Politica

Altro che maranza, per Sala il problema di Milano sono i fascisti

Il sindaco della città meneghina sposta di nuovo l'attenzione, per lui le strade sono piene di camicie nere

Sala Milano Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La microcriminalità imperante, tale da suscitare timore a chi decide rimanere in giro dopo l’orario d’ufficio. Le violenze, sessuali e non, in forte aumento negli ultimi anni tra le strade. Lo stato di anarchia che vige in stazione centrale, dove persino le forze dell’ordine ormai sembrano essere rassegnate alla triste realtà delle cose. L’impossibilità di girare con un orologio di medio valore (un ragazzo di poco più di 20 anni, in pieno centro, è stato quasi ucciso a martellate sul cranio per un Tudor da 3mila euro, non certo un Richard Mille…) senza mettere in preventivo di rischiare la pelle. Ronde di maranza nei quartieri, dove gli immobili vengono venduti a 10mila al metro quadro, che rendono una via crucis qualsiasi percorso a piedi. Nei jeans dei ragazzini, più coltelli che portafogli.

Chi vive o si trova spesso a passare da Milano per i più disparati motivi, leggendo il paragrafo precedente, avrà sicuramente pensato che si tratta di un elenco di situazioni reali di degrado e abbandono che andrebbero celermente risolte, alla luce sia dei prossimi impegni internazionali che vedono Milano protagonista, come le Olimpiadi, sia soprattutto perché i cittadini si sentono vessati e inascoltati.

Ebbene, chi legge può tirare un sospiro di sollievo: quelli sopra non sono in alcun modo i problemi di Milano, sono solo fandonie studiate ad arte dalla cattivissima destra. È tutto nella testa di chi si fa impaurire, tutta una mera percezione. Questo almeno stando a quanto afferma il grande e irreprensibile sindaco Beppe Sala, che è tornato a illuminare le nostre menti reazionarie e paranoiche e ha chiarito il vero problema di Milano: le strade piene di fascismo.

Sì. L’ha detto davvero. Durante la commemorazione per la strage di Piazza Fontana, Beppe Sala ha tenuto un discorso pubblico (cosa ormai piuttosto rara considerata la sua reticenza, negli ultimi tempi, nel dialogare con stampa e cittadini) nel quale ha realmente citato il fascismo come problema cruciale e dirimente della città di Milano. Francamente, uscendo la sera, il milanese medio ad oggi ha molta più probabilità di beccarsi una baby gang che gli chiede contanti e telefono piuttosto che una squadraccia fascista. E questo Sala lo sa, lo sa bene, ma finge di non saperlo. Il sindaco sa che il fascismo è morto e sepolto, che quel manipolo di coloriti nostalgici del pelatone in Italia non arriva alla percentuale del residuo fisso di un’acqua oligominerale e che pertanto questi signori non mettono a repentaglio la città di Milano.

Lo sa, ma il termine “fascismo” è il deus ex machina della sinistra senza argomenti, battaglie e identità. E siccome Sala ha tante gatte da pelare, si rifugia sistematicamente, come tutti i suoi compagni di partito, nell’antro dell’antifascismo. Il problema è che questa storia ha stancato davvero tutti. Chiunque a Milano sa che la costituzione non è in pericolo, chiunque sa che gli anticorpi della nostra democrazia funzionano meravigliosamente, chiunque sa che il fascismo è una storia anacronistica, retrograda, inapplicabile.

Chi vive la città, anche fra gli elettori di sinistra, dinnanzi a quelle parole avrà certamente avuto un travaso di bile. Perché davvero si può attenuare l’imbarazzante condizione di Milano, si può parlare di percezione, si può dire alla destra che spesso fa allarmismo spicciolo senza parlare di soluzioni; ma parlare di pericolo fascismo quando la sicurezza della città è ridotta a un colabrodo è un insulto vergognoso all’intelligenza della cittadinanza che Sala dovrebbe rappresentare.

Alessandro Bonelli, 17 dicembre 2025

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