Nel pomeriggio di venerdì 28 novembre, un gruppo di circa 100 manifestanti pro-Palestina ha fatto irruzione nella redazione de “La Stampa” a Torino, situata in via Lugaro. Gli attivisti si sono staccati da un corteo tenuto per lo sciopero generale e hanno forzato gli ingressi della sede del quotidiano. Il gruppo, composto anche da studenti e militanti di collettivi sociali, ha danneggiato l’edificio durante l’azione.
Le porte sono state scardinate, documenti e libri rovesciati, e muri imbrattati con scritte come “Free Palestina” e “Complici di Israele”. La redazione era vuota in quanto i giornalisti stavano partecipando allo sciopero nazionale per il rinnovo del contratto. Non si registrano feriti, ma i danni materiali sono significativi. Tra le azioni dei manifestanti, si segnala anche il lancio di letame contro i cancelli dell’edificio.
I responsabili identificati e denunciati
La polizia di Torino, con l’aiuto delle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza, ha identificato e denunciato 34 persone coinvolte nell’assalto. I responsabili sono riconducibili all’area antagonista, tra cui figure legate al centro sociale Askatasuna, oltre a studenti delle scuole superiori e universitari. Uno degli identificati, un sedicenne, era già stato coinvolto in episodi di violenza in ambito scolastico e ammanettato dalla polizia, scatenando le proteste dei soliti indignati speciali.
Secondo gli investigatori, l’irruzione non è stata un gesto nato spontaneamente durante il corteo, ma un’azione organizzata. Sui social erano stati pubblicati appelli per colpire la redazione de “La Stampa”, indicata come responsabile dell’arresto e dell’espulsione di Mohamed Shahin, un imam torinese.
Le dichiarazioni delle istituzioni e della politica
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso la sua solidarietà al direttore Andrea Malaguti e alla redazione del quotidiano, condannando fermamente l’irruzione. Anche il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha contattato Malaguti, definendo l’incidente un “fatto gravissimo” che merita una condanna totale. Meloni ha affermato che “la libertà di stampa è un bene da proteggere ogni giorno”.
Messaggi simili sono arrivati da altre figure istituzionali. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha parlato di “vile aggressione”, mentre il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha condannato l’attacco ribadendo che episodi simili nella città non possono essere tollerati. Politici di diversi schieramenti, come Mariastella Gelmini, Anna Maria Bernini e Carlo Calenda, hanno espresso solidarietà alla redazione.
I vertici del gruppo Gedi, proprietario de “La Stampa”, hanno sottolineato l’intollerabilità di episodi di violenza di questo tipo. John Elkann e Paolo Ceretti incontreranno la redazione e il direttore Malaguti per discutere misure di sicurezza potenziate. L’Usigrai ha definito l’assalto un attacco ai valori democratici e alla libertà di espressione.
Durante una riunione straordinaria del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, con la partecipazione di direttori di giornali locali, è stato deciso un rafforzamento della vigilanza alle sedi dei media presenti in città. Anche l’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, ha condiviso un messaggio di vicinanza alla redazione torinese, condannando l’attacco.
Dall’attacco sono emersi slogan violenti contro i giornalisti come “Terrorista, primo della lista”. L’assalto, programmato via social secondo le indagini, mirava a intimidire il quotidiano, accusato dai manifestanti di essere “compiacente” con la questura per la vicenda dell’imam Shahin.
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