Perché la difesa dell’Ucraina è una causa di destra

Solo nel mondo ultra-polarizzato di oggi sembra il contrario: la sinistra ne ha fatto una religione, la destra tradisce la sua storia pur di opporsi al “sistema liberal”

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“Sostieni l’Ucraina? Ma non mi dire che sei diventato un Dem?!” “Io sapevo che eri di destra, ma proprio non riesco a capire perché sull’Ucraina vai con la sinistra. Che delusione!” Chi scrive, di domande e di commenti del genere ne ha sentiti e letti molti. E probabilmente è un fenomeno comune, per tutti coloro che, pur identificandosi con i valori e con la politica della destra (cattolica o laica, liberale o sovranista che sia), si ritrova contro tutta o quasi la sua “curva” quando prende posizione in difesa dell’Ucraina.

Ultra-polarizzazione

Nel mondo ultra-polarizzato di oggi, l’Ucraina è diventata una causa di sinistra. Anzi, come dice il commentatore conservatore Tucker Carlson è “la nuova religione della sinistra”. I Dem fanno di tutto per alimentare questa polarizzazione. In pratica, affermano che chiunque sia contro di loro è complice di Putin, come nella nota e sfortunata campagna elettorale del Pd di Enrico Letta, in Italia. Ma a destra non si fa nulla per smontare questo mito. Anzi, ormai si dà per scontato che a destra si debba stare, se non al fianco di Putin, almeno contro Zelensky, contro la Nato e soprattutto contro Biden.

Eppure l’Ucraina è una causa di destra. E non è giusto che la sinistra se ne sia appropriata e la stia monopolizzando.

Ci sono almeno tre motivi per definirla una battaglia di destra: è una difesa di uno Stato sovrano da un invasore, è la difesa della Mitteleuropa cristiana da un regime post-comunista ed è, infine, una battaglia di civiltà, in difesa dell’Occidente per come l’abbiamo sempre conosciuto.

Difesa della sovranità

Prima di tutto è la difesa di uno Stato sovrano, dunque è una causa che dovrebbe accomunare tutte le anime della destra: i liberali classici ritengono che il compito dello Stato sia soprattutto (se non esclusivamente) la difesa dei cittadini da un nemico esterno, i cattolici ritengono che l’unica guerra giusta sia quella difensiva, i sovranisti difendono le frontiere e le tradizioni di una nazione. Insomma, non dovrebbero esserci dubbi da che parte stare.

Eppure… molti conservatori, sovranisti e anche liberali ricorrono a trucchi concettuali e lessicali, attinti più o meno consapevolmente dalla propaganda russa, per dire che l’Ucraina non è stata invasa dalla Russia. Non possono neppure dire che sia vero il contrario, ma … “è una questione complessa” e nella complessità vale tutto.

L’esempio più chiaro è nella dichiarazione, rilasciata al New York Times da Andreas Kalbitz, ex presidente del partito AfD per il Brandeburgo (Germania) ed ora più libero di parlare proprio perché non più attivo: “Normalmente la difesa dell’Ucraina sarebbe coincisa con i nostri interessi (per un’Europa delle nazioni, per la difesa dei confini, ndr). Ma questa è una guerra per procura e per molti conservatori Putin è l’unico grande attore internazionale che si oppone all’intero sistema liberale. E devi scegliere una parte, specie in tempo di guerra”.

Ecco, molti, a destra, la pensano così, anche se non lo dicono così esplicitamente. Ma l’unica parte corretta di questo discorso è la prima: normalmente la difesa dell’Ucraina coincide con i nostri interessi. Punto. Il resto è un “costrutto” propagandistico fabbricato a Mosca.

Difesa della Mittleuropa cristiana

Secondo: oltre ad essere una difesa di uno Stato sovrano invaso, quella dell’Ucraina è una battaglia per la Mitteleuropa cristiana contro un impero post-comunista. Questo concetto è chiarissimo in Polonia, la nazione più cattolica d’Europa, governata dai successori di Solidarnosc, il primo responsabile del crollo dei regimi comunisti. Il governo e l’opposizione, in Polonia, identificano correttamente il motivo dell’invasione russa: il revanscismo sovietico. Sono disposti a sostenere l’Ucraina con tutte le loro forze, così come i Paesi Baltici, perché non vogliono correre il rischio di finire di nuovo sotto il Cremlino e la stella rossa.

L’Ucraina si batte fino all’ultimo perché ha riscoperto la sua storia. Una storia di cui fa parte anche il genocidio per fame, ordinato da Stalin, l’Holodomor (4 milioni e mezzo di morti dal 1932 al 1933) di cui si è potuta celebrare la memoria liberamente solo dopo che il Paese si è liberato, non solo dall’Urss, ma anche dal regime post-sovietico e pro-russo che ha governato ininterrottamente fino al 2004.

Definire la Russia come un impero post-comunista non è un’esagerazione. I valori cristiani, tanto sbandierati dalla propaganda di Mosca destinata ai conservatori occidentali, sono evidentemente solo un paravento. In prima linea, dalla parte della Russia, ci sono popoli che non sono cristiani, come i ceceni con le loro unità di radicali islamici. Ci sono popoli orientali di religione e tradizione non cristiane, come i buriati e gli yakuti.

Il revanscismo sovietico di Putin

La bandiera che unifica questo mosaico di etnie e religioni è quella sovietica. La stella rossa su tutti i mezzi militari, gli aerei e gli elicotteri, la bandiera “della vittoria” (del 1945) issata nelle città conquistate, sono lì da vedere. E dove arriva l’Armata tornano le statue di Lenin e la toponomastica sovietica, le ricorrenze sovietiche e i vecchi inni.

I simboli sono importanti perché svelano una motivazione profonda, anche inconfessata. Anche se non è possibile una restaurazione sovietica, i russi puntano alla riparazione del “torto” subito nel 1991, con la dissoluzione dell’impero rosso. Putin, che ritiene la fine dell’Urss come “la più grande catastrofe geopolitica” della storia recente e vuole la sua rivincita.

Contro chi? Ma è ovvio: contro chi ha sconfitto, pacificamente, il comunismo. Dunque contro il blocco occidentale di Reagan e dei conservatori, contro i cattolici e il Papa polacco, contro i popoli che hanno conquistato la loro indipendenza da Mosca. Stare dalla sua parte, per un conservatore, è un tradimento della propria storia e un ripudio del proprio trionfo.

Difesa dell’Occidente

Terzo: questa è innegabilmente una guerra di civiltà, anche se per ora resta localizzata a una sola nazione. Lo è perché lo dicono gli aggressori: sono ormai innumerevoli le dichiarazioni dei vertici russi contro l’Occidente. La guerra è vissuta dall’opinione pubblica russa come una lotta esistenziale contro l’America e l’Europa.

È un conflitto che ha anche una sua dimensione spirituale, come si legge chiaramente nelle prediche del patriarca Kirill contro la “degenerazione” occidentale, non molto differenti dalle parole che siamo soliti sentir pronunciare dagli ayatollah iraniani o dagli imam radicali sunniti.

La guerra riguarda tutta la nostra civiltà, non solo perché gli ucraini sono sostenuti da (poche) armi americane ed europee, ma soprattutto perché la causa stessa è da rintracciarsi nella fuga a Occidente dell’Ucraina. Con la rivoluzione arancione del 2004 e poi ancora di più con quella del Maidan del 2013-14, la repubblica ex sovietica ha tentato dare un taglio al suo passato comunista e all’abbraccio della Russia post-sovietica, per guardare al modello occidentale, fatto di democrazia, mercato libero e diritti individuali.

Di fronte a questa scelta occidentale, il regime post-sovietico russo si è sentito in dovere di intervenire con la forza, prima in Crimea, poi nel Donbass, infine invadendo tutto il Paese. E allora ribaltiamo la domanda: perché mai chi si definisce di destra dovrebbe schierarsi contro l’Ucraina?

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