Armi, green, profughi: l’Occidente fa un bagno di realtà

La guerra in Ucraina ci ha messi di fronte alla realtà. Non possiamo permetterci soltanto il “green”

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La guerra ci sta facendo fare un bagno di realtà. Soprattutto a quell’Occidente europeo che ha ritenuto che il «pasto della pace» fosse gratis.

Il primo schiaffo di realtà lo abbiamo preso rendendoci conto che la Difesa europea non è una barzelletta. E che se i nostri vicini di casa non vogliono combattere per la libertà degli ucraini, non si capisce bene perché lo debbano fare gli americani. Stiamo dunque riarmando la Germania, che non è esattamente una buona idea. Correndo un grande rischio. E stiamo scoprendo che Finmeccanica la possiamo anche ribattezzare Leonardo, ma la sostanza non cambia: le produzioni belliche sono ancora necessarie. Siamo al paradosso che odiamo tanto le armi, da non volerle più produrre, da toglierle dagli indici di rispettabilità finanziaria (i cosidetti esg) ma consideriamo un obbligo morale inviarle ai civili ucraini.

Ci siamo resi conti che il carbone è cattivo, ma che anche Putin non scherza. Non che le cose andassero meglio con gli autocrati di mezzo mondo che forniscono combustibili fossili, da Africa e Medio Oriente. Insomma il bagno di realtà ci sta dicendo che l’energia ci serve, ma che forse ad ascoltare troppo Greta ci leghiamo mani e piedi non solo ad una descrescita felice, ma ad una morte economica. La benzina non viene usata solo per le molotov della resistenza a Kiev, ma anche per far girare l’Occidente, che non può permettersi la bella, pulita e costosa energia green.

Un bagno di realtà ci sta facendo capire cosa voglia dire scappare da una guerra. In fila ci sono vecchi, donne e bambini che entrano in quei paesi confinanti, si pensi alla Polonia, tanto detestati da quattro burocrati brussellesi sazi dei loro piatti di coquillage. Una foto ben diversa da quelle migrazioni di giovani ventenni che accogliamo in Italia. Questi ultimi scappano, legittimamente, dalla povertà o in cerca di successo economico: un paese che combatte lo stiamo vedendo oggi ai confini con la Polonia, non a Lampedusa.

Infine un bagno di realtà per una classe dirigente occidentale che si è occupata di tutto e ha capito niente. È stato geniale Giulio Tremonti a ricordare come la riunione di giugno del G7 abbia partorito fiumi di parole sui problemi gender e solo qualche righetta sia stata dedicata alle tensioni ucraine. Parliamo di transizione ecologica e non ci siamo resi conto della dipendenza europea da un solo fornitore, parliamo di digitalizzazione e non abbiamo capito che le truppe russe non si sarebbero accontentate del Donbass, parliamo di semafori per giudicare i nostri alimenti e non abbiamo capito che il grano e l’olio di semi avrebbero scarseggiato.

La guerra in Ucraina ci ha riportato con i piedi per terra. E l’atterraggio è stato duro.

Nicola Porro, Il Giornale 2 marzo 2022

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