Il cortocircuito degli attivisti Lgbtq pro-Hamas

Sostengono i regimi più omofobi che mettono a morte gli omosessuali e condannano uno dei Paesi più “Lgbtq-friendly” come Israele. Il caso Hamtramck, Michigan

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Nel film del 1979 La patata bollente, Renato Pozzetto interpreta il classico operaio comunista di quegli anni, fedele al sindacato e ammiratore acritico dell’Unione Sovietica. Ma uno degli aspetti più importanti del film, era che lui incarnava anche un altro aspetto della vecchia sinistra, che oggi risulterebbe indigesto a quella attuale: incontrando un giovane omosessuale, lui e i suoi compagni del sindacato rivelavano una forte ostilità verso i gay, incompatibili con l’immagine dell’operaio virile e amante delle donne.

Vecchia sinistra anti-gay

Questo è solo un esempio del fatto che la sinistra storica in realtà era fortemente ostile agli omosessuali: a Cuba, Che Guevara rieducava a forza gli omosessuali in veri e propri campi di concentramento; in Cina, Mao Tse-Tung mise al bando l’omosessualità creando anch’egli dei campi di lavoro forzato, e in alcuni casi applicando persino la pena di morte; e in Unione Sovietica, dal 1934, i gay potevano essere mandati nei gulag perché, come disse il commissario del popolo per la giustizia Nikolaj Krylenko, “l’omosessualità è il prodotto di decadenza delle classi sfruttatrici”.

Lgbtq per Hamas

Nonostante ciò, nel corso dei decenni molti attivisti Lgbtq hanno espresso la loro preferenza verso le sinistre più radicali, arrivando persino, nel caso del conflitto israelo-palestinese, ad osteggiare Israele e a fare il tifo per Hamas.

Basti pensare a quando Michela Murgia dichiarò testualmente di pensarla come Hamas sul conflitto, o al fatto che il fumettista trans Fumettibrutti (nome d’arte di Jole Signorelli) si è unita al boicottaggio di Lucca Comics & Games, iniziato da Zerocalcare, a causa del patrocinio dell’ambasciata israeliana. O al fatto che in molte manifestazioni contro Israele appaiano slogan come Queers for Palestine.

Il cortocircuito dell’intersezionalità

Queste prese di posizione affondano le loro radici in teorie come quella dell’intersezionalità: in pratica, è la concezione secondo cui tutte le categorie viste come oppresse (gay, neri, arabi, latini, ecc.) devono coalizzarsi in nome di una lotta comune, perché legati da esperienze di discriminazione simili. Una teoria assai diffusa negli atenei occidentali, che partendo dagli Stati Uniti ha fatto molto proselitismo nelle sinistre occidentali, soprattutto tra i giovani.

Il risultato è che in molti prendono posizione senza rendersi conto di quello che fanno: attivisti Lgbtq che appoggiano un regime omofobo che uccide gli omosessuali; femministe che difendono fanatici e misogini; ambientalisti che difendono chi, in anni recenti, ha bruciato numerosi ettari di terra in Israele con palloni incendiari, uccidendo molti animali selvatici.

Ciò ha portato a diversi attacchi contro i gruppi Lgbtq ebraici, spesso espulsi o emarginati dai Pride. E questo nonostante Israele sia il Paese più gay-friendly in Medio Oriente, o che dia rifugio ai gay palestinesi che scappano dai Territori. Tra l’altro, la più celebre cantante trans israeliana, Dana International, è stata tra i pochissimi trans a prendere le difese di J. K. Rowling quando è stata ingiustamente accusata di odiarli.

Poche eccezioni

In tale contesto, non mancano tuttavia coloro che coraggiosamente si distinguono per le loro posizioni ragionevoli e fuori dal coro: come Angelo Pezzana, storico attivista del Partito Radicale e co-fondatore negli anni ’70 del Fuori!, il primo movimento italiano per i diritti degli omosessuali. Pezzana ha più volte difeso le ragioni d’Israele e degli ebrei, in particolare attraverso il sito Informazionecorretta da lui fondato nel 2001.

Un altro caso è quello del giornalista e scrittore Daniele Scalise, autore di molti libri sull’omofobia e l’antisemitismo (da un suo libro è tratto il film Rapito di Marco Bellocchio). In una recente intervista a Libero, Scalise ha affermato che in certi ambienti “in nome dell’anticolonialismo, con le realtà del Terzo Mondo si sospende il giudizio”, consentendo che uccidano i gay e impongano il velo alle donne.

Il caso di Hamtramck

Per capire cosa succede ai gay quando l’islamismo radicale prende il potere, non c’è bisogno di andare a Gaza o in Iran. Basta vedere quello che è successo a Hamtramck, paese di circa 28.000 abitanti nello Stato americano del Michigan.

Per molto tempo la maggioranza della popolazione e di chi la governava era costituita da discendenti di immigrati dall’Europa dell’Est, ma nel 2015 fece notizia il fatto che furono il primo comune nella storia degli Stati Uniti ad eleggere un consiglio comunale a maggioranza musulmana, dovuto alla crescente presenza di immigrati dai paesi arabi e dal Bangladesh. Una tendenza che portò l’intero consiglio ad essere composto unicamente da musulmani con le elezioni del 2021, quando venne eletto sindaco Amer Ghalib, 43enne di origine yemenita.

All’epoca i Democratici esultarono, vedendo nel risultato una vittoria del multiculturalismo contro l’islamofobia. Tuttavia, nel giugno 2023 gli stessi si sono lamentati dopo che il consiglio comunale ha votato all’unanimità la decisione di proibire in via permanente l’esposizione di bandiere arcobaleno e simboli Lgbtq in città, in vista del Gay Pride. Una votazione che ha visto i consiglieri esultare, e pubblicare sui social messaggi come “città senza froci”.

In tutto questo vi è “un sentirsi traditi”, ha dichiarato il precedente sindaco, Karen Majewski. “Vi abbiamo sostenuti quando eravate minacciati, e ora che sono i nostri diritti ad essere sotto attacco, siete voi a minacciarci”.

Se le polemiche legate all’ostilità verso i gay ebbero una certa eco mediatica, lo stesso non si può dire per altri tipi di odio: nel 2022 emersero vecchi post del sindaco Ghalib su Facebook in cui scriveva che i leader dei Paesi arabi erano in realtà ebrei nascosti, e mise il “like” al commento di uno che diceva che gli ebrei sono tutti scimmie. Quando gli fu chiesto conto di questi e altri post, rispose che i suoi detrattori erano dei “parassiti”, per poi cancellare la cronologia del suo profilo Facebook.

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