
La Global Sumud Flotilla è stata intercettata, al largo di Gaza, nella notte dello Yom Kippur, fra l’1 e il 2 ottobre, le sue barche abbordate dagli israeliani. Qualcuno si aspettava un finale diverso? Francamente?
Una protesta “facile”
Ora, forse è tempo di trarre le conclusioni di questa cronaca di un incidente marittimo annunciato. La Global Sumud Flotilla è salpata per Gaza, alla fine di agosto, con il preciso scopo di farsi fermare, per compiere un’azione dimostrativa.
Gli attivisti a bordo hanno sempre saputo che gli israeliani rispettano i loro diritti. Cadere prigioniero degli israeliani non è come cadere prigioniero dei russi, dei cinesi o degli iraniani, non fai la fine di chi capita nelle mani dei servizi segreti egiziani o nordcoreani. La protesta, da questo punto di vista, è “facile”: parti con l’intento di violare una legge e con la quasi-certezza di tornare a casa vivo e libero.
Questa scommessa è stata vinta dai partecipanti alla spedizione. Gli attivisti imbarcati sulla Flotilla sono tutti vivi, sono stati fermati e sono in attesa di rimpatrio. Non avendo opposto resistenza, contrariamente alla nave turca Mavi Marmara nel 2010 (dieci morti), gli israeliani hanno abbordato le barche e fermato gli attivisti senza usare la forza.
Anche se le lagne personali e il vittimismo ormai si sprecano nelle interviste, non ci sono morti o feriti da segnalare, almeno finché questo articolo va online non si hanno notizie in merito. Solo in uno Stato democratico è possibile condurre azioni dimostrative pacifiche, di disobbedienza civile. In Israele è possibile.
Facili paragoni
Quella della Global Sumud Flotilla rientra, a tutti gli effetti, nella tipologia delle proteste di disobbedienza civile. Non è questo che andrebbe contestato, sicuramente. Sprovveduti giornalisti dai paragoni facili, li equiparano agli indipendentisti indiani di Gandhi e agli emancipazionisti neri di Martin Luther King. No. Qui sta la differenza. Lo scopo di Gandhi (l’indipendenza) era legittimo. Lo scopo di Martin Luther King (l’emancipazione) era legittimo. Lo scopo della Flotilla, no. Perché lo scopo della Flotilla non era (sia chiaro) quello di portare poche decine di tonnellate di aiuti alimentari a Gaza.
La foglia di fico degli aiuti
La quantità di aiuti è di circa 45 tonnellate. Si tratta di una goccia nel mare. Nel corso dell’ultima tregua, un unico convoglio di terra ha trasportato a Gaza 1.200 tonnellate di aiuti alimentari. Ma anche un singolo lancio di aiuti paracadutati dall’Italia può fare arrivare ai palestinesi 100 tonnellate in un solo giorno, più del doppio di quello che la lentissima Flotilla trasportava da un capo all’altro del Mediterraneo.
Ma ammettiamo anche che questo fosse lo scopo reale, a prescindere dalla quantità. Se quello fosse stato il loro obiettivo, avrebbero avuto molte occasioni per raggiungerlo in sicurezza, affidando gli aiuti ad organizzazioni nazionali e internazionali che già operano a Gaza.
Le offerte concrete, negli ultimi giorni, sono state almeno due. Da parte del governo israeliano quello di sbarcare gli aiuti ad Ashdod. Da parte del governo italiano e della Chiesa quella di consegnarle a Cipro nelle mani del Patriarcato latino di Gerusalemme (mons. Pizzaballa). Se nel primo caso, gli attivisti, mossi da sacro fuoco antisionista, non si fidavano della consegna di aiuti alimentari da parte dei “genocidi” israeliani, nel secondo caso avrebbero potuto benissimo fidarsi di monsignor Pizzaballa, un amico dei palestinesi senza se e senza ma.
Il vero scopo
Invece hanno rifiutato ogni compromesso. L’obiettivo era un altro. Ed è stato dichiarato più e più volte: forzare il blocco israeliano, mobilitare l’opinione pubblica occidentale, spingere i governi ad aprire “corridoi umanitari” in mare, permanenti.
Leggiamolo con un linguaggio meno politico e diplomatico: l’obiettivo era quello di consegnare aiuti direttamente nelle mani di Hamas, senza passare da altre organizzazioni terze. In estrema sintesi: lo scopo della Global Sumud Flotilla era aiutare Hamas, un’organizzazione terrorista islamica.
Blocco navale illegale?
Gli avvocati della Flotilla, l’ex premier Giuseppe Conte e i sostenitori politici dell’iniziativa, continuano a ritenere che la dimostrazione marittima fosse legale e legittima, semmai è il blocco navale israeliano ad essere “illegale”. E l’intercettazione in acque internazionali delle barche degli attivisti è un atto di pirateria?
Le principali norme che regolano un blocco navale si trovano disciplinate nella Dichiarazione di Londra del 1909 (Leggi navali in tempo di guerra) e nella Dichiarazione di Sanremo del 1994 (Legge internazionale dei conflitti di mare). La Dichiarazione di Sanremo è stata fatta leggere dagli israeliani agli attivisti della Flotilla, prima dell’abbordaggio, apposta per inchiodarli alle loro responsabilità e indurli a cambiare idea.
Per altro, la Commissione Palmer, istituita dall’Onu dopo l’incidente militare della Mavi Marmara del 2010 aveva concluso che il blocco navale di Israele su Gaza fosse legale. La situazione non è cambiata negli ultimi 15 anni.
Gli Accordi di Oslo
Israele ha agito anche secondo gli accordi di Oslo, articolo XIV:
Nell’ambito delle responsabilità di Israele in materia di sicurezza e protezione all’interno delle tre Zone di Attività Marittima (MAR), le navi della Marina Militare israeliana possono navigare in queste zone, se necessario e senza limitazioni, e possono adottare tutte le misure necessarie contro le imbarcazioni sospettate di essere utilizzate per attività terroristiche o per il contrabbando di armi, munizioni, droga, merci o qualsiasi altra attività illegale. La Polizia Palestinese sarà informata di tali azioni e le conseguenti procedure saranno coordinate tramite il Comando di Polizia.
Da notare un “dettaglio”: l’Autorità Palestinese non è neppure più in controllo della Striscia di Gaza dal 2007, da quando è stata cacciata con la forza da Hamas. Quindi Israele è svincolato anche a queste ultime forme di controllo e coordinamento con l’autorità di Ramallah.
Manifestazioni “spintanee”
A posteriori, invece, è ancor più lampante lo scopo reale della Flotilla: proprio quello di cercare lo scontro per riaccendere la contestazione in Europa, in particolar modo in Italia, oltre che nel mondo arabo-islamico.
Le prime manifestazioni di massa si sono infatti svolte in Italia e in Turchia. In Italia, meno di un’ora dopo la diffusione delle prime notizie sul blocco delle barche e sull’arresto degli attivisti, la stazione di Napoli era già bloccata dai pro-Pal e 10 mila persone sfilavano a Roma. Manifestazioni “spontanee”? Manco in una vittoria ai Mondiali si è vista una spontaneità così rapida per così tante masse.
Solo chi non vuol vedere può pensare che la Global Sumud Flotilla fosse diretta a Gaza pensando ai palestinesi e non ai Paesi di provenienza degli attivisti, da destabilizzare. E l’Italia, spiace dirlo, è proprio il Paese più destabilizzato, con ben quattro parlamentari a bordo della Flotilla, i treni fermi, le piazze invase e uno sciopero generale già previsto per oggi.
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