
Va bene, va bene: l’abbiamo analizzato, preconizzato e discusso ampiamente. In America, il fenomeno (in tutti i sensi) Donald Trump sta scrollando l’albero per farne cadere i frutti. In questo mondo senza frontiere e senza limiti, l’effetto farfalla è ormai ben più che una teoria scientifica, e il suo battere d’ali, anche più lontano del Cile, sta arrecando conseguenze planetarie. Così vanno le cose, ci piaccia o no.
Il nuovo manicheismo
V’è la posizione di chi preferisce non sapere e non vedere, contrapposta a quella di chi vuole vedere e sapere anche troppo, senza nemmeno l’ombra di una possibile scelta intermedia. O globalisti o paesani: questo il nuovo manicheismo nel quale i primi guadagnano facili consensi perché pretesi informati (almeno sul web) e i secondi descritti dal mainstream come patetici nostalgici della Liga Veneta pervicacemente arrampicati sul campanile di San Marco oppure disinformati manifestanti piazzaroli del “basta che sia casino”, a seconda della colorazione delle loro t-shirt rigorosamente made in China.
Il primato dell’Occidente
Già, la Cina, il convitato di pietra, ospite silenzioso e vendicativo di ciò che sempre più assomiglia all’ultimo banchetto di questa civiltà malata.
Chi scrive su un quotidiano di analisi politica, economica e geopolitica non può certo lamentarsi di avere poco materiale sul tavolo: basta pescare a casaccio dal pentolone delle notizie che galleggiano sulla brodaglia asiatica (quella di un Oriente ormai privo dei prefissi “vicino”, “medio” “lontano”) ultima versione di un progresso sottratto ad un Occidente sfessato e incapace di gestire ciò che rimane del suo primato che si riteneva quantomeno culturale, e quindi superiore.
La nostra povera e litigiosa Europa, per sua sfortuna (contrapposta alla nostra fortuna) di non avere da quasi un secolo guerre su larga scala entro i propri confini, e quindi privata della fenomenale valvola di sfogo delle armi che decretino almeno i più forti e i più deboli, non sa che pesci prendere. Potendo ascrivere a due colonne affiancate, quella dei recenti vincitori e vinti, tutto era più semplice: bello o brutto che fosse, chi avesse causato più morti nella parte avversa, perché quello e solo quello determina la resa dell’esercito soccombente, dettava le regole per tutti.
I pacifisti da salotto
Sbagliava Mussolini quando cinicamente e con una bella dose di miopia politica pensava di poter sbattere qualche migliaio di morti sul tavolo della politica internazionale per ottenere all’Italia una posizione di recuperata autorevolezza. Ma sbagliano altresì, e con quanto cinismo ne renderanno conto all’Onnipotente, quelli che oggi sperano di guadagnarsi la medaglia del negoziatore per eccellenza, quelli, che per intenderci, ipotizzano due Stati negli stessi territori, gli stessi che ipotizzano la pacifica convivenza di due popoli profondamente invisi e pervasi da un odio atavico che li divida da millenni.
A prima vista, sembrerebbe, quella dei pacifisti da salotto, una posizione eticamente accettabile perché ben lontana dall’armiamoci e partite di Benito e sicuramente più aderente alla dottrina cristiana, ma la domanda è questa: a quale costo, in termini di vite umane, possiamo spingere due popoli che si odiano a convivere forzosamente tra loro? Chi può essere tanto sprovveduto o tanto irresponsabile da non mettere in conto il prezzo da far pagare (ad altri) agli ebrei per convivere (qualcuno dice pacificamente) coi musulmani e, per di più, arabi?
Il diritto di imporre la pace
Chi possa sostenere che due popolazioni, soltanto accomunate da una lontana comune radice, come quella ucraina e quella russa possano, d’un tratto, cancellare intere generazioni di odio e disprezzo reciproco perché lo vogliono altre (interessate) potenze mondiali non pare un grande statista, tanto più considerando che le rinunzie territoriali imposte da un ipotetico trattato di pace russo-ucraino graverebbero unicamente sulla parte ucraina, che, se non ricordo male, fu quella aggredita, e su quello non v’è dubbio alcuno: parlano le cronache multimediali che tutti abbiamo visto ed ancora vediamo in questi giorni.
Sorgerebbe il dubbio, anzi risorgerebbe dai polverosi libri di storia, se il cosiddetto “consesso internazionale” abbia il diritto d’imporre rinunzie e/o privazioni (per non parlare dei morti) ad altre nazioni delle quali se a tale consesso importa qualcosa è facile capirne le ragioni e, se non importa nulla, si potrebbe far ricorso a quella cosuccia di poco conto che si chiama principio di autodeterminazione dei popoli, che sembrano non conoscere o non rispettare.
Questi, a parere di chi scrive, i grandi motivi di fondo che, con buona pace di tutti, aleggiano sulle grandi dispute per la pace. Una pace che tutti invocano, la più autoreferenziale e farisaica tra le scelte possibili, ma tutti sperano in qualcosa di diverso, ossia il prevalere di una parte sull’altra, a seconda della colorazione politica individuale, e solo per quello.
Peraltro, non sta bene, non è politically correct sostenere pubblicamente che si fa il tifo per una parte o per quella avversa, anche se lo facciamo tutti parlandone in famiglia, tanto in Medio Oriente che nei Paesi che fecero parte della Grande Russia. Si opta, come una Miss Italia qualsiasi, per invocare la pace-nel-mondo.
Non leggo granché su questo punto, sui giornaloni. Come andrà a finire? Com’è andata sempre nella storia lontana e vicina: vincerà il più forte nel medio-lungo periodo, poiché è relativamente facile prevalere militarmente nel breve termine (nel quale, non dimentichiamolo, contano moltissimo la fortuna, gli imprevisti e le singole azioni militari) mentre ben altro paio di maniche è gestire saggiamente il dopo, ossia quel che conta.
Europa impalpabile
La cronaca recente ci ha dimostrato che personaggi come Donald Trump o Elon Musk possano anche giungere in cima al mondo in brevissimo tempo. Ma la Terra è (quasi) sferica e starvi in equilibrio (dote del tutto sconosciuta ad entrambi ) non è cosa per tutti.
Posso dire, in conclusione, che a me di Trump e di Musk importa un fico secco? Anche senza ricordare per l’ennesima volta che mentre nel Vecchio Continente si celebravano millenni di civiltà, in America, ancora all’inizio del Ventesimo Secolo, correvano dietro ai bufali o fumavano il calumet della pace con gli indiani?
Facciano un po’ come credono e si scannino tranquillamente tra loro. Il problema, semmai, è quello di un’Europa ormai impalpabile, senza altra voce in capitolo di un Parlamento europeo infarcito di politici di serie B (perlopiù trombati o impresentabili per le politiche) che conta sottozero rispetto ad una Commissione europea, in sostanza non votata, che decide per tutti e, soprattutto, complica la vita a tutti.
Ma sai quanto m’interessa se Trump e Musk faranno pace? Meno di quanto m’interessi la vergognosa nazionale di calcio.