Epstein: quando Trump chiamò la polizia

La rivelazione in una testimonianza all'FBI dell'ex capo della polizia di Palm Beach. Falliscono miseramente i tentativi della sinistra di mettere Trump al centro dello scandalo

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trump epstein

Assistiamo in questi giorni ai disperati tentativi dei giornali di sinistra, come La Stampa o la Repubblica, o di blog come InOltre, di collocare Donald Trump al centro dello scandalo Epstein.

Un caso di TDS

Stanno venendo giù alcuni pezzi da novanta della sinistra, dal premier britannico Keir Starmer ai laburisti israeliani che combattono il “cattivissimo” Netanyahu, passando per l’ex ministro francese Jack Lang, mentre il presidente Usa, nonostante le numerose citazioni nei “files”, non risulta tra i complici o i clienti del “sistema Epstein”.

Ma loro proprio non riescono a farsene una ragione e cercano spasmodicamente una chiave per sostenere che in realtà è il “sistema Trump”. Non importa che il network di affaristi, politici, giornalisti, élite accademiche e hollywoodiane, che faceva capo alla coppia Epstein-Maxwell (responsabile delle note violenze sessuali, in parte già indagate) fosse molto più radicato nel potere dei democratici Usa, nella sinistra americana, inglese e israeliana, una sorta di circolo liberal-progressista-buonista che sosteneva con generose donazioni organizzazioni e cause “progressiste”.

E non importa se dalle email di Epstein emergano anche trame più o meno velleitarie contro Trump e Netanyahu.

Insomma, un tipico caso collettivo di Trump Derangement Syndrome, un ribaltamento orwelliano della realtà provocato dall’accecamento ideologico della sinistra, che vorrebbe farci vedere solo ciò che collima con le sue narrazioni e ossessioni.

Epstein e Trump

Per la sua posizione, Epstein aveva rapporti con migliaia di persone note e influenti, ma ipotizzare il coinvolgimento di chiunque venga citato a vario titolo in una delle sue mail è quanto meno azzardato.

Le foto che ritraggono Trump e Epstein a eventi pubblici risalgono agli anni ’90, mentre la prima indagine è del marzo 2005. I due volarono qualche volta insieme sui rispettivi jet privati, sempre negli anni ’90, ma non c’è straccio di prova o testimonianza della presenza di Trump nella famigerata isola, a fronte di decine di visite confermate dell’ex presidente Clinton.

L’unico appiglio? Alcune segnalazioni anonime e non verificate registrate su una hotline dell’FBI che ricalcano una denuncia anonima del 2016, dalla quale tuttavia non sono mai scaturite accuse formali né indagini su Trump in dieci anni, nonostante quattro dei quali di presidenza Biden e uno di presidenza Obama.

Accertato invece che lo stesso Trump bandì Epstein da Mar-a-Lago nel 2003, dopo che gli fu riferito che aveva provato a reclutare una 18enne dello staff del club.

La telefonata di Trump

Ma una conferma del fatto che già in quegli anni il presidente Usa aveva preso le distanze dal finanziere è arrivata ieri. Una testimonianza ufficiale rilasciata nel 2019 all’FBI dall’ex capo della polizia di Palm Beach, Michael Reiter, che a metà degli anni 2000 aveva indagato su Epstein e che riferì di aver ricevuto all’epoca, nel 2006, una telefonata da Donald Trump: “Grazie a Dio lo state fermando, tutti sanno che stava facendo queste cose”, disse.

“Trump è stato una delle primissime persone a chiamare la polizia quando il pubblico ha scoperto che stavano indagando su Epstein”, si legge nel documento. Dal resoconto dell’FBI emerge anche che Trump indicò nella compagna di Epstein, Ghislaine Maxwell, l’“agente operativo”, “è malvagia, concentratevi su di lei”, e disse che a New York sapevano che Epstein era “disgustoso”.

Epstein e Bannon

Provata invece dai documenti del Dipartimento della Giustizia e della Commissione di Vigilanza della Camera la collaborazione tra Epstein e Steve Bannon nel biennio 2018-2019. Ma Bannon era già fuori dalla Casa Bianca, ormai lontano da Trump.

Provata anche l’amicizia con il giornalista anti-trumpiano Michael Wolff, che cercò invano di ottenere da Epstein informazioni compromettenti su Trump, ma in una email del 2019 lo stesso Epstein, rispondendo a Wolff, ammetteva che Trump “non ha mai ricevuto un massaggio”.

Epstein e i russi

Così come provata la relazione pluriennale di Epstein con Sergei Belyakov, laureato all’accademia dell’FSB (la scuola che forma gli ufficiali dell’Intelligence russa), viceministro dello sviluppo economico nel 2012 e poi capo della fondazione del Forum economico di San Pietroburgo.

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