L’importanza dell’educazione finanziaria: formare per non escludere

"Un asse strategico per la tenuta socio economica del Paese". Intervista alla senatrice Maria Ida Germontani

4.6k 0
germontani_La7

Da anni impegnata nella formazione dei cittadini attraverso l’organizzazione di innumerevoli eventi e convegni istituzionali, convinta dell’importanza della cultura finanziaria, nonché tra i primi fautori della sua divulgazione – perché occorre partire dai cittadini, istruirli, affinché possano essere in grado anche solo di leggere un bando, valutare un investimento o interpretare un bilancio – la già senatrice Maria Ida Germontani risponde ad alcune domande sul tema.

DAMIANO PERRONS: Senatrice Germontani, quando è emersa nella sua esperienza istituzionale la consapevolezza che l’educazione finanziaria costituisce un asse strategico per la tenuta socio-economica del Paese?

MARIA IDA GERMONTANI: Va detto, in via preliminare, che l’educazione finanziaria non è un argomento settoriale perché fa parte di una complessità generale che è parte della cultura di una persona e del suo ruolo nella società. Posso dire che nella mia esperienza personale, prima alla Camera dei Deputati e poi al Senato della Repubblica, avendo fatto parte delle Commissioni parlamentari finanze e bilancio, ho sempre considerato l’educazione finanziaria come asse strategico per la tenuta socio economica del Paese.

Infatti il mio primo disegno di legge sulla specifica materia risale al 2008, quando nelle aule parlamentari non se ne sapeva nulla, mentre nel mondo reale il problema c’era e si cominciava sperimentalmente ad affrontarlo.

I veri ostacoli

DP: Quali criticità sistemiche e resistenze culturali ha riscontrato nell’ambito dell’attuazione di politiche strutturate di alfabetizzazione economico-finanziaria?

MIG: I veri ostacoli alla diffusione dell’educazione finanziaria sono da un lato di origine sociale e dall’altro di origine politica. Le politiche di alfabetizzazione fanno parte di una visione didattica che fino ad oggi è mancata nel nostro Paese. Fino a qualche anno fa parlare di educazione finanziaria era considerato controcorrente, come se privilegiare gli aspetti finanziari dell’attività economica fosse a scapito degli impegni sociali.

L’argomento era fortemente sottovalutato e veniva circoscritto all’insegnamento nelle scuole. Si era ben lontani dal concetto di “financial education” diretto a sensibilizzare i cittadini su come utilizzare al meglio gli strumenti finanziari a loro disposizione, indirizzare i capitali verso attività produttive e proteggere tutto il sistema dalle inevitabili erosioni dei processi inflattivi.

Il riconoscimento normativo

DP: Durante il suo mandato parlamentare, quali strumenti legislativi o iniziative regolamentari ha promosso o sostenuto per rafforzare le competenze finanziarie dei cittadini?

MIG: Come anticipato, nel 2008 ho presentato in Senato il primo disegno di legge “Disposizioni di educazione finanziaria”. L’importanza di questa iniziativa è stata quella di focalizzare l’attenzione sul tema, creare rapporti e sinergie con le tante iniziative già in essere e avviare quindi il processo che avrebbe portato ben 16 anni dopo al riconoscimento legislativo della educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale nell’ambito della legge 21 del 2024 sulla riforma del mercato dei capitali in Italia.

Il percorso dopo la presentazione del Disegno di legge ha visto molti passaggi collaterali che hanno portato a prevedere l’educazione finanziaria nello Statuto dell’ABI come anche tra le finalità del servizio pubblico nel contratto di servizio Rai e tante altre in collaborazione con la Banca d’Italia, la Consob, università e associazioni.

In sostanza un impegno costante su più fronti che ha posto al centro lo sviluppo della conoscenza della persona nella sua individualità rispetto ad una visione collettivistica della società.

Il ritardo italiano

DP: A suo avviso, quali fattori storici, istituzionali o formativi hanno contribuito al ritardo italiano nella diffusione di una solida cultura finanziaria rispetto agli standard europei?

MIG: Il nostro ritardo storico, a livello istituzionale e promozionale, è riconducibile ad una cultura complessiva che in parte potremmo definire provinciale e in parte anche ideologica. Il risultato inevitabile è stato l’allontanamento dell’Italia dagli standard europei e dal liberismo economico. Consideriamo, poi, che già nel 2008 Barack Obama aveva un consigliere per la financial education. Il che dimostra quale importanza è stata riconosciuta all’economia e alla finanza, indipendentemente dall’orientamento politico.

Cittadinanza attiva

DP: In più occasioni lei ha sottolineato il nesso tra consapevolezza finanziaria e cittadinanza attiva: in che modo un’adeguata formazione economica può incidere sul livello di partecipazione civica e democratica?

MIG: Educazione finanziaria e cittadinanza attiva sono due concetti strettamente connessi per la formazione di cittadini consapevoli, responsabili e partecipi nella società contemporanea.

Una buona educazione finanziaria potenzia la capacità dei cittadini di gestire le proprie risorse e quindi di essere più autonomi e meno vulnerabili; consente una oculata e responsabile gestione del risparmio; favorisce scelte responsabili anche per la collettività e, infine, aiuta a comprendere e influenzare le politiche pubbliche in ambito economico e sociale.

E la cittadinanza attiva, in quanto partecipazione consapevole dei cittadini alla vita pubblica, richiede a sua volta competenze economiche di base per partecipare in modo informato. E non dimentichiamo che la cittadinanza attiva è anche un dovere. Il potere e il dovere di ogni cittadino di contribuire alle scelte politiche che costruiscono il futuro.

Divario di genere

DP: Il divario di genere in ambito finanziario resta significativo. Quali leve ritiene prioritarie per colmare questo gap in termini di accesso e gestione autonoma delle risorse? Ritiene che l’empowerment finanziario femminile richieda un approccio didattico differenziato?

MIG: Senza dubbio il divario di genere, ancora oggi, penalizza le donne ed è un tema rilevante e attuale nell’ottica dell’educazione finanziaria che riflette le disuguaglianze esistenti tra uomini e donne nella conoscenza, gestione e pianificazione delle risorse economiche. Se è vero che la situazione attuale presenta molte differenze anche geografiche, è anche vero che ha conseguenze pratiche sul benessere economico e sull’autonomia delle donne.

Tutto quello che è da evitare è un approccio differenziato che penalizzerebbe le donne, perché risulterebbe discriminatorio nei confronti delle stesse. È indispensabile un approccio umanistico rivolto alla crescita culturale della persona come tale e non come donna o come uomo.

Un’epoca di trasformazione

DP: Se disponesse di risorse straordinarie e piena discrezionalità decisionale, quale iniziativa riterrebbe più urgente e trasformativa per innalzare il livello medio di educazione finanziaria in Italia?

MIG: Per innalzare il livello medio di educazione finanziaria in Italia è necessario un complessivo progresso culturale che consenta piena discrezionalità decisionale senza pregiudizi ideologici. Credo che valorizzare e potenziare la creatività umana debba essere un obiettivo ancora più sentito proprio in questa epoca di affermazione dell’Intelligenza Artificiale.

Perché bisogna comprendere che stiamo vivendo un’epoca di profonde trasformazioni destinate allo sviluppo complessivo della nostra società, se non debitamente governate. Il governo dell’IA nel mondo contemporaneo è una delle sfide centrali della nostra epoca perché riguarda non solo il controllo tecnologico, ma anche aspetti etici, sociali, economici e giuridici.

DP: Alla luce del suo pluridecennale impegno, ritiene vi siano stati elementi che abbiano limitato l’impatto trasformativo delle iniziative realizzate? In prospettiva, quali correttivi introdurrebbe per amplificare l’efficacia del suo operato nel campo dell’alfabetizzazione finanziaria?

MIG: Difficile stabilire una equazione tra le limitazioni che ci sono state fino ad oggi e le prospettive di allargare il campo dell’alfabetizzazione finanziaria. Viviamo in un contesto globale nel quale prevale il protezionismo come superamento della globalizzazione. Inoltre, non possiamo prescindere dai sorprendenti capovolgimenti dell’economia americana che per decenni ha offerto un modello di sicurezza e normalità per il resto del mondo.

Dobbiamo in conclusione vivere l’età contemporanea con grande realismo e crescente attenzione verso la cultura finanziaria. Oggi dobbiamo fronteggiare i dazi commerciali che la Casa Bianca impone all’Europa e al resto del mondo e le difficoltà politiche che derivano da una situazione di incertezza destinata a protrarsi nel tempo.

L’educazione finanziaria rimane una opportunità che va difesa e potenziata perché è indispensabile che rimanga valido il messaggio della crescita personale ed economica.

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version