
Non sorprende che alla fine dell’anno 2025 ci troviamo a commentare una nuova provocazione armata della Cina Popolare contro la Repubblica di Cina-Taiwan. Pechino ha ordinato alle sue forze armate di circondare Taiwan con circa trenta navi e poco meno di 90 aerei.
Per la precisione, in queste ultime ore, lanciando quello che ha definito un severo avvertimento contro le “forze separatiste indipendentiste di Taiwan” e le “forze d’interferenza esterna”, il Comando del Teatro Orientale dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese ha annunciato l’esercitazione militare “Justice Mission 2025”, che si svolgerà intorno all’isola di Taiwan dalle 8:00 alle 18:00 di oggi 30 dicembre.
È palese che tali azioni sfidino, ancora una volta, l’ordine internazionale basato sulle regole e potrebbero creare “unilateralmente” gravi danni alla pace e alla stabilità nello Stretto di Taiwan e nell’area del Mar Cinese Meridionale.
Il Ministero degli affari esteri taiwanese (MOFA) ha condannato fermamente l’esercitazione e ha subito invitato la Cina Popolare a cessare immediatamente le sue attività militari che si possono sicuramente qualificare quali, a dir poco, provocatorie.
Minaccia alla pace e alla stabilità
Recentemente, attraverso una serie di esercitazioni militari e azioni di confronto con i suoi aerei e navi, la Cina Popolare ha già condotto attività tese sia a minacciare militarmente sia a condurre strategie di deterrenza armata nelle acque e nello spazio aereo della regione indo-pacifica. Questo comportamento dimostra che Pechino non solo non ha alcun interesse a mantenere la pace e la stabilità a livello globale e regionale, ma intende continuare anche a sfidare l’ordine democratico internazionale e a cercare, quanto meno, di sconvolgere ripetutamente lo status quo regionale.
Il punto è che la Cina Popolare considera la democratica Repubblica di Cina-Taiwan la prima linea rossa da non superare nelle relazioni internazionali, rivendicandone, a torto, la sovranità e minacciando, come evidente in queste ore, la riunificazione, se necessario anche con l’uso della forza.
Le risoluzioni Onu
Per chiarezza, atteso che Pechino non vuole che la Repubblica di Cina-Taiwan sia rappresentata alle Nazioni Unite, la risoluzione Onu 2758, adottata il 25 ottobre 1971, sul tema della rappresentanza cinese all’Onu, non definisce Taiwan una provincia della Repubblica Popolare cinese, non riconosce la sovranità del governo di Pechino sull’isola né in alcuna sua parte.
Dal 1949 la realtà è che Taiwan, di fatto e di diritto, è uno Stato indipendente e sovrano, con legittime istituzioni tutte elette democraticamente in libere e pluralistiche elezioni. Quindi, solo il governo democraticamente eletto di Taiwan può rappresentare i suoi circa 24 milioni di persone. Pechino non ha mai governato sulla popolazione dell’isola.
Mantenere la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan è un impegno internazionale e un interesse chiave per molte nazioni libere, eppure la Cina Popolare insiste nell’utilizzare esercitazioni militari e altri strumenti di “soft power” per minacciare Taiwan e i Paesi limitrofi, Giappone e Corea del Sud in primis e Stati Uniti, India come conseguenza di alleanze.
Impatto sul commercio
Questo è in aperta violazione del principio di astensione dalla minaccia o dall’uso della forza sancito dalla Carta delle Nazioni Unite e le norme internazionali. Oltre a compromettere gravemente la pace, la stabilità e la sicurezza in tutto l’Indo-Pacifico, i continui tentativi della Cina Popolare di minare unilateralmente lo status quo nello Stretto di Taiwan e nella regione potrebbero avere un grave impatto sul commercio marittimo globale.
La reazione di Taipei
Inutile rilevare che il governo di Taiwan ha prontamente invitato la Cina Popolare a porre immediatamente fine alle sue azioni di chiaro stampo provocatorio. Logicamente, c’è crescente preoccupazione per il comportamento autoritario di Pechino, che porta le grandi le democrazie mondiali ad approfondire la cooperazione, affermando che la sicurezza di Taiwan è ormai una questione strategica globale.
Le fonti del governo taiwanese, anche in queste ore, hanno confermato che Taiwan continuerà a collaborare con nazioni che condividono gli stessi ideali per salvaguardare congiuntamente la pace, la stabilità e uno sviluppo prospero a livello globale e regionale.
Non accettare le provocazioni e non cedere nel tranello di reagire alle stesse rimane imperativo per Taipei, non si deve dare a Pechino il minimo argomento per giustificare un’aggressione a quella democrazia che la infastidisce non poco.
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