I Baha’i, la minoranza religiosa perseguitata in Iran

Contro di loro oltre l'85 per cento di tutte le violazioni dei diritti umani nei confronti di minoranze religiose in Iran. Arresti, discriminazioni, donne nel mirino

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Iran donne (1)

Quando, il 20 ottobre, i coniugi Negar Misaghian e Shakib Farzan sono stati arrestati in casa loro e trasferiti in un centro di detenzione a Shiraz, nell’Iran meridionale, non erano nuovi a questo genere di situazioni: essendo di religione Baha’i, avevano già subito arresti e discriminazioni sul piano legale.

Nel settembre 2024, la Misaghian era stata arrestata e separata dal marito e dal figlio di due anni, per essere rinchiusa nella sede locale di Shiraz del Ministero dell’Intelligence iraniano.

Questa è solo una delle tante storie di persecuzioni che la comunità Baha’i (circa 300.000 persone in Iran, secondo alcune stime) deve subire da parte del regime della Repubblica Islamica. Secondo un report stilato dall’organizzazione HRA (Human Rights Activists in Iran), nel 2023 i Baha’i hanno subito oltre l’85 per cento di tutte le violazioni dei diritti umani nei confronti di minoranze religiose in Iran.

Chi sono i Baha’i

Fondata intorno alla metà dell’800 dal predicatore Bahá’u’lláh, da una scissione in seno al movimento religioso persiano noto come “bábismo” (a sua volta il frutto di una scissione dall’Islam sciita), questa religione viene considerata dai suoi seguaci la nuova rivelazione divina, in continuità con le grandi religioni tradizionali, predicando l’unità tra tutte le fedi.

Già da prima della rivoluzione islamica di Khomeini del 1979, queste nuove religioni sono oggetto di persecuzioni da parte del clero sciita persiano. Siyyid ‘Alí Muḥammad Shírází, fondatore nel 1844 del bábismo e che veniva chiamato dai suoi discepoli il Báb, nel 1850 venne giustiziato da un plotone di esecuzione. Due anni dopo Bahá’u’lláh, uno dei discepoli del Báb, venne arrestato e rinchiuso in carcere a Teheran, dove rimase per un anno.

Al suo rilascio, avvenuto nel 1853, venne esiliato a Baghdad (all’epoca parte dell’Impero Ottomano), dove ha continuato le sue predicazioni fino a quando non è stato trasferito prima a Istanbul, poi nella città turca di Edirne e infine ad Acri, dove morì nel 1892. Già nel 1863, Bahá’u’lláh si presentò ai bábisti scampati alle persecuzioni come il nuovo messaggero divino, e da allora la maggioranza di loro lo accettò come tale cambiando nome in Baha’i.

Oggi, le spoglie sia di Bahá’u’lláh che del suo mentore Báb sono sepolte in Israele, tanto che anche la principale sede mondiale del movimento Baha’i, la Casa Universale di Giustizia, è situata sul Monte Carmelo a Haifa. Sono presenti in ogni parte del globo, e contano una popolazione mondiale di alcuni milioni di persone (oltre 5 milioni secondo il Baha’i World News Service, più di 9 milioni secondo l’Encyclopedia Britannica). In Italia, sono presenti sin dagli inizi del ‘900, e oggi si stima che la comunità Baha’i italiana possa contare circa 5.000 persone.

Le discriminazioni in Iran

Dopo il 1979, i Baha’i sono stati ulteriormente perseguitati dal regime iraniano, che non li riconosce tra le minoranze religiose ufficiali del Paese (le uniche riconosciute legalmente secondo l’articolo 13 della Costituzione iraniana sono zoroastriani, ebrei e cristiani). In più, nel 1991 è stato adottato un memorandum sui Baha’i firmato dall’Ayatollah Khamenei, che definisce tutta una serie di strategie con il preciso intento di impedire lo sviluppo di questa comunità.

Secondo un report stilato dalla Baha’i International Community in collaborazione con le Nazioni Unite, dal giugno 2024 al giugno 2025 si sono intensificati gli sforzi da parte di Teheran per colpire i Baha’i, ad esempio accusandoli di essere delle spie sul libro paga d’Israele. In un anno, si stima che almeno 200 persone abbiano subito dei blitz nelle loro case e la chiusura forzata delle loro attività imprenditoriali.

In particolare, le autorità iraniane cercano regolarmente di far chiudere i negozi di proprietà dei commercianti Baha’i per scoraggiarli dall’osservare i giorni di riposo previsti dalla loro religione. E con la scusa delle perquisizioni, spesso gli vengono confiscati non solo libri, fotografie, cellulari e computer portatili, ma anche documenti d’identità, passaporti, gioielli e altri oggetti di valore.

Persecuzione delle donne

Ad essere particolarmente prese di mira da queste misure discriminatorie sono le donne: a metà del 2024, su un totale di 93 Baha’i incarcerati o citati in giudizio in Iran, ben 72 erano di sesso femminile.

Nel gennaio di quest’anno, 11 donne Baha’i sono state incarcerate per la loro fede in una serie di perquisizioni domestiche avvenute nelle prime ore del mattino, effettuate senza alcun preavviso né mandati di arresto.

E nell’ottobre 2024, altre 10 che vivevano nella città di Isfahan hanno ricevuto una condanna complessiva di 90 anni di carcere e subito trattamenti crudeli: gli sono state negate sia le cure mediche che un regolare processo, e hanno anche subito abusi fisici in carcere.

Alcune storie di persecuzioni sono più pesanti di altre: nel dicembre 2024 Mahvash Sabet, poetessa e obiettrice di coscienza di 71 anni, si è sottoposta a un intervento al cuore dopo oltre 13 anni di detenzione, ma nonostante le sue condizioni di salute precarie il governo iraniano l’ha obbligata a tornare in prigione per scontare il resto della pena.

Discriminati nell’istruzione

Un settore nel quale la discriminazione è evidente è quello dell’istruzione superiore. Ai Baha’i in Iran non è permesso iscriversi all’università né ricoprire alcun ruolo in ambito accademico, il che riduce anche le loro opportunità nel mercato del lavoro.

Anche le insegnanti Baha’i vengono prese di mira. A maggio, Anisa Fanaian è stata condannata a 7 anni di carcere per aver insegnato a leggere e scrivere ai bambini rifugiati afghani, ed è stata accusata di “formare un gruppo con l’intento di minare la sicurezza nazionale”. Analogamente, Maryam Zabihi è stata condannata per aver tenuto dei corsi in casa sua per giovani Baha’i esclusi dalle università, con l’accusa di “attività educative contrarie alla Sharia islamica”.

Attacchi ai cimiteri

Un’altra tattica adottata frequentemente dalle autorità iraniane consiste nel vandalizzare, demolire o chiudere i cimiteri Baha’i, negando loro la possibilità di onorare i propri defunti.

A Rafsanjan, nel maggio 2025 le autorità hanno scavato una buca di 2 metri intorno alle tombe già esistenti, limitando le future sepolture e costringendo le famiglie a utilizzare spazi più stretti tra le tombe; mentre nel cimitero di Bojnourd, la proprietà del terreno è stata confiscata, e sono state adottate crescenti restrizioni.

In un caso, una donna mentalmente disabile è stata seppellita a 120 chilometri dalla sua città natale Kerman, dopo che il cimitero Baha’i locale è stato fatto chiudere. Alla sua famiglia è stata imposta una tassa molto alta per procedere con la sepoltura.

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