Gaza, tregua a rischio e ancora bugie dai media

Ecco chi davvero ha violato la tregua: Hamas rifiuta il disarmo e ha inscenato una falsa scoperta dei resti di un ostaggio. Come al solito i media megafono dei terroristi

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Con la ripresa delle ostilità tra Israele e Hamas degli ultimi giorni, diversi media mainstream hanno subito cercato di puntare il dito contro lo Stato ebraico e i bombardamenti sulla Striscia di Gaza, cancellando o minimizzando le responsabilità di Hamas. Responsabilità sulle quali sarebbe giusto fare maggiore luce, per capire chi ha davvero violato la tregua.

Rifiuto del disarmo

Sebbene in un primo momento l’organizzazione terroristica sembrava disposta a consegnare il proprio arsenale come previsto dall’accordo voluto dagli americani, dopo poche settimane hanno dichiarato di rifiutare il disarmo, aggiungendo di voler mantenere il controllo su Gaza quantomeno per un periodo di transizione, nonostante l’accordo voluto da Donald Trump prevedesse la cessione del controllo della Striscia ad un governo di tecnocrati, sotto la supervisione di un comitato internazionale.

Mohammed Nazzal, membro del Politburo di Hamas, in un’intervista rilasciata alla Reuters ha giustificato il rifiuto del disarmo, come pure le esecuzioni messe in atto dai terroristi nella Striscia.

Esecuzioni di massa

Proprio le esecuzioni pubbliche portate avanti dal gruppo terroristico contro presunti “collaborazionisti” e membri di clan rivali dimostrano come all’atto pratico Hamas non abbia nessuna intenzione di cedere il potere. Solo nei primi giorni della tregua, avevano già assassinato pubblicamente a sangue freddo 33 persone.

Uno degli aspetti più inquietanti di questa vicenda riguarda il riscontro che le notizie e le immagini delle esecuzioni pubbliche hanno ricevuto in Occidente: nel momento in cui scriviamo, le principali organizzazioni per la tutela dei diritti umani come Amnesty International hanno detto poco o niente al riguardo.

In compenso, diverse associazioni e attivisti filopalestinesi hanno elogiato pubblicamente le esecuzioni. In Italia, l’attivista e influencer propal Giuseppe Flavio Pagano ha detto ai suoi oltre 66.000 follower su Instagram:

Chi si scandalizza e si straccia le vesti per le esecuzioni sommarie in strada a Gaza da parte delle brigate al Qassam non ha studiato mezza pagina di storia, o è in malafede, o entrambi. Queste pagine noi le abbiamo viste pari pari durante la Resistenza italiana. Sono episodi che tendiamo a non raccontare nelle pubbliche cerimonie, perché è passata l’idea che la Resistenza si è fatta con atti di gentilezza e mazzi di fiori.

Anche negli Stati Uniti si sono verificati episodi analoghi: l’SJP (Students for Justice in Palestine), principale organizzazione studentesca propal attiva nelle università americane (con delle sezioni presenti anche in Canada e Nuova Zelanda), ha letteralmente festeggiato le esecuzioni pubblicando un post che recita: “Morte all’occupazione. Morte al sionismo. Morte a tutti i collaborazionisti”.

Restituzione con il contagocce

Dopo la restituzione di tutti gli ostaggi israeliani ancora in vita, Hamas avrebbe dovuto gradualmente restituire anche i corpi di quelli morti. Tuttavia, anche in questo caso hanno dato prova di non essere realmente disposti a rispettare gli impegni presi.

Lunedì 26 ottobre, una bara consegnata da Hamas a Israele conteneva i resti parziali di Ofir Tzarfati, un ostaggio il cui corpo era già stato recuperato dai militari dell’Idf nel dicembre 2023, secondo quanto affermato da funzionari israeliani.

Oltre a non restituire i corpi di nessuno dei 13 ostaggi deceduti che si trovano ancora nella Striscia di Gaza, Hamas ha anche inscenato una falsa “scoperta” dei resti di Tzarfati nella parte orientale di Gaza City, di fronte alla Croce Rossa.

Questo episodio è emerso poiché è stato filmato da un drone militare. Il filmato completo è stato pubblicato dall’Idf il giorno seguente, dopo che la famiglia di Tzarfati è stata informata da rappresentanti dell’esercito israeliano che Hamas aveva restituito ulteriori resti del suo corpo.

Conclusioni

Per concludere, è chiaro come sia Hamas a non aver rispettato gli accordi, e pertanto è il principale responsabile di un’eventuale ripresa delle ostilità. Ma ben più scandaloso del loro operato, che in fondo era prevedibile, è il modo in cui certi media occidentali si prestino completamente a fare da megafono alla narrazione dei terroristi.

Tutto ciò mentre dai Paesi arabi, al contrario, si siano levate alcune voci coraggiose di giornalisti e media che accusano Hamas di “comportarsi come una gang”, e puntano il dito contro l’emittente statale qatariota Al Jazeera che giustifica le esecuzioni dei gazawi.

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