Non è un militante deluso né un avversario esterno: a mettere per iscritto il disagio della Lega è Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario lombardo, uno dei dirigenti che il partito lo conosce dall’interno. Dal palco della Versiliana, a Marina di Pietrasanta, ha spiegato che nel Carroccio “la dirigenza è un po’ scollata dal mondo reale”.
Il nodo dello spazio politico: “Schiacciati tra Meloni e Vannacci”
Il ragionamento di Romeo va oltre l’umore dei quadri e tocca la collocazione strategica. La Lega, ha osservato, “è sempre di più schiacciata sulla destra. Ma a destra c’è la Meloni storicamente, e poi Vannacci che è un personaggio nuovo. Come facciamo a trovare spazio? Rischiamo di diventare la brutta copia“. In un’area già occupata da un partito maggioritario e da una figura capace di intercettare il voto più radicale, la corsa a destra non produce consensi aggiuntivi ma sovrapposizione. Da qui il richiamo alle origini: “Noi storicamente siamo qualcosa di diverso“.
“Due anni a spegnere incendi”
Il passaggio più concreto riguarda la macchina organizzativa. Romeo ha collegato le difficoltà del partito al malumore dei militanti con una immagine che racconta il lavoro quotidiano della dirigenza: “da due anni cerchiamo di spegnere incendi. Non sapete che fatica abbiamo fatto a organizzare la manifestazione a Milano ma anche Pontida“. Il riferimento al raduno che da sempre rappresenta il rito identitario del Carroccio è il segnale più eloquente: quando mobilitare la base costa fatica, il problema non è di comunicazione ma di tenuta.
Fontana difende la linea lombarda
Intervistato accanto a Romeo, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha risposto alle critiche che gli arrivano anche da dentro il partito per le sue periodiche frizioni con l’esecutivo. La replica rivendica un modello: “La Lega dei territori polemizza anche col governo, se necessario, per far sentire le proposte che abbiamo”. È la riaffermazione del profilo autonomista e amministrativo contro la torsione nazionale, la stessa faglia che percorre il dibattito interno da mesi.
Cosa resta sul tavolo del Carroccio
Il quadro che esce dalla Versiliana è quello di un partito che discute apertamente della propria collocazione a pochi mesi da appuntamenti elettorali significativi, con una dirigenza descritta come distante dalla base e una linea nazionale contestata da chi amministra i territori. Le parole di Romeo, pur non essendo una rottura, fissano i termini della questione: capire se la Lega possa tornare a essere “qualcosa di diverso” senza rinunciare al posto conquistato nella coalizione.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


