Quattro grammi di cocaina, otto di hashish, una bilancia di precisione e una pistola calibro 6.35 con la matricola limata, il caricatore già pieno e altre quarantuno munizioni sparse per le stanze. È quanto la Polizia di Stato ha trovato all’alba di sabato 22 agosto nell’appartamento milanese di Antonio Hueber, 26 anni, il rapper padovano che il pubblico conosce come Tony Boy. Mentre gli agenti aprivano cassetti e armadi, lui trasmetteva tutto in diretta al suo milione di follower. Il video è diventato virale in poche ore, ma non gli ha risparmiato il trasferimento a San Vittore con l’accusa di detenzione di droga ai fini di spaccio e di armi clandestine.
Dal controllo del suv alla perquisizione in casa
Tutto è nato da un controllo di routine. Poco dopo le cinque una Volante dell’Ufficio prevenzione generale è passata da piazza Ferravilla, tra corso Monforte e Città Studi, e ha notato un suv con due persone a bordo. Alla richiesta dei documenti i due hanno risposto di averli lasciati in casa, sono scesi, hanno raggiunto il portone dell’edificio di fronte e si sono chiusi il cancello alle spalle. Poi si sono riaffacciati dal balcone, correggendo la versione: i documenti erano in auto.
Tornati al mezzo, i poliziotti lo hanno perquisito e vi hanno trovato nascosto un involucro di cocaina. Nel frattempo è emerso che il passeggero, un cittadino sudanese di 32 anni, aveva precedenti per stupefacenti. A quel punto il controllo si è esteso all’abitazione: davanti alla porta i due hanno tentato di sbarrare il passo, senza riuscirci.
“Fatemi vedere il mandato”: la diretta avviata dal rapper
Durante la perquisizione Hueber ha avviato la diretta su Instagram. “Oh ragazzi, sono con 15 sbirri in casa, stanno perquisendo tutto. Dove’è sto mandato?“. Agli agenti che gli chiedevano di interrompere il collegamento ha risposto: “Mi riprendo da solo e non sto riprendendo voi, ma non ho capito perché siete a casa mia”. L’avvertimento è arrivato esplicito, “sarai anche denunciato per quello“, ma non ha prodotto effetti: “Ma denunciatemi, che me ne frega”, ha replicato il 26enne, senza spegnere il telefono. Nel filmato sono finiti volti e voci degli operatori impegnati nella perquisizione, ed è da lì che nasce la contestazione di trattamento illecito dei dati.
Il conto del sequestro: un arresto e tre denunce
Il rinvenimento che pesa di più sul piano penale non è quello degli stupefacenti ma dell’arma: una calibro 6.35 con la matricola abrasa, quindi non riconducibile ad alcun proprietario legittimo, pronta all’uso con sette colpi nel caricatore e con altre quarantuno munizioni a disposizione in casa. Circostanza che ha trasformato un controllo antidroga in un’ipotesi di detenzione di armi clandestine e che ha portato sul posto le unità cinofile della polizia locale e gli artificieri antiesplosivo della questura.
Hueber è stato quindi portato a San Vittore per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e detenzione di armi clandestine. A suo carico anche tre denunce in stato di libertà: resistenza a pubblico ufficiale, ricettazione e trattamento illecito dei dati. Denunciato per resistenza anche il 32enne che era con lui. Il rapper è stato ascoltato dal pubblico ministero di turno in attesa della decisione sulla convalida dell’arresto. Saltata l’esibizione prevista la sera stessa in una discoteca del Mantovano, in pieno tour nei palazzetti.
De Corato (FdI): “Un fatto grave, bene l’intervento della polizia”
Sul fronte politico è intervenuto Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia ed ex vicesindaco di Milano, che ha parlato di “un fatto grave” e insieme di una conferma dell’utilità dei controlli quotidiani. “Saranno la magistratura e il processo ad accertare le responsabilità dell’indagato”, ha premesso, prima di spostarsi sul piano della sicurezza: “Il rinvenimento di un’arma clandestina insieme a sostanze stupefacenti conferma quanto sia necessario mantenere alta l’attenzione sul contrasto alla diffusione di droga e armi illegali a Milano“.
Nella nota ha elencato i servizi interforze dei mesi scorsi, dai 312 operatori impiegati a Rogoredo il 19 giugno ai 194 schierati il 30 luglio tra Baggio e Giambellino, fino alla proroga dei presidi mobili al Gratosoglio decisa dalla Prefettura il 12 agosto, chiedendo al Comune un impiego più incisivo della polizia locale sia nei servizi coordinati sia nel presidio quotidiano dei quartieri.
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