Cronaca

Arresto Tony Boy, il problema è chi lo idolatra

Droga, armi, violenza e ostentazione diventano modelli per migliaia di giovani: il caso del rapper arrestato

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Della vicenda di Tony Boy, il cantante arrestato, non mi stupisce il fatto che fosse in possesso di droghe e di un’arma detenuta illegalmente. Mi sorprende o, meglio ancora, mi scandalizza, il fatto che un soggetto del genere abbia 1 milione di “followers” su Instagram. Si tratta di seguaci praticamente tutti italiani, visto che all’estero non lo conosce nessuno.

La domanda che sorge spontanea è la seguente: che generazione si sta crescendo, in Italia? La musica è uno dei principali riscontri del valore culturale e umano di una società. La deriva attuale riguarda anche altre aree dell’espressione intellettuale della nostra nazione, in un contesto di generale declino.

Si è totalmente ribaltato il paradigma. Ad essere da esempio, oggi, non sono più gli uomini di valore. Si ricerca invece l’arroganza, la violenza, i soldi, le droghe, le armi, il sesso. In poche parole: ignoranza, spettacolarizzazione ed ostentazione. Le giovani generazioni vedono, nel loro più che legittimo luogo di sfogo e consolazione, questi come i propri valori cardine. Il che è grave: è indice di una generazione intellettualmente povera, ma soprattutto debole. Davvero troppo debole. E che cerca di essere “forte” a tutti i costi, in modo falso, nascondendosi dietro queste derive.

Oltre ai valori, che sono l’aspetto principale, si è perso poi il gusto per la vera musica. Tony Boy viene esaltato per essere un cantante in cui i giovani si ritrovano in quanto a tematiche come disturbi psicologici, dipendenze da droghe o alcol, solitudine e riscatto sociale. Sono tutte tematiche molto care a diversi artisti del passato. I quali incarnavano, però, valori umani completamente differenti, ed avevano uno spessore artistico di altro livello rispetto a quello odierno. Probabilmente quasi nessuno di quel milione di “followers” di Tony Boy avrà mai sentito parlare di Chester Bennington, cantante dei Linkin Park. Uno di quelli che, come molti anche in Italia, ha espresso la durezza e la sofferenza della propria vita attraverso la propria, meravigliosa, arte.

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Come conclusione, prima di criticare la classe politica e i governi (spesso giustamente), sarebbe bello che ogni italiano facesse un’autocritica sul proprio contributo intellettuale e umano nella società. A partire dai piccoli gesti, come le scelte musicali o i valori trasmessi alle nuove generazioni. Scopriremmo che la nostra classe politica altro non è che espressione di noi stessi e della nostra società. Non viceversa.

Flavio Maria Coticoni, 27 agosto 2026

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