Milei all’Onu: non bruciate il futuro per scaldare il presente

Necessario "un equilibrio affinché il pane di oggi non significhi la fame di domani". L'elogio di Donald Trump e le proposte di riforma del carrozzone Onu

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È mio dovere mettervi in ​​guardia contro questo male perché in Argentina lo stiamo vivendo fino alle sue naturali conseguenze. Siamo giunti alla fine del comodo sentiero che porta a ignorare il futuro, in altre parole, veniamo da un futuro che, per voi, non è ancora pienamente arrivato. E voglio dirvi che siete ancora in tempo per impedirlo. Perché nessuna società può sopravvivere se incendia il futuro per riscaldare il presente.

Così ha detto Javier Milei, all’80ma sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Finalmente all’Onu, è arrivato a parlare un economista vero. Uno che contraddice, con chiarezza, il motto keynesiano “nel lungo periodo saremo tutti morti”. Ebbene, quel “lungo periodo” è oggi e in Argentina, economicamente, sono effettivamente morti.

Il presente contro il futuro

Javier Milei ha messo il dito nella piaga di gran parte dei governi, non solo latino-americani, ma di tutto il mondo democratico. Promettono miracoli, spendono, spandono, si indebitano e alla fine muoiono. Tanto la morte toccherà sempre a qualcun altro. Milei sta rimboccandosi le maniche e prova a sfidare il consenso del pubblico, per risollevare l’Argentina dall’abisso in cui è finita dopo un secolo di politiche stataliste.

In tutto il mondo sta emergendo una contraddizione tra presente e futuro: un problema politico, economico e filosofico, la cui risposta determina il destino dell’intera umanità. Se lo mettiamo nei termini di conforto e disagio, il mondo intero sembra bloccato nel conforto del presente, ignorando le conseguenze che questo potrebbe avere in futuro. Poiché il disagio diminuisce i voti e il potere di coloro che lo assumono, i leader preferiscono fare tutto ciò che è in loro potere per mantenere lo status quo ereditato, anche a costo di conseguenze future. Appiccano il fuoco al futuro per mantenere al caldo il presente.

Javier Milei ha ottenuto, a costo di enormi sacrifici, dei primi significativi risultati: la drastica riduzione dell’inflazione, il quasi dimezzamento della povertà relativa e l’uscita dalla povertà assoluta di due terzi degli indigenti.

In altre parole, è necessario trovare un equilibrio affinché il pane di oggi non significhi la fame di domani, e garantire così un aumento sostenuto del benessere, quello che noi economisti chiamiamo crescita economica. Questa crescita può a volte sembrare lenta e a volte può essere temporaneamente interrotta perché il progresso non è mai lineare. Ma è proprio la sua coerenza a lungo termine che ha sistematicamente rivoluzionato il mondo e ha fatto uscire miliardi di persone dalla povertà. 

I primi risultati

In appena due anni, i dati della crescita argentina sono oggettivamente positivi, anche se non è affatto detto che portino consensi. Il mese prossimo si terranno le elezioni parlamentari e si potrà verificare se gli argentini rimpiangono il populismo o apprezzano la nuova politica liberale. Ma Milei invita a superare le logiche del consenso: “Un grande uomo è colui che pianta alberi la cui ombra sa che non potrà mai godere; chi abbatte alberi piantati da altri per costruire la propria sede di potere è un uomo miserabile”.

Piantati da altri, meglio sottolineare. Poiché lo Stato non dispone di risorse proprie, le deve drenare da chi produce, da chi crea ricchezza. E questo anche attraverso una serie di strumenti di rapina fiscale diretta o indiretta: “Purtroppo, l’espansione fiscale, l’espansione monetaria e l’espansione del potere dello Stato su quello dei singoli individui costituiscono un modello che si ripete in tutti i Paesi, in particolare in quelli del mondo libero”. Il problema non è solo economico:

Lo vediamo anche quando viene violata l’uguaglianza davanti alla legge o quando si aprono indiscriminatamente le porte all’immigrazione per motivi politici. Contrariamente all’immigrazione, in questo caso, si tratterebbe di un’invasione. E anche le agenzie di cooperazione internazionale, di cui questa organizzazione fa parte, sono consapevoli di questo problema.

L’elogio di Trump

Di qui il suo elogio al presidente Trump che:

comprende anche che è giunto il momento di invertire una dinamica che stava conducendo gli Stati Uniti alla catastrofe, e sappiamo che una catastrofe negli Stati Uniti è una catastrofe globale. La sua politica ferrea e vincente in termini di contenimento dell’immigrazione illegale lo rende ampiamente chiaro. Capisce che deve fare ciò che è necessario, anche se a molti non piace, prima che sia troppo tardi.

Sui dazi, un liberale avrebbe molto da dire. Ma Milei, sorprendentemente in questo caso, lo giustifica così:

(Trump, ndr) sta anche portando avanti una ristrutturazione senza precedenti delle condizioni del commercio internazionale. Un’impresa di portata titanica che tocca il cuore del sistema economico globale, perché questo sistema stava saccheggiando il cuore industriale del suo Paese e lo stava facendo sprofondare in una crisi del debito senza precedenti.

Ma è soprattutto sul fronte interno che va tutto il sostegno di Milei all’opera di Trump: “… sta facendo una bonifica della burocrazia dello Stato americano, infiltrata da fazioni di sinistra che attaccavano qualsiasi programma di riforma, per quanto necessario”.

Come si riforma il carrozzone Onu

Quanto all’Onu, un carrozzone giustamente sotto tiro per la sua straordinaria inefficienza, Milei propone una cura dimagrante, esattamente come quella che è necessaria per gli Stati nazionali.

Sono quattro i principi che indica per la riforma delle Nazioni Unite: “Il principio del mandato fondamentale. La missione centrale dell’Onu è preservare la pace e la sicurezza internazionale; tutto il resto deve essere concepito come complementare a tale fine”.

Secondo: “Principio di sussidiarietà internazionale. L’Onu dovrebbe intervenire su una questione solo quando è evidente che il problema eccede in modo dimostrabile le capacità di azione nazionali”. Terzo: “Principio di due diligence istituzionale. Così come l’Argentina ha avviato un processo di razionalizzazione dello Stato eliminando le strutture ridondanti e restituendo le risorse ai contribuenti, comprendiamo che le Nazioni Unite necessitano di un percorso analogo”.

Infine, ma non da ultimo: “Principio di semplificazione e razionalizzazione normativa. La pace non è solo assenza di conflitti; richiede società prospere. La cooperazione internazionale non deve diventare un ostacolo alla crescita economica e alla creazione di opportunità. Pertanto, dovremmo sostenere solo iniziative che non limitino la capacità degli Stati di liberare le proprie forze produttive, attrarre investimenti e promuovere il commercio, che sono le vie più efficaci per ridurre la povertà”. Altrimenti avremmo solo una cooperazione internazionale in cui, come si è fatto finora, i poveri dei Paesi ricchi sono obbligati a foraggiare i ricchi dei Paesi poveri.

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