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Artemisia, la regina corsara che consigliava il Re dei Re

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Scusate se ogni tanto mi permetto di scantonare dalla politica spicciola per rifiatare. Qualcuno ci si appassiona, lo so, ma per il 90% dei casi si tratta di scrutare e commentare miserie umane e i corrispondenti miserabili. Perciò, oggi parlo di un film e un libro. Avete visto 300 al cinema (o in casa in streaming)? Sì, l’epopea degli spartani alle Termopili guidati da Leonida. Non molto storico, era tratto da un fumetto di culto, graphic novel come dicono gli americani. Di penna e pennello di Frank Miller, il comic artist che negli anni Ottanta rilanciò alla grande Batman. Avendo egli immaginato gli spartani combattere a petto nudo, il regista costrinse gli attori a farsi venire la tartaruga in palestra.

C’erano un Serse scultoreo e pieno di piercing, gli Efori schifosi e un Efialte freak. Ma ricalcava il fumetto ed ebbe successo, così come ne hanno i film tratti dai fumetti quando si vietano le licenze poetiche. Per esempio, Batman al cinema è diventato tutto nero, con un costume che, a furia di variazioni per esigenze di merchandising, non si capisce più di che diavolo stiamo parlando. Ma torniamo a noi. Il successo di 300, al grido di piatto ricco etc. generò il sequel, L’alba di un impero. Vi si parlava della battaglia di Salamina (480 a.C.) e del suo vincitore Temistocle. Epperò, l’attore che faceva Leonida era ben truccato all’uopo con una barba alla greca, mentre Temistocle aveva la faccia di uno qualsiasi. Meglio caratterizzata la co-protagonista, Artemisia, interpretata da un’attrice già nota per i ruoli disinvolti. Ma se Leonida e Temistocle e Serse sono esistiti davvero, anche Artemisia? La riposta è sì, ed è qui che soccorre un libro, Artemisia. La regina corsara, di Lorenzo Braccesi (Salerno, pp. 120).

Il libro insiste parecchio sull’eccezionalità di questa donna che, malgrado la misoginia dei tempi e dell’ambiente, riuscì a diventare consigliera di Serse, il Re dei Re. Ma, strizzate d’occhio al femminismo a parte, Artemisia era davvero una sorta di ammiraglio nella flotta persiana. E pure astuta e senza scrupoli. Non esitava nemmeno di fronte alle tattiche corsare. Infatti, sulle sue navi c’era sempre sottocoperta un camuffamento da tirare fuori e adattare alla circostanza. Non si pensi a bandiere e granpavesi, no, a quei tempi le insegne erano polene o scudi lungo le murate. Se doveva attaccare un nave greca, truccava il suo legno alla greca. Partecipò alla grande battaglia navale di Salamina e riuscì a cavarsela in modo ingegnoso e spietato: inseguita da una trireme greca, non esitò a speronare – e affondare – una nave della sua stessa flotta. L’inseguitore abboccò, pensò che la nave che inseguiva fosse alleata e virò di bordo abbandonando l’inseguimento.

Sappiamo molto di Artemisia grazie a Erodoto, il padre degli storici, ma solo perché quest’ultimo era di Alicarnasso (oggi Bodrum,  in Turchia). Infatti, Artemisia era regina di Alicarnasso e signora dell’isola dirimpettaia di Cos, avuta da Dario, padre di Serse. Aveva un figlio, pare: Pigres, poeta e autore della Batracomiomachia, titolo che a quelli che hanno fatto il liceo di una volta non suonerà nuovo; il nostro Leopardi scrisse infatti un Paralipomeni della Batracomiomachia (a me è rimasto impresso il titolo, anche se non l’ho mai letto). Per chi non sa il greco, è roba satirica, «lotta di rane e topi». Artemisia, con gran scorno dei generali di Serse che si vedevano surclassati da una donna, era ascoltatissima dal Gran Re.

Infatti, l’unica volta che non le diede retta, perse clamorosamente. Artemisia aveva sconsigliato di affrontare i greci in mare: Serse era superiore per terra, i greci sull’acqua. Non fu ascoltata, ma partecipò lo stesso allo scontro. Atene, meglio informata, aveva messo una taglia formidabile sulla sua testa. Che nessuno mai riscosse.

Rino Cammilleri, 1° dicembre 2022