
In certi talk show, è sempre più comune che su questioni controverse venga sentita una sola parte senza alcun contraddittorio serio. In questa direzione è andata una recente apparizione televisiva della giornalista Rula Jebreal, che sul programma In Onda di La7 ha accusato Israele di essere peggiore del Sudafrica dell’apartheid e della Serbia di Milosevic.
Record di fake news
Questa non è la prima volta che la Jebreal diffonde informazioni o notizie false nella più totale impunità: nel novembre 2023, era emerso che un video da lei postato su X/Twitter, che secondo lei rappresentava estremisti di destra israeliani che gioivano per i recenti attacchi su Gaza, in realtà era del 2015.
Sempre nel 2023, ha presentato come foto di bambini palestinesi ustionati quelle che in realtà risalivano al conflitto tra armeni e azeri in Nagorno-Karabakh del 2020. E nel maggio 2025, aveva scritto di un presunto dodicenne palestinese ucciso a sangue freddo dall’IDF, ma una breve ricerca online ha dimostrato che era tutto inventato.
Nello stesso periodo, in un’intervista a Vanity Fair ha sostenuto che gli stupri di Hamas del 7 Ottobre fossero una bufala, nonostante numerose inchieste abbiano confermato l’entità delle violenze sessuali sulle donne israeliane (ultima in ordine di tempo quella del Dinah Project).
Il falso paragone col Sudafrica
La tesi del paragone con l’apartheid è particolarmente diffusa purtroppo, ma non tiene conto del fatto che in Israele, i cittadini arabi hanno sempre avuto il diritto di voto e i propri rappresentanti eletti in Parlamento, cosa che i neri sudafricani non avevano all’epoca dell’apartheid.
Alle elezioni israeliane del 2022, su un totale di 120 deputati eletti ben 10 erano arabi, suddivisi tra quattro diverse liste. In precedenza, la Lista Araba Unita era arrivata ad essere il terzo partito del Paese per numero di seggi, e dal 2021 al 2022 era stato incluso nella coalizione del Governo Bennett un partito arabo, Ra’am.
Moltissimi sono gli arabi che ricoprono ruoli importanti nelle istituzioni israeliane, come la Corte Suprema: quando l’ex presidente Moshe Katsav e l’ex primo ministro Ehud Olmert sono stati condannati, rispettivamente per violenza sessuale e per corruzione, nella Corte Suprema che confermò le condanne vi erano anche due giudici arabi, George Karra e Salim Joubran. Di contro, è improbabile che nel Sudafrica dell’apartheid un magistrato nero avrebbe potuto mandare in prigione un presidente bianco.
Sudafricani per Israele
Nonostante i paragoni impropri tra Israele e il Sudafrica dell’apartheid, ci sono stati politici sudafricani neri che hanno preso le difese dello Stato ebraico. Come Mosiuoa Lekota, ex attivista contro l’apartheid e in seguito divenuto ministro della difesa dal 1999 al 2008, il quale nell’ottobre 2023 ha rilasciato un’intervista al podcast dell’associazione South African Friends of Israel, nella quale ha dichiarato:
In Israele, non trovi le stesse divisioni tra ebrei e non ebrei a cui eravamo abituati durante l’apartheid. Non vi è segregazione negli autobus sulla base dei gruppi etnici, come ebrei e arabi. In Israele, tutti si siedono negli stessi bus, viaggiano dove gli serve, e scendono dove vogliono. Non vi è apartheid in Israele, nemmeno nelle scuole.
Un altro politico sudafricano nero che si è schierato dalla parte d’Israele è Gayton McKenzie, leader del partito di destra Patriotic Alliance e che dopo le elezioni in Sudafrica del 2024 è entrato nella coalizione di governo come ministro dello sport, delle arti e della cultura. Durante un dibattito elettorale, McKenzie ha difeso Israele dall’accusa di genocidio, dichiarando che “Hamas è un’organizzazione terroristica che andrebbe totalmente distrutta”.
Ha inoltre giustificato l’operazione militare israeliana a Gaza, dicendo che “se il Lesotho venisse qui (in Sudafrica) a prendere degli ostaggi e dei bambini, io bombarderei il Lesotho. E se vogliono la pace, devono restituire i bambini”.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).