Groenlandia, spunta un’idea di accordo. Trump: no alla forza e stop ai dazi

Con Rutte definito il "quadro per un futuro accordo". Il presidente Usa: "opzione militare non sul tavolo". "Vogliamo alleati forti", gli europei escano dalla cultura autolesionista degli ultimi anni

4.3k 2
trump_davos_foxnews

La notizia da Davos, com’era prevedibile, arriva da Donald Trump e sgombra il campo da uno spauracchio che gli europei continuano ad agitare per evitare di rispondere seriamente a Washington e portare la narrazione sulla difensiva, sulla risposta ad una minaccia di aggressione.

“Non userò la forza”

No, non ci sarà un’invasione della Groenlandia. “Non ho bisogno di usare la forza, non voglio usare la forza, non userò la forza”, ha detto il presidente Usa, ammettendo lui stesso che “questa è forse l’affermazione più importante, perché la gente pensava che avrei usato la forza”. “L’opzione militare in Groenlandia non è sul tavolo”.

Un’idea di accordo

Stop anche ai dazi dal 1º febbraio, a seguito di un “produttivo incontro” con il segretario generale della Nato Mark Rutte, annuncia Trump, nel quale è stato definito il “quadro per un futuro accordo” riguardo la Groenlandia e l’Artico. “I negoziati tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia proseguiranno con l’obiettivo di assicurare che Russia e Cina non ottengano mai accesso – economico o militare – in Groenlandia”, ha dichiarato una portavoce della Nato.

Pare che abbia funzionato l’approccio di Rutte, Meloni e Merz. Non l’isteria e gli occhiali a specchio di Macron.

In una intervista alla Cnbc Trump ha parlato di una “idea di accordo”. “Un accordo di proprietà… Per sempre. Meglio di un contratto di locazione di 99 anni…”. E ha aggiunto riguardo i danesi, “saranno coinvolti nel Golden Dome, e saranno coinvolti nei diritti minerari, e lo saremo anche noi”.

Secondo quanto emerso, gli Stati Uniti otterrebbero la sovranità su alcune porzioni di territorio della Groenlandia, a tutti gli effetti territorio statunitense su cui potrebbero costruire basi militari, sul modello delle basi britanniche a Cipro.

“Tutto ciò che volevamo. Vera sicurezza nazionale! E sicurezza internazionale. L’accordo sarà pubblicato molto presto… ci dà tutto ciò che ci serviva ottenere. È il massimo accordo a lungo termine. Infinito. Non c’è limite di tempo. È un accordo che dura per sempre. Anche i minerali e tutto il resto”.

L’articolo 3 del Trattato Nato

Nel suo discorso The Donald aveva rilanciato la richiesta di acquisizione dell’isola, ricorrendo ad argomenti non liquidabili come capricci. “Ho un rispetto enorme sia per il popolo della Groenlandia che per il popolo della Danimarca”, la premessa. Per poi affondare, ricordando che “ogni alleato della Nato ha l’obbligo di essere in grado di difendere il proprio territorio, e il fatto è che nessuna nazione o gruppo di nazioni è oggi in grado di mettere in sicurezza la Groenlandia, se non gli Stati Uniti”.

Viene qui richiamato l’articolo 3 del Trattato, che fissa i presupposti per l’efficacia dell’articolo 5, impegnando i Paesi membri a “mantenere e sviluppare la loro capacità, individuale e collettiva, di resistere ad un attacco armato”. Tanto che uno dei requisiti per l’adesione all’Alleanza è proprio questa capacità, un esame a cui gli alleati sottopongono lo stato richiedente. Ovvio che non si tratta di una totale capacità, ma richiede che non sia totalmente indifeso. Insomma, che contribuisca. È ovvio che la Danimarca soddisfi il requisito per quanto riguarda il territorio continentale, molto meno ovvio per quanto riguarda l’enorme territorio, circondato dall’oceano e situato in un altro continente, della Groenlandia.

Il presidente Usa ha ricordato che nel 2019 Copenhagen si era impegnata a spendere “oltre 200 milioni di dollari per rafforzare le difese” dell’isola, ma, sostiene, “ha speso meno dell’1 per cento”. E l’1 per cento, “non è un segno di presenza danese in quel Paese”. “Con grande rispetto, non può proteggere questa gigantesca massa di terra, questo gigantesco pezzo di ghiaccio, svilupparlo, migliorarlo e renderlo un bene per l’Europa e sicuro per l’Europa”.

La Groenlandia è un territorio vasto, quasi interamente disabitato e non sviluppato. Si trova indifeso in una posizione strategica chiave tra Stati Uniti, Russia e Cina. Quest’enorme isola non protetta fa in realtà parte del Nord America, al confine settentrionale dell’emisfero occidentale. È un interesse fondamentale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e, di fatto, è stata la nostra politica per centinaia di anni impedire alle minacce esterne di entrare nel nostro emisfero. Solo gli Stati Uniti possono proteggere questa gigantesca massa di terra. Nessun altro può farlo. Né la Danimarca, né nessun altro. Amiamo la Danimarca, ma loro non possono farlo. È troppo grande, troppo lontana, è troppo costoso ed è troppo importante.

Questo è il motivo per cui Trump sta cercando di “avviare negoziati immediati” per l’acquisizione della Groenlandia. E pare ci sia riuscito.

La principale obiezione

L’obiezione principale è che in realtà, già oggi, all’interno dell’attuale cornice di sicurezza Nato, gli Stati Uniti potrebbero difendere efficacemente l’isola senza bisogno di acquisirla – installare basi e inviare soldati, navi e aerei. Durante la Guerra Fredda, la presenza militare Usa nell’isola era molto più consistente. I danesi ne sarebbero ben felici.

Il problema, però, è che sarebbero ancora gli Stati Uniti a pagare per intero il conto, pur non possedendola. E come noto gli americani non sono più disponibili a pagarlo. Stephen Miller a Fox News non ci ha girato intorno, riferendosi all’approccio degli europei:

Vogliono che spendiamo centinaia di miliardi di dollari per difendere un territorio per loro che è il 25 per cento più grande dell’Alaska, a spese 100 per cento americane. Ma dicono che mentre lo facciamo, appartiene al 100 per cento alla Danimarca.

Per questo Trump ribadisce la sua richiesta di avere il “pieno diritto di proprietà” dell’isola. “Perché hai bisogno della proprietà per difenderla. Non puoi difendere un semplice affitto”. Anche politicamente, ha fatto capire, sarebbe difficile giustificare la spesa di miliardi di dollari per difendere un territorio che non si possiede.

Questione di sicurezza

L’acquisizione “non costituirebbe una minaccia per la Nato, aumenterebbe notevolmente la sicurezza dell’intera alleanza. Perché in questo momento è un buco gigantesco. È come una grande porta aperta proprio sopra il nostro emisfero”.

Trump ha ricordato che gli Stati Uniti hanno già difeso la Groenlandia, durante la Seconda Guerra Mondiale, impedendo che finisse nelle mani della Germania nazista, o durante la Guerra Fredda. Dopo la guerra, ha ricordato, “l’abbiamo rispettosamente restituita alla Danimarca”. Ma ora, con le mire cinesi e russe sull’Artico, le nuove armi, i missili ipersonici, “non possiamo avere una massa di terra indifesa di quelle dimensioni proprio lì”.

Non c’è nulla di male nell’acquisizione, “abbiamo acquisito molti altri territori nel corso della nostra storia”, come anche gli stati europei. Non è una “questione personale” contro la Danimarca, ma di “buon senso”, di “protezione dell’Occidente, protezione della libertà, protezione del nostro stile di vita. Succederà qualcosa che sarà molto positivo per tutti. Penso che troveremo una soluzione che renderà la Nato molto contenta…”

“Vogliamo un pezzo di ghiaccio per la protezione del mondo stesso”, ha concluso Trump, escludendo l’uso della forza ma non escludendo che un eventuale rifiuto abbia serie conseguenze nel rapporto con gli alleati europei: “Avete una scelta. Potete dire sì, e ne saremo molto grati. O potete dire no, e ce ne ricorderemo”.

Un Occidente forte e unito

Il messaggio all’Europa non si esaurisce con la Groenlandia. Trump ha assicurato che gli Stati Uniti “tengono davvero molto” all’Europa. Ha ricordato le sue origini al 100 per cento scozzesi e tedesche. Ha anche spiegato che la prosperità dell’Europa è un “interesse nazionale” degli Stati Uniti, ma proprio per questo chiedono un cambio di rotta e un riallineamento. Vogliono un Occidente “forte e unito”, ma gli europei “devono fare la loro parte“.

Crediamo profondamente nei legami che condividiamo con l’Europa come civiltà. E voglio vederla prosperare. È per questo che temi come l’energia, il commercio, l’immigrazione e la crescita economica devono essere questioni centrali per chiunque voglia vedere un Occidente forte e unito, perché l’Europa e quei Paesi devono fare la loro parte. Devono uscire dalla cultura che hanno creato negli ultimi dieci anni. È orribile quello che stanno facendo a se stessi. Si stanno distruggendo. Questi luoghi bellissimi. Vogliamo alleati forti, non alleati seriamente indeboliti. Vogliamo un’Europa forte. In ultima analisi, queste sono questioni di sicurezza nazionale.

Nel mirino di Trump la truffa green (“green new scam”) e l’immigrazione incontrollata: “Qui in Europa abbiamo visto il destino che la sinistra radicale ha cercato di imporre all’America. Ci hanno provato molto duramente”. Il presidente Usa ha parlato di luoghi storici “irriconoscibili” e ha fornito i numeri: la Germania che oggi “produce il 22 per cento di elettricità in meno rispetto al 2017” e i prezzi “più alti del 64 per cento”.

Il Regno Unito che “produce appena un terzo dell’energia totale, da tutte le fonti, rispetto al 1990”. Eppure, ricorda, “si trova sopra il Mare del Nord, una delle più grandi riserve energetiche al mondo, ma non la utilizza”, ed è “uno dei motivi per cui la loro energia ha raggiunto livelli catastroficamente bassi, con prezzi altissimi”.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version