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Amadeus a Sanremo colleziona figurine: ci mancava Egonu

L’annuncio del presentatore del prossimo Festival di Sanremo: come co-conduttrice arriva la pallavolista. E ci sarà pure Zelensky

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Due sono gli argomenti in cima ai telegiornali di stato e sono due eterni ritorni: quello di Sanremo e quello di Fiorello, si può star certi che accada quel che accada, invasioni, inondazioni, pandemie, carestie, dovesse pure scoppiare la terza guerra mondiale i notiziari di regime vi diranno: ma prima, sentiamo le ultime novità dal Festival e da Viva Rai Due. Ama e Fiore, Fiore e Ama, Ama il Fiore in saecula saeculorum. Poi si vanno sempre più assomigliando, davvero l’amicizia rende siamesi, sarà l’aria della Rai, quella brezza di ricchezza, di privilegio che è dato respirare a chi ha successo perché sa come non rompere mai i coglioni a nessuno; artisti, sì, ma dell’equilibrismo con sotto la rete del potere, che non è quello dei governi che passano ma dei mammasantissima che restano.

Oggi toccava al gemello veneto, ma sentiamo cosa ha da dirci Amadeus, ci sono immani sorprese per tutti noi: e Amadeus spara, dopo la influencer che fa beneficenza, altre due coccoconduttrici, la pallavolista Egonu e l’attrice engaée Francini. Due che si piacciono molto e che potrebbero a buon diritto scippare a Big Nose il suo celebre grido di battaglia: “Sono io sono io”. Ora, passi per l’altra Chiara, Francini, che fa l’attrice, fa la conduttrice, non che sia ancora pienamente uscita dalla dimensione Wikipedia – aspetta, fammi un po’ vedere questa che ha fatto nella vita -, comunque dovrebbe essere in grado di cavarsela su un palco a presentare. Ma la Madonna Nera di Cittadella? Che c’entra con una rassegna di canzonette banali? Che fa, le schiaccia, le annuncia in bagher? E poi non avevamo già avuto l’epifania sanremese un anno fa, due anni fa, all’Ariston si perde la cognizione del tempo, tanto son sempre gli stessi che eternamente tornano?

Sì, ma non prendiamoci in giro: il festival a immagine e somiglianza di Ama prevede ospiti, veline, vallettine in tinta. Egonu viene presa e ripresa in ragione di chi è, di come è, di quello che potrà dire o meglio le metteranno in bocca. Per esempio, potrebbe perorare o addirittura imbarcare il compagno Soumahoro o, se quello al momento non è spendibile, almeno la moglie, già in fama di martire tra gli apostoli del garantismo hardcore, poveretta, le hanno anche falsificato la firma sui conti.

Pure Francini, però, non scherza. Il suo è il tipico percorso artistico-culturale-politico a tutta prova: molta roba militante, ideologizzata, a volo d’uccello Fo & Rame, Aldo Braibanti, partigianato & la Stampa, femminismo & diritti, migrantismo & ONG, con generose spruzzate di genderismo. Quel che si dice una carriera attentamente selezionata. Selezionata nella scia del Piddì. Anche da lei ci si attendono sermoni di politicamente corretto, cioè insostenibilmente ipocrita, cioè desolatamente banale, in dosi da cavallo.

Voilà, non giriamoci intorno: tutto nell’AmaFestival deve andare al posto giusto, è uno spettacolo che annoierà le genti ma verrà molto apprezzato da Mattarella, dal Nazareno o quel che ne rimane, dal giornalista unico che scrive sul giornale unico una narrazione unica improntata a verità a senso unico: pura propaganda, e pazienza se la scemenza delle canzonette gracidate negli stagni fa rima con la beneficenza pubblicitaria della Ferragni. Anzi meglio: l’intento festivaliero è quello di offrire un microcosmo a tenuta stagna, dove l’unico colore è l’arcobaleno, dove i sentimenti sono tutti croccanti, fragranti, melassosi, giulebbosi, dal sapore di Che tempo che fa; dove non è prevista nessuna alternativa, la realtà coincide col reame della favola rivierasca in cui tutti si Ama(no), la pace è bella, la guerra è male, le vittime tutte da una parte, i carnefici dall’altra e anche quelli di destra, in fondo in fondo, sono di sinistra solo che non lo sanno. Ma basterà convincerli e Sanremo serve anche a questo. Pare che alla fine ci sarà pure Zelensky in collegamento da Kiev, come annunciato da Bruno Vespa.

Non c’è pretesa di veridicità, neppure di empatia col pubblico, si procede con l’arroganza del potere, a carrarmati di inclusività, quando occorre con punte di rara, ma impunita, volgarità: ve la ricordate la scenetta con Ama e Fiore, tutti spasmi e attacchi a perculare i “novax”? Nessuno in sala fiatò, sulle testate di regime la gag miserabile fu spacciata per uno sprazzo di genialità. Nessuno chiese scusa a nessuno (e nessuno la chiede oggi, che, alla prova dei fatti, sarebbe ancor più opportuno).

Allora ricapitolando abbiamo: un conduttore senza ironia, senza guizzi, clamorosamente inflazionato, ma funzionale alla sovrastruttura; un pugno di cococonduttrici zdanoviane; una pletora di cariatidi o di giovani ectoplasmi, tra i quali almeno una che finse di sierarsi, partecipando abusivamente un anno fa, indagata per falso ma già “perdonata” perché, una volta sgamata, s’è precipitata a pentirsi sparandosi in una volta sola tutto ciò che aveva evitato in vent’anni di vita a partire dalle pozioni oggi di gran moda. O almeno così lei giura. Adesso aspettiamo i prestigiosi ospiti, ma insomma non è che andremo molto lontano: Sanremo è Sanremo, per dire Festival, sì, ma più delle marchette, delle telepromozioni, della Rai che celebra se stessa; i motivetti lagnosi dei succedanei d’artisti, rigorosamente non binari, sono solo la panna che monta tutto quanto. Adesso, perdonateci, colleghiamoci col mondo, che stanno capitando alcune cose un po’ secondarie, ma, che volete, tocca pure raccontarle. Voi però non vi preoccupare, ce la sbrighiamo in pochi minuti poi torniamo da Big Nose Love, che ha sempre calde nuove infinite, inaudite, lussureggianti conferme a guisa di sorprese da regalarci.

Max Del Papa, 15 gennaio 2023