Esteri

Attivisti in missione a Cuba? Alloggiano in hotel di lusso

Mentre l'isola soffre black out e assenza di carburanti, arrivano gli occidentali solidali ma comodi

Attivisti a Cuba Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Mentre Cuba sprofonda in una delle crisi economiche ed energetiche più gravi degli ultimi decenni, centinaia di attivisti occidentali arrivano a L’Avana per una missione di “solidarietà”. Ma lo fanno alloggiando in hotel di lusso e muovendosi su autobus climatizzati. È questa l’immagine – potente e controversa – raccontata dal New York Post, che parla apertamente di una “presa in giro del popolo cubano”.

Secondo il quotidiano americano, il cosiddetto “Nuestra América Convoy” ha portato sull’isola circa 20 tonnellate di aiuti umanitari, coinvolgendo attivisti provenienti da Europa e Nord America, tra cui anche volti noti del mondo politico e mediatico.

Il cortocircuito tra solidarietà e lusso

Il punto, però, non è solo la missione. È il contesto. Cuba oggi vive una crisi drammatica: blackout prolungati, carenza di cibo e medicine, sistema sanitario sotto pressione e infrastrutture al collasso.

In questo scenario, la scelta di soggiornare in hotel a cinque stelle ha scatenato la rabbia degli esuli cubani. Alcuni hanno parlato di “turismo ideologico”, altri di una vera e propria operazione di propaganda del regime. Il contrasto è evidente: mentre milioni di cubani vivono senza elettricità per gran parte della giornata, i visitatori stranieri documentano la loro “solidarietà” con connessione stabile e comfort occidentali.

La difesa degli organizzatori

Gli organizzatori respingono le accuse. Sostengono che l’obiettivo del convoglio sia esclusivamente umanitario e denunciano l’impatto delle sanzioni internazionali – in particolare quelle statunitensi – come principale causa della crisi.

La missione, spiegano, vuole rompere l’isolamento dell’isola e fornire aiuti concreti: pannelli solari, medicinali, generi alimentari.

Ma anche su questo punto restano dubbi: diversi osservatori temono che gli aiuti possano finire sotto il controllo diretto dello Stato cubano, senza raggiungere realmente la popolazione più in difficoltà.

Un simbolo della crisi cubana

La vicenda degli attivisti è diventata così il simbolo di una frattura più ampia: quella tra narrazione ideologica e realtà quotidiana.

Da una parte, la solidarietà internazionale e la denuncia delle sanzioni. Dall’altra, una popolazione che affronta razionamenti, proteste e una crisi sistemica sempre più profonda.

In mezzo, l’immagine – difficilmente difendibile – di delegazioni straniere che, mentre parlano di giustizia sociale, osservano la crisi cubana dalle suite di un hotel di lusso.

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