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Appendino al bivio, Hamilton vegano

Appendino al bivio, Hamilton vegano

1 “Appendino al bivio. Torino senza un’idea di futuro”. La domanda posta dal bell’articolo di Luigi La Spina (“Dov’è finita quella retorica di città che aveva allargato la sua vocazione manifatturiera al turismo, alla cultura, …?”) è sacrosanta.

La risposta brutale, fino alle lacrime (mie), mi è chiara, l’ho scritta molte volte: quella retorica era fuffa. Torino, da secoli, è una company town, prima dei Savoia, poi di Cavour, poi degli AgnelliMussolini venne solo un paio di volte, fu accolto con un assoluto disprezzo silente (mio papà, sotto la pioggia battente al Lingotto, era stato costretto ad essere presente per fare massa). Non ci tornò più.

I Sindaci di Torino si identificarono sempre con il “padrone” di turno: CavourGiovanni AgnelliVittorio Valletta. Dagli anni Settanta le funzioni di sindaco le svolse una Cupola (Fiat, San Paolo, Pci) con ragazzi spazzola della sinistra a eseguire direttive con tanto di fascia tricolore. A sua insaputa è anche il caso di Chiara Appendino.

L’ultimo Sire, Sergio Marchionne (il più grande deal maker su piazza) per non demotivare i ragazzi spazzola ha nascosto loro, durante interminabili partite a scopone, la verità: Torino non sarà mai più una company town, perché non fu Fiat, come pareva, a comprare Chrysler ma Chrysler a comprare Fiat, oltretutto con i quattrini del contribuente americano (garante Barack Obama), quindi la sua città di riferimento sarebbe stata Detroit, la sua borsa Wall Street. Così è avvenuto. A Torino sono rimasti qualche stabilimento di archeologia industriale da trasformare in futuri spazi museali. Al solito la dura realtà banalizza la sofisticazione intellettuale della politica.

2 “Uomo e donna siano alleati. No all’utopia della sessualità neutra”. Finalmente un discorso del Papa nell’alveo di quelli magici di Benedetto XVI. Finalmente un discorso che mi ha evitato di arrampicarmi sugli specchi scrivendo a seconda dei casi Papa Francesco o Papa Bergoglio. “Utopia del neutro” e “cultura egolatra” sono locuzioni affascinanti. Credo che la chiave del successo del rapporto uomo-donna stia proprio nell’allenamento, visto che nessuno dei due, singolarmente, è atto a fare alcunché di positivo, specie verso i bambini: ci vuole la famiglia.

3 “No gender, no cry, l’arte a corpo libero”. Chissà se i prelati della Pontificia Accademia per la vita hanno visto la mostra “Trigger: Gender as a Tool and a Weapon” al New Museum di NY di artisti dalla identità e dalla visione “liquida”. Pare che i millennial siano ormai abituati a scegliersi il proprio pronome personale di riferimento, al di là di qualsiasi loro conformazione anatomica. I prelati ne avranno preso nota? Sarà Instagram la piattaforma visiva che farà loro da specchio?

4 “Bastano 1.500 € per estinguere il reato di stalking”. Ora comincia la solita sarabanda dei salotti della politica e dei media che se la prendono con i magistrati, fingendo che questi siano colpevoli delle loro malefatte legislative, mentre loro “devono” solo applicare la legge. In questo caso, oltretutto una legge appena fatta. Altra conferma che la politica è “execution” o non è. Il ministro Orlando e la presidente della Commissione Ferranti chiederanno scusa?

5 “A Usseglio (Torino) si festeggia la “Desarpà”. Desarpà è un termine franco-provenzale usato per indicare la transumanza di ritorno dai pascoli alpini. In primavera erano partiti pieni di entusiasmo e di speranze, ora, sia uomini che bestie, tornano felici alle proprie case e stalle. Fin che ci sarà il “Descarpà” la miserabile gig economy non trionferà.

6 “Ishiguro, il Nobel dell’umiltà: pensavo a uno scherzo”. Giusto atteggiamento verso un premio da un trentennio ormai ridicolo, da quando cioè non lo hanno dato a Borges ma a Fò, a Dylan, facendolo diventare uno Strega qualsiasi.

7 “Hamilton: lotto per il titolo ma ora sono diventato vegano”. Mi sfugge la consequenzialità. E se Vettel diventa vegano più avanzato, cioè un crudista, cosa può succedere? 

Riccardo Ruggeri, 7 ottobre 2017

 

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