Voto in Spagna

Per Feijóo vittoria che sa di sconfitta: Sánchez-bis o stallo politico

Voto in Spagna deludente per i Popolari: invece di insistere sulla piena legittimità di un governo con Vox, Feijóo ha “comprato” il discorso progressista

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Elezioni politiche a sorpresa in Spagna. Contro ogni pronostico della vigilia, il Partito Popolare (PP) di Alberto Núñez Feijóo vince ma non stravince; la sinistra para il colpo e Pedro Sánchez può tentare la riproposizione della variegata coalizione anti-destra per rimanere alla Moncloa.

I numeri

In realtà il risultato dei Popolari è di tutto rispetto, se si considera l’incremento di 47 seggi rispetto alla precedente tornata del 2019. I socialisti dal canto loro hanno tenuto botta (122 contro i 120 parlamentari del 2019), mentre le ali estreme di entrambi gli schieramenti si sono ridimensionate: da una parte Vox ha perso 19 seggi dei 52 che aveva, dall’altra la riedizione di PodemosSumar – ne conta 31 invece dei 35 di quattro anni fa.

Paese bloccato

Ma in politica le percezioni spesso contano più dei numeri e domenica sera Feijóo celebrava una vittoria che sapeva di sconfitta e Sánchez una sconfitta con il sapore della vittoria. In realtà il Paese è bloccato, con due coalizioni opposte che, a conti fatti, hanno praticamente gli stessi numeri al Congreso: 172 la sinistra più i nazionalisti, 171 la destra (può variare qualche seggio a seconda dei partitini che si includano, ma le cifre grosso modo sono queste).

Paradossalmente ma non troppo, le chiavi della governabilità le hanno in mano – come prima, più di prima – gli indipendentisti catalani e baschi, e in particolare la formazione del profugo Puigdemont, i cui 7 deputati saranno decisivi per un Sánchez-bis (con l’appoggio esplicito o l’astensione in seconda battuta).

Un Paese diviso a metà, ostaggio di quelli che lo vogliono dividere davvero: questo il risultato di quattro anni di sanchismo, che non ha esitato a venire a patti con i secessionisti pur di governare. E che, contateci, farà di tutto per ripetere la giocata in questa nuova legislatura. Costi quel che costi.

Il prezzo degli indipendentisti

E la situazione di stallo potrebbe pagarla davvero cara la Spagna costituzionale: Junts, il partito di Puigdemont, ha già fatto sapere che non regalerà i suoi voti a nessuno. Posizionamento prevedibile per alzare la posta: all’orizzonte un più che probabile indulto del leader rifugiato a Waterloo e un più che possibile referendum di autodeterminazione per la Catalogna.

Un ritorno al 2017 proprio nel momento in cui gli indipendentisti, Esquerra Republicana compresa, fanno registrare il loro minimo storico in Catalogna, tornata saldamente in mano ai socialisti. Paradossi del sanchismo.

Il vincitore sconfitto

Veniamo a Feijóo, il vincitore sconfitto. Dal balcone della calle Génova (la sede madrileña dei Popolari) ha chiesto al PSOE di “non bloccare il Paese”, vale a dire di favorire un governo del PP. Discorso che avrebbe avuto un senso con 160 seggi ma ne ha molto meno con 136. Già in campagna elettorale, convinto di una vittoria netta, aveva proposto a Sánchez un accordo di stabilità, permettendo al partito più votato di formare il governo. Il socialista aveva fatto orecchie da mercante, e domenica ha vinto la scommessa.

Ancora una volta i Popolari hanno pagato un atavico complesso di inferiorità nei confronti della sinistra. L’appello di Feijóo al “voto utile”, per governare senza Vox, si è rivelato un boomerang in un contesto fortemente polarizzato come quello spagnolo. Di fronte a una sinistra che non si fa scrupoli pur di aggrapparsi al potere, insistere sull’inadeguatezza di un potenziale alleato da cui difficilmente avrebbe potuto prescindere ha fatto il gioco dell’avversario.

Il pessimo risultato di Abascal (ahi, Meloni) ha dimostrato che anche stavolta il fascismo in Spagna tornerà un’altra volta. Ma lo spauracchio dell’uomo nero agitato dai social-comunisti ha funzionato, almeno a livello elettorale.

Invece di insistere sulla piena legittimità di un governo PP-Vox, Feijóo ha sostanzialmente comprato il discorso progressista, secondo cui sarebbe accettabile governare con l’estrema sinistra e i secessionisti ma mai con l’estrema destra. Risultato, crollo di Vox e Popolari senza maggioranza.

Rebus nelle mani del Re

Oggi i giornali vicini alla destra riassumono lo scenario post-elettorale con uno slogan semplice ma efficace: o blocco istituzionale o Puigdemont. Davanti alla prospettiva di una ripetizione del voto (sarebbe la seconda volta in cinque anni) la patata bollente è nelle mani del Re, Felipe VI: conferirà l’incarico di formare il governo al leader del partito più votato che non ha i numeri per farlo o a quello del secondo partito con un potenziale sostegno parlamentare di anti-spagnoli e anti-monarchici? Dopo quattro anni di sanchismo la Spagna è inchiodata alle sue contraddizioni.

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