Il “contrordine compagni” dello Sinn Féin: sparisce in una notte l’archivio delle posizioni pro-Putin

Zuppa di Porro: rassegna stampa del 7 ottobre 2020

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Neanche due settimane fa, le elezioni in Irlanda del Nord hanno visto per la prima volta imporsi come partito di maggioranza relativa lo Sinn Féin, che ha conquistato 27 seggi su 90. Non voglio però prendere in analisi i complessi scenari che si aprono adesso per la Northern Ireland Assembly, in cui gli unionisti sono comunque ancora in numero maggiore dei nazionalisti e i nuovi partiti che cercano di distanziarsi da questa dicotomia avanzano: Daniele Meloni ha già ottimamente delineato alcune dinamiche proprio sulle nostre pagine. No, vorrei dedicare alcune parole a mostrare che tipo di partito sia lo Sinn Féin, non solo nel suo passato – relativamente – remoto, ma nella sua attualità.

Infatti, neanche due mesi fa, la formazione politica guidata a livello generale da Mary Lou McDonald si è resa protagonista di un’operazione di distruzione dei propri archivi quale non si era potuto vedere dai tempi in cui la Stasi si dedicava giorno e notte a distruggere milioni di documenti compromettenti. Il problema è che i tempi sono decisamente cambiati: adesso per far sparire un archivio di cui sarebbe difficile andare fieri bastano pochi clic. Allo stesso tempo, tuttavia, è pressoché impossibile rimuovere per sempre ciò che si vuole nascondere.

Ma che cos’è che ha fatto vergognare a tal punto un partito che è stato di fatto l’ala politica dell’IRA – cosa di cui non si è mai pentito, né ufficialmente né ufficiosamente, né a livello di partito che di singoli esponenti? Vladimir Putin. In effetti, per il presidente russo lo Sinn Féin ha a lungo avuto un debole, manifestato in modo inequivocabile in anni e anni di dichiarazioni e prese di posizione.

Tante, tantissime prese di posizione, in effetti, veramente un numero enorme, se pensiamo che lo SF ha provveduto a cancellare, dalla sera alla mattina – col favore delle tenebre, avrebbe detto un altro noto ammiratore di Putin – dal suo sito ufficiale materiale potenzialmente imbarazzante per un partito che ormai punta a essere forza di governo in due nazioni, distribuito lungo l’arco addirittura degli ultimi 20 anni.

In pratica, fino a metà marzo il sito dello Sinn Féin aveva un archivio forte di 2.729 pagine, che riportavano praticamente ogni dichiarazione dei suoi rappresentanti. A fine mese, queste pagine erano scese alla assurdamente piccola cifra di 373. In altre parole, hanno ritenuto opportuno cancellare quasi il 90 per cento della loro storia recente.

A questo punto, forse conviene fare una breve annotazione, per spiegare a tutti la situazione: lo Sinn Féin è un caso unico nel quadro politico europeo, dal momento che corre sia nella Repubblica d’Irlanda che in Irlanda del Nord. Da sempre legato a posizioni decisamente estremiste, ha conosciuto recentemente un grande aumento di popolarità e di consensi da entrambi i lati del confine. A Belfast, come detto, è adesso il primo partito, e da anni prende parte ai governi di unità voluti dal Good Friday Agreement; anche a Dublino è il partito di maggioranza relativa al Dáil Éireann, ma qui è stato posto all’opposizione da accordi di Großekoalition tra Fianna Fáil, Fine Gael e Green Party. Con le prossime elezioni, però, la McDonald conta di andare finalmente al governo, forte di sondaggi che la danno in costante e apparentemente inarrestabile crescita. Da qui, la necessità di evitare il più possibile scandali e motivi di imbarazzo.

Come dicevo, tuttavia, è oggi impossibile cancellare le tracce completamente, a maggior ragione se il tentativo è così pacchiano, da dimenticare che ne esiste una copia nei registri ufficiali – quando si tratta di dichiarazioni di voto o simili. Quindi, possiamo presumere che lo Sinn Féin non gradisse ricordare di aver ordinato ai propri deputati al Parlamento europeo di astenersi in occasione della risoluzione del 2015 che condannava il “coinvolgimento sia diretto che indiretto della Russia nel conflitto armato in Ucraina, e la sua annessione illegale della Crimea”.

Evidentemente, preferirebbero anche far dimenticare la dichiarazione ufficiale rilasciata da Mary Lou McDonald in persona per attaccare l’allora taoiseach (il premier irlandese) Leo Varadkar per quello che ebbe a definire il suo “palese disprezzo per la neutralità irlandese”. Che cosa aveva fatto Varadkar per meritarsi tanto astio, vi chiederete. Aveva proceduto a espellere un diplomatico russo, come risposta ai cosiddetti avvelenamenti di Salisbury: il noto caso del marzo 2018, in cui l’ex agente segreto russo Sergej Skripal, sua figlia Julija e un agente di polizia britannico, Nick Bailey, furono avvelenati con l’agente nervino novičòk. Il governo May e tutta la comunità europea furono unanimi nell’accusare la Russia e nel prendere provvedimenti: perfino Jeremy Corbyn, dopo una breve esitazione, si disse favorevole a sanzioni ed espulsioni. Alla fine, solo la pasionaria leader ultranazionalista e terzomondista dello Sinn Féin difese a oltranza Putin, tra i partiti di governo europei, in tale occasione – quale era il suo in Irlanda del Nord.

Allo stesso modo, sembra che il direttivo del partito gradirebbe non mantenere viva la memoria della dichiarazione di voto con cui l’europarlamentare Lynn Boylan, nel 2019, espresse il suo voto contrario alla mozione per bloccare la costruzione del nuovo gasdotto russo Nord Stream 2. Peggio ancora, sarebbe stato conservare in bella vista quella dell’altro europarlamentare Chris McManus, che è stato uno degli appena 69 su 548 a votare contro la risoluzione del Parlamento europeo a sostegno della piena indipendenza e sovranità dell’Ucraina, appena lo scorso dicembre.

Purtroppo, lo Sinn Fein non è certo l’unico movimento populista occidentale a essere stato per anni un autentico apologeta di Putin e portavoce dei suoi interessi – in Italia ne sappiamo qualcosa. Però, come fa notare il Daily Telegraph, dopo l’ennesima sconfitta della Le Pen e il ridimensionamento dei membri della fu coalizione gialloverde italiana, al momento sono forse i più vicini a giungere al potere, magari da soli. E forse, in questa loro posizione ci mostrano un’anticipazione di possibili scene di “abbandonate la nave” cui assisteremo un po’ ovunque. Resta però da vedere quanto siano non tanto sentite, ma credibili sul medio periodo.

La reazione del partito che spera di essere presto di governo in entrambe le Irlande, di fronte all’unità mostrata dall’Occidente verso l’invasione di uno Stato sovrano da parte di Putin, è stata quella di cambiare immediatamente schieramento, senza alcun pudore. Senza minimamente arrossire, la McDonald ha avallato le sanzioni, augurandosi che fossero “di portata tale da non lasciare dubbi sul fatto che Putin e i suoi sostenitori oligarchi pagheranno un prezzo enorme per aver scelto la strada del conflitto militare invece di quella del dialogo e della diplomazia”. Un taglio netto, quindi, che necessita di essere accompagnato da un certo oblio del passato, anche se il passato è distante appena pochi mesi.

Eppure la McDonald non è certo una persona che si tenga alla larga col massimo rigore da ogni possibile associazione a personaggi di dubbia fama. Ha iniziato la sua ascesa nel lontano 2003, diventando il pupillo e delfino designato di Gerry Adams, storico capo dello Sinn Féin dai noti legami con gli ambienti estremisti ed eversivi. Proprio in quell’anno, la giovane e rampante politica ricevette il primo bagno di celebrità, quando prese parte alla cerimonia annuale tenuta da Adams per deporre fiori presso la statua del capo di stato maggiore dell’IRA, Séan Russell, che nel 1940 morì in un U-Boot tedesco mentre tornava in patria dopo aver seguito un addestramento all’uso di esplosivi a Berlino. Sì, avete capito bene, Russel era un aperto collaboratore dell’Abwehr, il servizio segreto nazista, e sotto la sua direzione l’IRA condusse diverse campagne di sabotaggio ai danni dei britannici, impiegando materiale e addestramento fornito dai tedeschi, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale e della Battaglia d’Inghilterra.

Lo Sinn Féin non si è mai vergognato di venerare terroristi e perfino collaborazionisti del nazismo, ma, di fronte alla concreta possibilità di raggiungere le massime sfere del potere, il bisogno di dare una ripulita almeno alla facciata è divenuto pressante. La McDonald è stata a lungo soprannominata “I believe Gerry“, una frase che era solita ripetere come un mantra ogni volta che qualcuno metteva in dubbio la linea del partito – perché questo va detto, lo SF è effettivamente un partito organico vecchio stampo, in cui le decisioni vengono prese in alto e applicate a cascata con totale obbedienza.

E così, in perfetto stile, è arrivato il “contrordine compagni”: dopo aver ricevuto la nomina a presidente del partito nel 2018, Mary Lou McDonald ha guidato lo Sinn Féin in una lunga serie di voltafaccia, con lo scopo di renderlo vagamente presentabile come moderno partito populista di sinistra progressista. Si parte dalla Ue, che l’attuale presidente ha personalmente a lungo osteggiato, attaccandola coi toni più aspri, e che invece nel post-Brexit sembra vedere con simpatia. Si arriva ai temi dell’aborto, del matrimonio tra persone dello stesso sesso e di una pletora di cause progressiste come il consumo di cannabis o la prostituzione.

Lo Sinn Féin è sempre stato fortemente conservatore su questi temi, in virtù del suo legame con certi ambienti cattolici – ovviamente in chiave di opposizione a quelli che i loro simpatizzanti designano come “damn Prods”, i protestanti malvagi che a loro modo di vedere hanno distrutto l’Irlanda. Eppure, adesso che la McDonald può puntare a governare, è riuscita a presentarsi come autentica progressista, e si sforza di tenere ben chiuso l’armadio con tutti gli scheletri di decenni di appoggio al terrorismo in casa e alle dittature all’estero, insomma a chiunque si ponesse come nemico dello schieramento atlantista a guida angloamericana.

La signora McDonald ha trascorso diverso tempo negli Stati Uniti, a marzo, dove ha raccolto il sostegno di molti dei “nuovi Democratici”, personaggi come Alexandria Ocasio-Cortez e Ilhan Omar, e ha vissuto molti bagni di folla. Qualcuno ha in effetti cercato di rovinarle la festa, ma non sembra esserci riuscito. Mentre si trovava a New York per tenere un discorso alla Fordham University, gestita dai gesuiti nel Bronx, le è stato chiesto di commentare la cancellazione di gran parte del sito web del partito: lei, senza scomporsi, ha spiegato che si trattava solo di una revisione di routine del sito, di una “questione di pulizia”.

Non solo, ma è riuscita a rigirare la frittata dell’invasione russa in modo da attaccare non tanto Putin, ma un generico “colonialismo”. Si è infatti rivolta a una folla entusiasta dicendo che “lo scoppio del conflitto in Europa ci ricorda che la pace e la sovranità […] sono preziose e non possono mai essere date per scontate. L’Irlanda conosce bene l’eredità dannosa e divisiva della colonizzazione, dell’occupazione e della negazione dell’autodeterminazione”. Insomma, invece di condannare Putin, è riuscita a parlare male del “colonialismo inglese” e dell’imperialismo che nega l’autodeterminazione dei popoli, lo stesso spartito di chi vede l’attacco russo come una liberazione del Donbass sottoposto a genocidio da parte Ucraina. Non c’è che dire, il padre padrone del Cremlino sarebbe orgoglioso di lei, e Mary Lou McDonald sembra decisamente avere tutte le carte in regola per essere la prima populista di sinistra, sovranista e terzomondista ad arrivare al governo in Europa, nonostante – o grazie a, dipende dai punti di vista – 20 anni di sostegno reciproco con l’ispiratore di ogni rossobrunismo, Vladimir Putin.

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