Politica

Antifascista disperato

Ogni crisi è colpa della “destra cattiva”. Ma gli italiani non abboccano più: la crociata ideologica regala voti alla Meloni.

Elly Schlein critica l'operato di Giorgia Meloni Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Non c’è molto da stupirsi se Elly Schlein, al congresso del Pse, ha sparato a zero contro l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, sostenendo che “quando governa l’estrema destra la libertà è a rischio”. In realtà la linea “allarmi son fascisti” sta caratterizzando in tutte le sfumature il Partito Democratico da quando ne ha preso sorprendente la guida una radicale a tutto tondo, la quale in breve tempo è riuscita nell’impresa di annichilire ogni forma residia di moderazione presente in questa amletica forza politica. Tutto ciò unito ad una sorta di riproposizione dell’antico motto popolaresco secondo il quale se “piove il governo è sempre ladro”.

Infatti, c’è un molto presunto genocidio a Gaza? La colpa è della Meloni e dei suoi ministri. Un poveraccio sotto sfratto – sebbene la causa principale dei suoi problemi derivasse dal vizio del gioco – si getta dal sesto piano? La responsabilità è del governo di “estrema destra” perché non farebbe nulla per il problema abitativo. Mettono un ordigno nell’auto del giornalista Ranucci? Ovviamente, quasi all’unisono, le grancasse mediatiche e intellettuali vicine al Pd se la prendono con il clima intimidatorio che starebbe creando questa destra brutta, sporca e cattiva. Insomma, parafrasando una celebre canzonetta interpretata da Antoine e Gian Pieretti, che spopolò nel festival di Sanremo del 1967 (manifestazione rimasta celebre per l’apparente suicidio di Luigi Tenco), se il governo lavora gli tirano le pietre, se non fa niente gli tirano lo stesso le pietre. Al mondo non c’è mai qualcosa che gli va – alla sinistra radicale – e pietre prenderà senza pietà. E sarà così finché vivrai.

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C’è solo un piccolo problema. La gragnola di pietre che metaforicamente la Schlein sta lanciando contro la Meloni e i suoi alleati rappresenta, al netto di ciò che sta effettivamente realizzando nei fatti l’attuale maggioranza, finora si sta traducendo in una corposa assicurazione elettorale per chi occupa la stanza dei bottoni. Tant’è che, cosa mai accaduta in tutta la cosiddetta seconda Repubblica, il tasso di gradimento della presidente del Consiglio è rimasto inchiodato ad un livello molto alto oscillando intorno al 45%. Evidentemente la linea strumentale dello scontro ideologico e tutto campo e del no a tutto a prescindere non sembra piacere alla maggioranza silenziosa degli italiani, i quali magari non scendono rumorosamente in piazza ma poi discretamente votano e pesano.

Claudio Romiti, 20 ottobre 2025

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