
Subito le armi a Kiev. Sistemi di difesa anti-missile Patriot e altri armamenti, su cui viene mantenuto riserbo, subito disponibili per l’Ucraina.
Le armi
L’annuncio del presidente Donald Trump arriva dalla Sala Ovale, con al fianco il segretario della Nato Mark Rutte, confermando quanto in parte era già emerso nei giorni scorsi e concordato al summit Nato dell’Aja, che una volta tanto ha prodotto qualcosa di concreto. Uno schema per fornire rapidamente armi all’Ucraina, che sembrava già nei mesi scorsi, all’indomani della rielezione di Trump, la soluzione più ovvia: armi americane a Kiev, pagate dagli europei. Tutti contenti.
Alcune “arriveranno molto presto, entro pochi giorni“, perché verranno trasferite dai Paesi europei che poi le ricompreranno dagli Usa. Rutte ha riferito che Germania, Finlandia, Canada, Norvegia, Svezia, Regno Unito e Danimarca saranno tra gli acquirenti per aiutare l’Ucraina. Berlino è pronta a fornire due Patriot, la Norvegia uno. “Abbiamo un Paese con 17 Patriot pronti per essere spediti in Ucraina“, ha rivelato Trump. “Non ne hanno bisogno. I 17 andranno, o gran parte di essi andrà sul campo di battaglia. Molto rapidamente”.
“Manderemo armi all’Ucraina, l’Ue le pagherà, gli Stati Uniti non copriranno nulla. Noi le costruiremo, loro le compreranno. Al nostro ultimo incontro, un mese fa, hanno concordato il 5 per cento, ovvero oltre mille miliardi all’anno. Queste sono nazioni ricche e si sono impegnate”.
“Produciamo i migliori armamenti, i migliori missili… le nazioni europee lo sanno… Oggi abbiamo concluso un accordo in base al quale invieremo loro le armi e saranno loro a pagarle. Gli Stati Uniti non faranno alcun pagamento”. E ciò che spenderanno gli europei in armi da spedire a Kiev verrà conteggiato ai fini del 5 per cento di spesa militare in rapporto al Pil concordato in sede Nato.
Secondo Axios, gli Usa potrebbero vendere anche missili a lungo raggio in grado di raggiungere obiettivi in profondità nel territorio russo, inclusa Mosca. E secondo il Washington Post, Trump starebbe considerando anche la fornitura dei missili Tomahawk.
Durante una delle sue conversazioni con Zelensky, riportano alcuni media tra cui lo stesso WaPo e Financial Times, Trump avrebbe chiesto se l’Ucraina avrebbe potuto colpire Mosca e San Pietroburgo: “Volodymyr, puoi colpire Mosca? … Puoi colpire anche San Pietroburgo?” E Zelensky avrebbe risposto: “Assolutamente sì. Possiamo farlo, se ci date le armi”.
L’ultimatum
La novità di ieri è anche l’ultimatum alla Russia:
Siamo molto scontenti, sono molto scontento, della Russia. E se non raggiungeremo un accordo entro 50 giorni applicheremo dazi molto severi, circa il 100 per cento, dazi secondari… Era la guerra di Biden, non la mia. Volevo vedere una fine a questa guerra. Sono deluso dal presidente Putin, perché pensavo che avremmo avuto un accordo due mesi fa. Quindi applicheremo dazi secondari se non raggiungeremo un accordo entro 50 giorni, al 100 per cento, e così è, non potrebbe essere più semplice.
La base legale sarà la legge bipartisan promossa dal senatore repubblicano Lindsey Graham, che autorizza il presidente a imporre dazi fino al 500 per cento sulle importazioni da qualsiasi Paese che acquisti uranio, petrolio o gas naturale dalla Russia, inclusi Paesi come Brasile, Cina, India e Turchia.
I 50 giorni sono troppi? Dipende, ma ora le sanzioni sono una pistola sul tavolo. Non per punire e basta, ma per spingere Mosca a impegnarsi seriamente nei negoziati. E l’aspettativa è che i molti Paesi potenzialmente coinvolti comincino ad esercitare pressioni sulla leadership russa per evitare la tagliola delle sanzioni.
Nessun abbandono dell’Ucraina
Nonostante gli anti-Trump a prescindere sosterranno che è l’ennesima giravolta di un presidente comunque inaffidabile che si muove a casaccio, o peggio di intesa con Putin, in realtà quello che è accaduto negli ultimi mesi è abbastanza lineare e sotto gli occhi di chiunque lo voglia vedere.
Trump si è impegnato nello sforzo di pace promesso (un filo troppo ottimisticamente) in campagna elettorale. Ha provato a far sedere al tavolo sia l’Ucraina che la Russia. All’inizio si è messo di traverso Zelensky, suscitando la sua ira, mentre Putin stava al gioco. Poi, con il passare delle settimane e messo sul piatto un cessate il fuoco di 30 giorni, come avevamo previsto su Atlantico Quotidiano è emerso chiaramente come sia Mosca l’ostacolo alla pace.
Certamente ha sottovalutato, se non equivocato, le “cause profonde” del conflitto e ha infine dovuto prendere atto che Putin “vuole prendersi tutto”, e riconoscere l’inaffidabilità del presidente russo.
Parlo molto con lui per risolvere questa questione. E sempre riattacco e dico: “Beh, è stata una bella telefonata”. Poi vengono lanciati missili su Kiev o su qualche altra città. E dico: “Strano”. E dopo che succede tre o quattro volte, pensi: “La conversazione non significa niente“. Torno a casa e dico alla first lady: “Ho parlato con Vladimir oggi. Abbiamo avuto una conversazione meravigliosa”. E lei: “Ah, davvero? Un’altra città è appena stata colpita”. Guarda, non voglio dire che sia un assassino, ma è un duro. È stato dimostrato nel corso degli anni. Ha ingannato un sacco di gente. Ha ingannato Bush. Ha ingannato un sacco di gente: Clinton, Bush, Obama, Biden. Non ha ingannato me. Ma quello che dico è che, a un certo punto, sapete, alla fine, le parole non bastano più. Bisogna agire. Bisogna ottenere risultati. E spero che lo faccia.
Ma il dato di fatto è che finora Trump non ha abbandonato l’Ucraina, come ancora oggi viene sostenuto da molti pulpiti mainstream sfidando l’evidenza, la sua linea rossa è anzi la piena indipendenza del Paese, ha reso compatibile il sostegno a Kiev con “America First” e ottenuto un maggiore impegno nella sua difesa da parte degli alleati europei.
Come ha sintetizzato il Wall Street Journal, “il presidente è chiaramente frustrato dalla sua incapacità di porre fine alla guerra e sembra aver concluso che Putin lo sta prendendo in giro come ha fatto con altri leader statunitensi”.
Il presidente Usa ha anche affermato che un’Europa occidentale forte è nell’interesse dell’America e che un’Ucraina indipendente è essenziale. Mutata anche la retorica nei confronti degli ucraini:
Quando è iniziata la guerra, non avevano alcuna possibilità. E non avrebbero avuto alcuna possibilità se non fosse stato per l’equipaggiamento americano… Ma avevano coraggio, perché qualcuno doveva usare quell’equipaggiamento. E hanno combattuto con un coraggio straordinario, e continuano a combattere con un coraggio straordinario.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).