
Una salva di 30 missili balistici iraniani è stata lanciata su Israele giovedì mattina. Uno ha centrato in pieno l’ospedale Soroka Medical Center di Beersheva, città del Negev occidentale, non lontano da Gaza. Il bilancio è di sei feriti gravi e una quarantina di feriti leggeri. Nessun morto.
Un bilancio di zero morti per un gigantesco ospedale colpito da un missile balistico a raggio intermedio è una notizia che lascia increduli. Soprattutto se si considera a che cifre siamo abituati ogni volta che viene colpito un ospedale nella guerra contro Hamas.
I conti di Gaza
A poche decine di chilometri dall’ospedale israeliano colpito, infatti, c’è l’Ospedale Europeo di Gaza. Nel raid aereo israeliano che, il 13 maggio, ha ucciso il nuovo capo del movimento terrorista islamico, Mahmoud Sinwar (fratello del defunto Yahya Sinwar, mente del 7 Ottobre), sono morti, secondo le stime palestinesi 28 civili. Ma solo secondo le stime palestinesi. Gli israeliani ritengono di aver colpito esattamente il punto in cui si celava Sinwar, con una bomba perforante che ha distrutto il suo rifugio sotterraneo.
Sempre nella Striscia di Gaza, è ormai celebre l’ospedale al Shifa. Nel marzo del 2024 vi si è svolta una dura battaglia, durata due settimane, per stanare un nucleo di terroristi di Hamas che vi si era rifugiato. Il numero dei pazienti morti durante l’operazione militare è ancora tutto da verificare. Le fonti palestinesi, come il “ministero della salute” di Gaza (controllato da Hamas), denunciano 400 morti. Secondo l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, i pazienti uccisi sarebbero 21. Le Forze di difesa israeliane (Idf) rivendicano 200 terroristi di Hamas uccisi e 500 fatti prigionieri, oltre a centinaia di armi catturate.
La bufala dell’ospedale al-Alì
Il primo centro medico ad aver fatto notizia nella guerra iniziata il 7 Ottobre, è l’ospedale arabo al Alì, colpito il 17 ottobre, dieci giorni dopo il pogrom di Hamas. Allora il “ministero della salute” di Hamas denunciava 500 pazienti uccisi da un missile israeliano deliberatamente lanciato sulla struttura medica.
Era stato uno scandalo istantaneo per l’opinione pubblica occidentale, ancora inorridita per il massacro di ebrei compiuto dai terroristi islamici. Qui 500 pazienti morti quasi controbilanciavano i 1200 civili israeliani assassinati, nelle coscienze di chi già iniziava a manifestare “contro il genocidio”.
Le successive indagini condotte non solo da Israele, ma anche da Regno Unito, Usa, Canada e Francia, accertarono che quell’ospedale non era stato colpito da un missile israeliano, ma da un razzo lanciato dalla Jihad Islamica Palestinese, era insomma un episodio di fuoco amico. E i morti, comunque, non erano 500, ma da 100 a 300, secondo le stime successive.
Le difese israeliane
Come possiamo interpretare questi numeri? Come confrontare gli zero morti israeliani di giovedì (sperando che nel frattempo nessuno dei sei feriti gravi muoia, ovviamente), con le decine e centinaia di morti negli ospedali palestinesi di Gaza? Pare solo una cinica conta, ma è importante per capire la natura del conflitto mediorientale.
Israele sta letteralmente facendo miracoli per proteggere la sua popolazione. Circa il 95 per cento dei missili iraniani (che non sono i “razzetti” di Hamas, come troppo spesso vengono sminuiti, ma veri missili balistici a raggio intermedio, sono armi strategiche) vengono intercettati dalle difese anti-missile.
Anche quel 5 per cento che passa le difese e colpisce le città israeliane causa morti nell’ordine delle decine. Da quando la guerra con l’Iran è iniziata, Teheran ha lanciato 400 missili, solo 20 hanno colpito aree urbane e hanno provocato 24 morti in tutto. Un ospedale riceve un’attenzione extra. Il reparto colpito ieri aveva trasferito le sale operatorie nel parcheggio sotterraneo, nell’area più protetta.
Gli scudi umani di Hamas
Le decine o centinaia di morti palestinesi (e la differenza fra le stime palestinesi e le altre) dimostrano invece il contrario. Non solo Hamas non fa nulla per proteggere i suoi cittadini più fragili, i malati e i feriti ricoverati. Ma usa gli ospedali come basi militari, come è evidente dalla presenza del centro di comando di Mahmoud Sinwar sotto l’Ospedale Europeo e la presenza di una cellula terroristica, con armi ed equipaggiamento, all’interno dell’ospedale al Shifa.
Se un singolo razzo lanciato per errore dalla Jihad Islamica Palestinese contro l’ospedale al Alì ha provocato da 100 a 300 vittime, significa che i pazienti, i loro parenti e il personale non erano stati messi in sicurezza neppure durante un’azione di lancio di razzi organizzata dai palestinesi stessi.
Per evitare vittime civili, gli israeliani faranno anche quel che possono, ma non fanno miracoli. Se si deve combattere all’interno di un ospedale o distruggere un rifugio sotto un ospedale, chi commette crimini è però l’organizzazione terrorista che usa un centro medico come base militare, un atto contrario alle leggi di guerra.
Il fatto che le stime palestinesi sui ricoverati e i civili uccisi risultino sempre molto gonfiate ci mostra un aspetto ancor più inquietante, se possibile: Hamas vuole tanti morti civili, da gettare in pasto all’opinione pubblica occidentale. Dal nostro punto di vista, anche un solo paziente morto è una tragedia inaccettabile, da quello dei terroristi islamici è un successo (e per questo lo moltiplicano per dieci).