
Eco-follia nuova o eco-follia vecchia? Questo l’unico interrogativo riguardo la notizia rilanciata ieri dal Financial Times secondo cui la Commissione europea “valuta una carbon tax (una tassa sulle emissioni di CO2, ndr) sul riscaldamento domestico e sulla benzina” per finanziare il bilancio pluriennale Ue.
L’equivoco
Il titolo suggerisce che si tratti di una nuova tassa, ma se si scorre il testo dell’articolo si capisce che si tratta in realtà di una tassa già in vigore, solo con effetto posticipato, ovvero che si inizierà a pagare a partire dal 2027. Un equivoco in cui abbiamo visto cadere ieri anche alcuni esponenti del mondo politico. Attenzione: non c’è una nuova tassa di cui impedire l’adozione, c’è una tassa che a legislazione europea vigente inizieremo automaticamente a pagare nel 2027 e quindi, semmai, da disinnescare.
Ciò che sta “valutando” Bruxelles infatti non è l’introduzione di una carbon tax, ma l’utilizzo di una parte delle entrate derivanti dalla carbon tax già prevista per il 2027 per coprire una parte del prossimo bilancio pluriennale.
Il FT riporta che “l’idea sta incontrando una forte opposizione” sia all’interno della Commissione che tra gli Stati membri, che “temono che possa alimentare il risentimento nei confronti dell’Ue e fare il gioco dei politici di destra scettici sul clima”. Ma è la tassa in sé, non “l’idea” di come utilizzare le sue maggiori entrate, che genererà certamente rabbia e risentimento, che i cittadini scaricheranno sì sulle istituzioni europee ma in gran parte anche sui governi nazionali che non saranno riusciti a scongiurarne l’applicazione entro il 2027.
Il salasso ETS2
La tassa è mascherata nel diabolico ETS2, approvato dal Parlamento europeo e dai governi nazionali tra febbraio e aprile 2023. Su Atlantico Quotidiano abbiamo trattato il funzionamento, e i costi, dell’Emissions Trading System (ETS) nel novembre 2023 in questo esaustivo articolo del nostro Vincent Vega.
L’ETS2 è un sistema di scambio di quote di emissione del tutto simile all’attuale schema, di fatto è solo l’ampliamento dell’ETS originario a praticamente tutte le attività. Se inizialmente riguardava solo i produttori di energia e l’industria pesante, negli anni sono stati via via inclusi altri settori, come il trasporto aereo e quello marittimo – i cui maggiori costi già vediamo scaricati sui biglietti – e cancellati i permessi a titolo gratuito.
Dal 2027, appunto, vi rientreranno anche i trasporti privati e il riscaldamento degli edifici. I fornitori di carburante e combustibili per il riscaldamento dovranno acquistare i permessi di emissione e chiaramente ne scaricheranno i costi sui consumatori finali. Dovremo pagare per ciò che emettiamo anche per riscaldarci e spostarci.
Sarà un salasso. Secondo BloombergNEF, riporta sempre il FT, “la misura potrebbe generare entrate fino a 705 miliardi di euro tra il 2027 e il 2035, dato che si prevede che l’elevata domanda farà salire i prezzi delle quote di emissione fino a 149 euro a tonnellata nel 2030. Ciò potrebbe aumentare le bollette del riscaldamento domestico fino al 41 per cento”. Oggi pagate 1.000 euro? Pagherete 1.400.
Ma tranquilli, l’Ue nel frattempo ha disposto un fondo di 86,7 miliardi di euro per finanziare “un migliore isolamento delle abitazioni, la decarbonizzazione degli impianti di riscaldamento e il miglioramento dei trasporti a basse emissioni”. Per darvi un ordine di grandezza, considerate che il Superbonus 110 è costato ben 125 miliardi in quattro anni e ne hanno usufruito circa 500 mila edifici residenziali su un totale di 12,2 milioni, appena 4 su 100. Questo solo in Italia. E Bruxelles vorrebbe tranquillizzarci mettendo sul piatto 86,7 miliardi per 27 Paesi (e dovrebbe coprire non solo abitazioni ma anche trasporti).
Ora, vedete per caso i nostri politici di qualsiasi schieramento allarmati e impegnati a impedire questa follia? No, non se ne curano, tranne rare eccezioni. E scopriamo sempre dal FT che alcuni Paesi, come Francia e Slovacchia, non hanno ancora recepito la direttiva nel proprio ordinamento nazionale. E l’Italia? Sempre prima della classe?