
I drusi che vivono nel sud della Siria sono doppiamente vittime. Prima di tutto delle milizie siriane sunnite, fedeli al nuovo regime di Ahmed al Sharaa, che li hanno presi di mira. Dalla metà di luglio hanno iniziato a subire lo stesso trattamento riservato alle minoranze alawite e cristiane, nell’ovest della Siria. I morti lasciati per le strade, le umiliazioni in pubblico filmate e diffuse in internet, le famiglie intere sterminate.
L’intervento di Israele
Se i drusi non hanno subito la stessa sorte degli alawiti, lo si deve a Israele e alle sue “linee rosse” annunciate alla fine della guerra civile siriana: smilitarizzazione del sud della Siria (l’area che confina con Israele) e protezione dei drusi, i cui correligionari sono anche in Israele.
Per questo Netanyahu ha deciso di lanciare un intervento armato. I carri armati siriani diretti a Suwayda (città a maggioranza drusa, epicentro delle violenze di questo mese) sono stati distrutti dall’aviazione israeliana. E gli aerei della Iaf hanno lanciato anche un duro colpo nella stessa Damasco, dove è stata distrutta la sede del quartier generale dell’Hts, la coalizione di milizie sunnite attualmente al potere. Tanto da indurre lo stesso al Sharaa a più miti consigli. Rinnegando l’operato delle sue milizie, il 17 luglio ha promesso protezione per i drusi e pace nella loro regione.
Campagna mediatica ostile
Ma per questo motivo, i drusi sono vittime una seconda volta. Da quando Netanyahu ha deciso di intervenire, sono oggetto di una campagna mediatica ostile, dei soliti noti media di sinistra (per cui quelli “più autorevoli”), fact checkers ed esperti di Medio Oriente. In questa campagna mediatica si afferma che: non c’è alcuna persecuzione dei drusi, se ci sono violenze lo si deve a milizie che non rispondono ad al Sharaa, se comunque subiscono atti ostili è perché i drusi stessi “se la sono cercata”. Vengono enfatizzate le notizie degli scontri fra drusi e beduini (quindi al Sharaa manda le truppe per “ripristinare l’ordine”) e sottolineata la divisione di gruppi drusi.
Israele viene accusata di usarli come “pretesto” per conquistare un pezzo di Siria. Siccome molti di questi media anti-israeliani sono pro-ucraini (per disgrazia degli ucraini, questi sono i loro alleati…), è pronto il parallelo fra Netanyahu e Putin: come il dittatore russo ha usato il pretesto delle minoranze russe per invadere l’Ucraina, Netanyahu starebbe usando quello della minoranza drusa per attaccare la Siria.
Una pulizia etnica
Lungi dal voler fare il debunking dei debunker, abbiamo scelto di parlare con Fadi Makleda, druso israeliano e fondatore del movimento Mizan – Generazione drusa per l’uguaglianza. “Ci sentiamo parte della stessa famiglia con i drusi siriani – ci spiega – anche perché molto spesso le nostre famiglie sono in Siria, anche i miei nonni sono siriani. E questo nonostante sia difficile attraversare il confine e molto difficile portare aiuti. Non intendo aiuti militari, ma anche e soprattutto aiuti umanitari, cibo, soldi e beni di prima necessità”.
La Siria, con Assad, era ufficialmente in guerra con Israele, “va sempre tenuta presente la differenza fra popoli e Stati. In Israele, noi drusi prestiamo il servizio militare obbligatorio nell’Idf. Noi conosciamo bene la natura complicata della politica mediorientale ed è capitato che i drusi si combattessero fra loro, appartenendo ad eserciti fra loro nemici. Ma la differenza fondamentale, in questo caso, è che i drusi siriani stanno subendo una pulizia etnica per motivi religiosi, non politici. Sono massacrati in quanto drusi, non perché ribelli o appartenenti a un esercito ostile a Damasco. Basta sentire le dichiarazioni rilasciate in passato da al Jolani, nome di battaglia di al Sharaa, che voleva costringerci a obbedire alla shariah e imporci un codice di condotta islamico”.
I media stanno enfatizzando gli scontri fra drusi e beduini e la divisione fra i drusi stessi, benché vero, bisogna fare un distinguo: “Questo massacro inizia con una faida fra beduini e drusi, una lotta interna a Suwayda. Le cause sono ancora ignote, ci sono solo voci in merito. E noi drusi israeliani non siamo coinvolti nelle lotte interne alla Siria. Il problema è che subito dopo l’inizio di questa faida, il regime siriano vi ha visto l’opportunità di completare la sua missione iniziata due mesi fa nel sud del Paese. E il massacro ha cambiato natura: non più una faida interna, ma il regime che inizia a dar la caccia ai drusi. Al Sharaa non intende riportare la legge e l’ordine nella regione, ma ha mandato le milizie sunnite per fare un massacro religioso”.
Ai tempi del regime di Assad, “una parte dei drusi sosteneva la rivoluzione, un’altra voleva semplicemente rimanere in disparte. Quando il regime di Assad cadde, lo scorso dicembre, la parte che appoggiava la rivoluzione ha iniziato a negoziare con Al Sharaa. Ma a Suwayda questo gruppo non rappresentava la maggioranza della popolazione. Ecco perché i drusi sono fra loro divisi ed è questa l’origine della tensione locale. Ma quando è iniziato il massacro delle milizie pro-regime, tutti si sono resi conto della minaccia, anche quelli che sostenevano al Sharaa”.
Israele moralmente obbligato
Per quanto riguarda l’intervento militare israeliano: “Penso che il mio Paese, quello per cui ho prestato servizio militare, sia moralmente obbligato a salvare i drusi, anche al di fuori dei confini. Nel Medio Oriente, l’alleanza fra drusi ed ebrei precede la nascita dello Stato di Israele. Noi crediamo seriamente che lo Stato ebraico sia obbligato moralmente a salvare i drusi in Siria, anche perché molti drusi servono ancora nell’Idf. E da drusi, se dovessimo un giorno proteggere gli ebrei, anche fuori da Israele, lo faremmo, senza alcun dubbio. Dunque, moralmente parlando, l’intervento in Siria è stata la scelta giusta. Da un punto di vista strategico, possiamo già valutare l’impatto ed è positivo: al Sharaa ha ritirato le truppe da Suwayda. Ci sono già notizie su un imminente cessate il fuoco, anche fra drusi e beduini. E speriamo che in futuro non ci sia più bisogno di un intervento israeliano”.
Ma crede nelle promesse di Al Sharaa? “… bella domanda. Nelle interviste rilasciate da al Sharaa, non si trova alcuna volontà di proteggere i drusi o altre minoranze. Si è formato nell’ideologia islamista, vuole instaurare un regime islamico in Siria ed è diventato un leader ‘moderno e secolare’ all’improvviso. Veste abiti eleganti occidentali, ma non penso che voglia una Siria moderna e secolare. Ha licenziato tutti i giudici, chiunque fosse colto e ha assunto molti ignoranti e anche analfabeti, facendoli diventare ufficiali, funzionari e giudici, con l’unico compito di imporre la shariah. C’è una differenza enorme fra le sue dichiarazioni e le sue azioni”.
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