Dieci mesi di guerra in Ucraina: cosa aspettarsi nel 2023 e il paradosso cinese

I possibili scenari, i costi, le incertezze dell’Occidente. Mosca scommette sulla nostra mancanza di pazienza strategica e coesione politica per una lunga guerra

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Sono passati circa dieci mesi da quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Al momento l’unica cosa su cui concordano i governi nordamericani, europei, russi e ucraini è il desiderio di una guerra breve.

Tutti vogliono una guerra breve

A Mosca, il regime di Putin vorrebbe una breve guerra vittoriosa per sostenere la sua posizione politica e conseguentemente mantenere il potere in modo “pacifico”. L’Occidente vorrebbe una guerra breve a causa delle spaventose sofferenze del popolo ucraino e dei costi altrettanto spaventosi della crisi energetica.

Tuttavia, nessuno in Occidente, inclusi gli americani, sembrerebbe disposto a fornire a Kiev il tipo di supporto militare che potrebbe consentire agli ucraini di respingere le forze russe fuori dal loro Paese, almeno dai confini pre-24 febbraio.

Gli ucraini vorrebbero continuare le loro recenti offensive che hanno visto le forze russe respinte ma mancano del “peso militare” per far ritirare tutte le forze russe dall’Ucraina orientale.

La probabilità di una guerra lunga

Di conseguenza, si prospetta la tragica probabilità di una lunga guerra. I russi si sono impegnati in una guerra che potrebbe protrarsi nel tempo perché è a questo a cui il Cremlino ha tradizionalmente fatto ricorso e gli ucraini continueranno a combattere per tutto il tempo necessario rafforzati dalla rabbia per l’occupazione delle forze russe.

La vera incognita è l’Occidente, è l’ampiezza del suo sostegno all’Ucraina. Conseguentemente il 2023 sarà l’anno in cui la guerra si concluderà perché ci sono chiaramente dei limiti al sostegno che americani, canadesi o europei sono disposti a offrire all’Ucraina.

In caso contrario, il conflitto diventerebbe una guerra “congelata” con gran parte della linea del fronte tra Kharkiv nell’Ucraina nord-orientale e Kherson nell’Ucraina sud-orientale che già oggi assomiglia sempre più al fronte occidentale della Prima Guerra Mondiale.

Gran parte dell’azione diplomatica sarà quindi dedicata a convincere Cina Popolare e India a fare pressione su Mosca affinché rinunci all’escalation, a tenere unita la coalizione a sostegno dell’Ucraina e a trovare una formula per porvi fine.

La domanda centrale a questo punto riguarda questa formula. Qualsiasi cessate-il-fuoco a breve termine sarebbe semplicemente una pausa che i due combattenti esausti sfrutterebbero per tentare di ricostruire la loro rispettiva capacità di combattimento, ma ad un certo punto la “pace” dovrà essere concordata e la probabilità è che tale pace debba essere una soluzione soprattutto europea.

Uno scontro di volontà

La battaglia sul terreno è una prova di resistenza tra il popolo ucraino e le sue forze armate contro le forze armate della Federazione Russa. La battaglia geopolitica è uno scontro di volontà tra il Cremlino e la coalizione occidentale (euro-atlantica) che sostiene l’Ucraina.

Il 2023 non vedrà solo una nuova fase sul campo, ma anche una nuova sfida interna nella coalizione perché è palese che crescono le tensioni tra i cosiddetti falchi e colombe in Occidente. Mosca cercherà di sfruttare tali divisioni. Molto, come sempre, dipenderà dalla posizione assunta dall’amministrazione Usa.

Obiettivi e condizioni

L’obiettivo generale deve rimanere la “fine militare” delle forze russe in Ucraina, consentendo così a Kiev di negoziare da una posizione di forza, con i partner occidentali che garantiscono sostegno totale. Fondamentale decidere ora se fornire supporto aggiuntivo a Kiev e di che tipo perché mantenga l’offensiva, sia durante i mesi invernali (per quanto possibile) sia nel 2023.

Qualsiasi strategia per porre fine alla guerra dovrebbe basarsi sul principio, in primo luogo, che l’aggressione russa non deve essere ricompensata in alcun modo. Poi, la Russia deve risarcire i danni che ha inflitto all’Ucraina. Stabilire che non ci possa essere alcun veto russo sulla dimensione territoriale Nato e infine, la revoca delle sanzioni, da implementare solo come conseguenza dell’azione “riparatoria” russa e solo nel tempo.

L’alternativa sarebbe, appunto, una guerra “congelata”, con la Russia che detiene il controllo (annette) su una parte significativa dell’Ucraina.

La posizione di Mosca

Invitando l’Occidente a riconoscere alla Russia i territori occupati come precondizione per i colloqui, il Cremlino ha fatto capire di non essere interessato alla pace e di essere impegnato in una lunga guerra di cui l’Ucraina è il principale, ma non unico, campo di battaglia.

È improbabile che la posizione di Mosca cambi a breve termine. Il presidente Putin è sostenuto da un gruppo sempre più intransigente sia al Cremlino sia nella Duma, che vuole che distrugga la capacità industriale ucraina, rompa il sistema bancario ucraino e ne paralizzi il sistema ferroviario e dei trasporti.

La posizione dell’Occidente

Pare oramai assodato che l’Occidente (i Paesi Nato) non entrerà in guerra con la Russia per salvare l’Ucraina dall’aggressione. Piuttosto, l’Occidente sta cercando di costringere la Russia a fare concessioni attraverso il suo sostegno diretto e indiretto a Kiev, con l’obiettivo finale di ripristinare l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina.

La ritirata russa da Kherson e il lancio di attacchi missilistici contro le infrastrutture ucraine segnano probabilmente la fine di una fase della guerra caratterizzata dai progressi tattici ucraini e l’inizio di una fase più statica nel prossimo inverno.

Le richieste ucraine

I sistemi d’arma occidentali che hanno fatto pendere temporaneamente la bilancia del conflitto verso l’Ucraina includono le armi anticarro leggere di nuova generazione (NLAW), i sistemi missilistici a lancio multiplo (MLRS) e il sistema missilistico di artiglieria ad alta mobilità M142 (Himars). Tuttavia, Kiev chiede più sistemi di difesa aerea e artiglieria, più MLRS, carri armati e molti altri droni di vario tipo.

I costi umani

Il costo umano della guerra è spaventoso. Al 27 novembre 2022 l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani (OHCHR) stimava che 6.655 civili avessero perso la vita e altri 10.368 fossero i feriti. Alcune fonti hanno anche indicato che 100 mila militari russi e circa 60 mila ucraini sarebbero stati uccisi o feriti.

L’OHCHR ha anche registrato 7.891.977 rifugiati ucraini in tutta Europa, di cui 4.776.066 registrati per la protezione temporanea. Secondo un rapporto Reuters del 13 novembre, il presidente Zelensky ha affermato che l’Ucraina avrebbe scoperto più di 400 crimini di guerra.

La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha chiesto l’istituzione di un tribunale speciale sostenuto dalle Nazioni Unite per indagare su tali crimini, affermando che 20 mila civili ucraini e più di 100 mila membri del personale ucraino avrebbero perso la vita dallo scorso febbraio.

I costi economici

Il costo economico non è meno grave. Secondo la Banca mondiale l’economia ucraina crollerà del 45 per cento entro la fine del 2022. Kiev perderà 5 miliardi di euro al mese secondo alcune fonti attendibili, mentre l’economia russa dovrebbe ridursi di circa l’11 per cento.

Anche l’impatto sull’economia globale è stato profondo. È probabile che i prezzi del petrolio rimangano sopra o intorno ai 100 dollari al barile e i prezzi del gas almeno del 50 per cento più onerosi per un periodo prolungato se il conflitto continuerà.

La Russia e l’Ucraina esportano il 25 per cento del grano mondiale e il 28,9 per cento dell’olio di girasole, la cui perdita ha portato a profonde carenze e scarsità di cibo nel resto del mondo (tutto questo si aggiunge alla carenza mondiale dei fertilizzanti prodotti in Russia).

Nel marzo 2022, Usa e Ue hanno annunciato severe sanzioni alla Banca centrale russa (CBR), bloccando il trasferimento di 643 miliardi di dollari alla Russia. Ciò ha avuto un impatto sulle valute globali poiché il dollaro si è rivalutato, ma alcune valute più fragili si sono svalutate notevolmente.

L’impatto sulle rotte commerciali

C’è stato anche un grave rallentamento, quando non interruzione, delle catene di approvvigionamento globali. La Cina Popolare è stata particolarmente colpita dall’impatto sulle rotte commerciali terrestri tra Europa e Asia.

La Turchia avrebbe chiuso il Bosforo al transito, anche se Mosca sembra ancora in grado di schierare navi da guerra nel Mar Nero che sembrerebbero contravvenire alla Convenzione di Montreux del 1936 (ma con Erdogan al potere ad Ankara non c’è da stupirsi).

L’Ucraina ha interrotto i movimenti commerciali di trasporto marittimo, mentre la sospensione delle rotte aeree sulla Russia ha notevolmente ostacolato i viaggi aerei. Le previsioni 2022-2023 dell’Organizzazione mondiale del commercio suggeriscono un calo della crescita economica dal 3 al 4 per cento in un momento in cui l’economia globale sta lottando per riprendersi dalla pandemia da virus cinese.

La forza di combattimento della Russia

La più grande preoccupazione di Mosca è per la perdita del “ponte di terra” tra la Russia occidentale e la Crimea, che ha assunto un’importanza crescente sulla scia dell’attacco al ponte sullo Stretto di Kerch.

Va considerato che la Russia ha ancora riserve significative di combattimento convenzionale e quindi continuerà l’invasione voluta dal presidente Putin. Tuttavia, le forze armate russe sono state chiaramente sbilanciate dalle offensive ucraine contro Kherson, Kharkiv e Luhansk Oblast e ci sono dubbi che i mesi invernali consentiranno ai comandanti russi di riconquistare il potere di combattimento perduto.

In contrasto con quanto indicato vale sottolineare la perdita del potere di combattimento strategico russo che si è evidenziata nel numero di sortite effettuate dall’aeronautica della Federazione Russa. Nel maggio 2022 c’erano oltre 300 sortite al giorno. All’inizio di dicembre 2022 ci sono molto meno di 100 sortite al giorno.

Data quindi per certa una perdita di potere di combattimento, e ipotizzato che la Russia sia in una brutta situazione, non c’è, però, motivo di credere che Mosca cercherà un accordo di pace degno di questo nome a breve termine e qualsiasi richiesta di cessate-il-fuoco non farebbe altro che consolidare le conquiste russe.

La strategia missilistica

Piuttosto, la Russia cercherà di costringere sia l’Ucraina alla sottomissione sia di sconfiggere i suoi partner occidentali che Mosca ritiene manchino della pazienza strategica e della coesione politica per una lunga guerra.

L’adozione di una “strategia missilistica” per colpire le infrastrutture civili dell’Ucraina è la prova del cambiamento della strategia russa. Il dispiegamento di una nave da guerra che trasporta missili da crociera nel Mar Nero suggerisce anche che l’assalto alla rete elettrica dell’Ucraina è destinato a continuare.

L’Ucraina ha reagito il 4 dicembre colpendo le basi aeree di Engels e di Dyagilyaevo a circa 700 km a est del confine russo-ucraino.

Il consenso alla guerra

In Russia ci sono poche prove che Putin stia affrontando un malcontento pubblico coordinato e diffuso. Fonti affidabili, suggeriscono che il sostegno alla guerra rimane relativamente alto con circa il 73 per cento dei russi intervistati a ottobre a sostegno delle azioni delle forze armate russe in Ucraina, ma c’è anche un dato che indica, in contrapposizione, che il 55 per cento dei russi è favorevole ai colloqui di pace.

L’ipotesi di escalation nucleare

Mosca ha chiaramente preso in considerazione l’escalation utilizzando armi biologiche, chimiche, radiologiche e persino nucleari e ci sono state molte speculazioni sulle opzioni nucleari a sua disposizione.

Un attacco nucleare tattico che utilizza un’arma a bassissimo rendimento potrebbe includere uno o più bersagli, a seconda di ciò che Mosca ritenga sia necessario per forzare la capitolazione di Kiev.

Un attacco contro una città dell’Ucraina occidentale non può essere del tutto escluso e mirerebbe a spaventare l’opinione pubblica europea, e in particolare quella tedesca, in modo che la pressione pubblica venga esercitata sui leader per porre fine al loro sostegno all’Ucraina e convincere così Kiev ad accontentarsi dei termini russi.

Tuttavia, è da ritenersi poco probabile e le altre opzioni/ipotesi includono l’uso di una bomba sporca, un massiccio attacco informatico, un limitato attacco con gas contro le truppe ucraine, la distruzione di una grande diga o attacchi più pesanti nei pressi di una centrale nucleare ucraina.

Possibili risposte dell’Occidente

Secondo una linea di pensiero di alcuni analisti strategici ci sono alcune risposte occidentali possibili. Le misure che punirebbero la Russia con un rischio limitato di un’ulteriore escalation nucleare potrebbero includere la ricerca di una condanna diplomatica unanime per l’uso nucleare presso le Nazioni Unite; rimuovere la Russia dalle organizzazioni internazionali; rimuovere completamente la Russia dal sistema di messaggistica finanziaria SWIFT; imporre un embargo commerciale e finanziario completo alla Russia (con il sostegno di Cina Popolare e India); utilizzo di beni finanziari russi sequestrati per la ricostruzione dell’Ucraina; concordare una data per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea.

Tale risposta potrebbe includere anche un aumento della fornitura di armi convenzionali avanzate all’Ucraina.

Altre misure che “punirebbero” la Russia con un certo rischio di ulteriore escalation, e sono quindi poco probabili a breve termine, potrebbero includere: revocare i limiti taciti alla fornitura all’Ucraina di armi a lungo raggio o più offensive come i sistemi missilistici tattici, aerei da combattimento di ultima generazione e moderni carri armati; consentire all’Ucraina di utilizzare armi a lungo raggio della Nato per prendere di mira alcune aree della Russia occidentale da cui vengono lanciati attacchi contro l’Ucraina (qualcosa di simile è già avvenuto con droni “ucraini”); l’invio di alcuni consiglieri militari della Nato in Ucraina per missioni di combattimento e non solo di addestramento; concordare una data per l’adesione dell’Ucraina alla Nato.

Ci sarebbero poi misure che “punirebbero” la Russia con un rischio maggiore di ulteriore escalation, e sono quindi altamente o praticamente improbabili, che includerebbero: la possibilità che la Nato conduca con sue unità attacchi alle forze russe in Ucraina, ad esempio distruggendo il sito da cui era stato lanciato un attacco (anche nucleare) russo; attaccare la flotta russa del Mar Nero; rispondere con un ipotetica azione nucleare della Nato contro un obiettivo militare russo in Ucraina.

Europa divisa

L’Europa sembrerebbe al momento divisa. Francia e Germania si preparano ad una possibile iniziativa diplomatica che potrebbe spezzare il fragile consenso occidentale sull’Ucraina.

Durante la sua visita di stato negli Usa del novembre 2022, il presidente francese Emmanuel Macron ha osservato che “… uno dei punti essenziali che dobbiamo affrontare, come ha sempre affermato il presidente Putin, è il timore che la Nato si avvicini alle sue porte e il dispiegamento di armi che potrebbero minacciare la Russia”.

Non è stata fatta menzione delle armi sviluppate dalla Russia che minacciano l’Europa, inclusi missili da crociera, droni sottomarini e sistemi spaziali, molti dei quali sono stati sviluppati illegalmente durante l’ormai abrogato Trattato sulle forze nucleari intermedie.

Per alcuni analisti la dichiarazione di Macron si avvicina pericolosamente a “premiare” la Russia per la sua aggressione. In secondo luogo, la Russia deve essere sufficientemente affidabile perché il controllo degli armamenti sia credibile.

La strategia di difesa Usa

Comunque si veda la crisi in atto, ancora una volta il Paese più importante per la sicurezza e la difesa europea è quello con capitale Washington. La guerra in Ucraina ha rivelato profonde carenze strutturali nelle relazioni euro-atlantiche causate da un crescente bisogno degli americani di alleati più capaci, ma un rifiuto da parte di molti di essi di investire adeguatamente nel budget della difesa sta creando, quantomeno, perplessità.

La strategia di difesa nazionale 2022 rivela le priorità americane, in particolare se inserita nel contesto della guerra in Ucraina. Mentre la Russia è ancora considerata una “minaccia importante” per gli Stati Uniti, per la prima volta dal 1949 uno stato diverso dalla Russia è considerato il principale sfidante: la Cina Popolare.

Pechino ha il potenziale per sfidare sistematicamente gli Stati Uniti su tutti i fronti: militare, economico, tecnologico e diplomatico. Di conseguenza, sia la Nuclear Posture Review che la Missile Defense Review sono state incorporate nell’NDS 2022 per garantire l’idoneità dell’America alla futura competizione strategica con il Paese comunista.

Nello specifico, le minacce sub-strategiche, come la Corea del Nord, l’Iran e l’estremismo violento devono ora essere “gestite”, mentre le minacce “transfrontaliere”, come il cambiamento climatico e le pandemie, devono essere “adattate”.

Gli europei devono fare di più

Per la Nato il messaggio della NDS 2022 è chiaro: mentre l’importanza di alleati e partner per gli Stati Uniti è più grande che mai, se la garanzia di sicurezza americana per l’Europa deve essere mantenuta in modo credibile in futuro, gli europei dovranno condividere gli oneri della propria difesa in modo molto più equo con gli Stati Uniti.

È ragionevole presumere che dovranno generare almeno il 50 per cento di capacità della Nato entro il 2030.

Se così non fosse, l’Alleanza potrebbe andare in crisi e sarebbe qualcosa che sia la Cina Popolare che la Russia apprezzerebbero. Pertanto, è particolarmente importante che la strategia militare della Nato 2022 sia realizzata perché contiene tutto ciò di cui l’Alleanza ha bisogno per essere credibile in questa nuova era

Il prossimo ingresso di Finlandia e Svezia che nell’Alleanza non cambierà significativamente questo aspetto.

Il ruolo di Pechino

Nessuna analisi della guerra in Ucraina può aver luogo senza considerare il ruolo della Cina Popolare sia nella guerra in Ucraina sia nella più ampia minaccia che rappresenta per l’Europa.

La Cina Popolare è indubbiamente un “concorrente strategico” a livello mondiale e l’esistenza stessa delle democrazie rappresenta una sfida al governo sempre più totalitario e stravagante del presidente Xi Jingping.

Il consolidamento del potere totale da parte di Xi al recente XX Congresso del Partito, insieme alla pubblica umiliazione dell’ex presidente Hu Jintao, implica una Cina Popolare con una crescente tendenza alla follia del controllo geopolitico, rappresentata dalla minaccia a Taiwan.

Il peso economico

Tuttavia, alla Cina manca il peso economico che le sue gigantesche ambizioni strategiche implicano. Utilizzando le statistiche economiche più favorevoli alle economie cinese e russa combinate – parità di potere d’acquisto – le loro economie combinate valgono circa 27 trilioni di dollari nel 2022. Utilizzando gli stessi dati, per i Paesi del G7 il totale è di 39 trilioni. Aggiungendo Australia e Corea del Sud si arriva a 42 trilioni.

Se si confronta il Pil nel 2022, il contrasto è ancora più evidente: Cina e Russia 20,2 trilioni di dollari, Paesi del G7 combinati 45,2 trilioni, che diventano 48,8 trilioni aggiungendo Australia e Corea del Sud.

Dato cruciale, il commercio della Cina Popolare con le democrazie è oltre dieci volte maggiore di quello con la Russia, mentre nel 2020 il surplus commerciale di Pechino con il resto del mondo ammontava a 535 miliardi di dollari, gran parte di quella cifra è dovuta ai deficit commerciali sia con gli Stati Uniti sia con l’Europa.

Il paradosso del potere cinese

Il paradosso del potere cinese è che conta sulle democrazie occidentali per ottenerlo attraverso le esportazioni. Nel contempo la Russia potrebbe offrire alla Cina Popolare una fonte energetica e un utile canale per il trasbordo di merci verso l’Europa, se e quando l’Europa aprirà le sue porte a Mosca, ma offre poco altro alla Cina Popolare in termini di futuro sviluppo dell’economia e della società cinesi.

Piuttosto, è molto più probabile che la Russia di Putin trascini la Cina Popolare in conflitti che non sono nel suo interesse. Questo sembra essere implicito nella dichiarazione congiunta di Xi con il presidente Macron al vertice del G20, in cui entrambi hanno chiesto il rispetto della sovranità dell’Ucraina.

Limiti dell’amicizia con la Russia

La Cina potrebbe riconsiderare le sue opzioni. Sulla guerra in Ucraina, ha chiaramente anteposto i propri interessi al mantenimento del suo rapporto di “amicizia senza limiti” con la Russia. Mentre Pechino era a conoscenza in anticipo della “operazione militare speciale” che Mosca stava per lanciare in Ucraina, Putin ha tenuto segreta ai cinesi la portata delle sue ambizioni.

Alle Olimpiadi invernali Putin aveva detto a Xi che la campagna avrebbe solo cercato di recuperare una provincia russa perduta, il che suggerisce che l’amicizia sino-russa ha limiti molto chiari.

Allo stesso modo, sebbene una garanzia segreta di sicurezza reciproca fosse stata concordata nell’incontro di “amicizia senza limiti” di febbraio, la Cina Popolare ha introdotto alcune disposizioni secondo cui Pechino avrebbe aiutato militarmente la Russia solo in caso di invasione straniera del territorio russo.

L’affermazione di Mosca secondo cui sia la Crimea che il Donbass fanno ora parte della Federazione Russa è stata di fatto ignorata da Pechino… ma c’è stata!

Preoccupazione per l’escalation

La minaccia di Putin di usare armi nucleari ha causato tanto allarme a Pechino quanto altrove e c’è preoccupazione per il pericolo di un’escalation.

C’è qualche indicazione che all’inizio della guerra la Cina Popolare abbia parlato con gli Stati Uniti del pericolo di un’escalation e abbia convinto Washington a porre il veto al trasferimento suggerito di aerei d’attacco MiG-29 polacchi in Ucraina.

Pechino sembra anche aver usato la sua influenza, da militare a militare, per convincere lo Stato maggiore russo a ribadire la politica tradizionale della Russia di utilizzare armi nucleari solo se la Russia stessa viene attaccata.

Nessun aiuto militare a Mosca

L’aiuto militare della Cina Popolare alla Russia è stato degno di nota per la sua assenza. E ha costretto il Cremlino ad acquistare droni iraniani a basso costo e cercare di riacquistare elicotteri, missili e armi di difesa missilistica già venduti a clienti in tutto il mondo.

Mosca è stata persino costretta a rimuovere i chip dei computer dagli elettrodomestici per compensare l’impatto delle sanzioni occidentali su tali tecnologie. Infine, la minaccia di sanzioni occidentali alle imprese e alle banche statali cinesi che operano in Russia ha visto molte di esse ritirare le linee di credito ai russi, sospendere le joint venture e persino ritirarsi dalla Russia.

In conclusione, politici Usa ed europei si lamentano del fatto che Putin sia bloccato nel passato con il suo sogno di ricostruire la vecchia Russia zarista ma, purtroppo, c’è la possibilità che i governi e le diplomazie continuino a parlare e i giovani uomini e donne continuino a morire. È ora di agire perché il futuro della libertà e delle democrazie dipende da questo.

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