Non solo bollette alle stelle, un inverno di possibili black out in tutta Europa

I traders si chiedono quando, non “se” arriveranno i black out: “Tenere le luci accese in Europa più difficile di quanto i governi siano disposti ad ammettere”

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Mentre il dibattito tra i partiti verte sull’interpretazione corretta del termine “devianza”, un articolo apparso il 26 agosto su Bloomberg e sul Washington Post dipinge una situazione drammatica dove “tenere le luci accese in Europa sarà molto più difficile di quanto i governi siano disposti ad ammettere”.

I mercati dell’energia: come funzionano

I mercati dell’energia sono oggi altamente interconnessi e dinamici. Interconnessi in quanto operano su scala europea o mondiale ma anche perché la transizione energetica porta a inserire nello stesso “basket” fonti di natura molto diverse.

Dinamici, in quanto i prezzi vengono ormai fissati ad intervalli di 10 minuti (e non più di giornate, men che meno di mesi) e l’operatività è spesso algoritmica (automatizzata). Chi opera in questo mercato viene detto energy trader.

Ogni settimana gli energy trader partecipano ad una conference call con gli operatori delle reti elettriche al fine di fare il punto sulle tendenze e le problematiche principali del mercato. E secondo Bloomberg l’ascolto di queste conferenze è ogni settimana più preoccupante, molto più di quanto i governanti vogliano farci sapere.

I prezzi alle stelle

Nel Regno Unito esiste un tetto al costo dell’energia (price cap), fissato dal regolatore: si tratta del massimo importo per KWh che le compagnie possono addebitare ai propri utenti, calcolato in base ai costi sostenuti dalle utilities per l’acquisto dell’energia stessa.

Il valore era fino a giovedì 25 agosto pari a 1.971 sterline all’anno (2.327 euro) ed è stato portato venerdì 26 agosto a 3.549 sterline, un incremento dell’80 per cento.

Dove sono i piani d’emergenza?

Ma questo potrebbe non essere il peggiore dei problemi. Durante le conferenze sempre più spesso vengono pronunciate le parole “emergenza” e “razionamenti”, con i traders impegnati a comprendere quando (e non “se”) la crisi energetica porterà ai black out.

Tanto da sollevare sempre più spesso una domanda, rivolta a operatori e governi: qual è il vostro piano di emergenza? Una questione di cui ci piacerebbe tanto dibattessero i candidati alle elezioni di settembre e non ci importa se a due, a quattro o tutti insieme.

Il mercato inglese dei futures sull’energia (UK Forward Market) già indica un prezzo tendenziale di 1.000 sterline/KWh per dicembre: come dire che l’energia disponibile non sarà più sufficiente a soddisfare i bisogni dell’utenza.

Tornando per un attimo al nostro Paese, questa la tabellina del Prezzo Unico Nazionale relativo al MWh, il PUN:

Dalle conferenze di cui parlavamo ad inizio articolo emerge chiaramente la mancanza di piani di emergenza coordinati, specialmente nel caso di situazioni critiche che impattino contemporaneamente i mercati del gas e dell’energia elettrica.

Beggar thy neighbour

Il rischio, apparentemente reale in base ad alcune recenti affermazioni norvegesi, è lo scenario che gli anglosassoni definiscono beggar thy neighbour: quello in cui una nazione cerca di rimediare a propri determinati problemi con azioni che causano un peggioramento della situazione nel corrispondente settore delle altre nazioni.

Nel nostro caso: chiudere i punti di interconnessione europei delle reti elettriche, un’azione a salvaguardia della stabilità delle nazioni “ricche” a scapito di quelle che, magari in base ai bei sentimenti ecologisti, hanno deciso “lo stop alle trivelle”.

Si concretizzeranno davvero questi scenari da incubo? Bloomberg conclude il suo articolo con una nota di speranza, osservando come queste conference call hanno anche lo scopo di suonare il campanello di allarme al fine di prevenire i problemi.

Ma la domanda resta: i politici hanno qualche intenzione di occuparsene, facendoci magari sapere prima del voto quale sarà la loro ricetta?

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