualche consenso non ha avuto paura di trovare un caduco compromesso con gli estremismi.
Chi, come noi, da tempo dice di fare attenzione a loro, ai loro maestri come Francesca Albanese che si sottrae al dialogo o umilia l’interlocutore sfruttando i suoi ultras (vedasi intemerata contro il sindaco di Reggio Emilia), al loro mondo che si professa transfemminista ma che poi è totalmente invischiato nell’islamismo più becero, oggi guarda alla notizia della contestazione a Fiano sapendo che era inevitabile. Ma ha l’onestà intellettuale di condannare il gesto senza se e senza ma, perché la libertà d’idee non deve avere colore politico.
Chi invece, come il PD, ha allevato il fenomeno Pro-Pal sperando che non potesse mai ribellarsi, si sbagliava. E ora ha un enorme problema tra le mani.
Alessandro Bonelli, 29 ottobre 2025
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