Risarcimenti per schiavismo e colonialismo, ora gli africani fanno sul serio

Divisi su tutto, uniti solo quando c'è da chiedere soldi all'Occidente: migliaia di miliardi e cancellazione dei debiti come riparazioni. Ecco tre motivi per cui rifiutarsi di pagare

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Afoley_Odai_UA

Il populismo di destra che dilaga in Europa, e non solo, rende difficile un dibattito serio sui risarcimenti dovuti all’Africa, ma gli africani non desisteranno, continueranno a esigere di essere compensati per i torti e i danni subiti a causa della tratta transatlantica degli schiavi e della colonizzazione europea.

Lo hanno dichiarato nei giorni scorsi Angela Naa Afoley Odai, alto funzionario dell’Unione Africana, e José Maria Neves, presidente di Capo Verde, ribadendo la ferma determinazione del loro continente a usare tutti i mezzi possibili per ottenere giustizia: dalle pressioni diplomatiche alle azioni legali presso i tribunali internazionali. I governi africani, divisi e antagonisti su altre questioni, su questo presentano, ha assicurato Afoley Odai, un fronte unito, reso più forte dall’adesione alla causa dei Paesi che fanno parte della Caricom, la Comunità Caraibica. Inoltre, per sollecitare azioni riparatrici, contano sui solidi e proficui rapporti stabilitisi tra l’Unione Africana (UA) e l’Unione europea.

Risarcimenti in denaro

Il risarcimento dei danni della tratta transatlantica degli schiavi e del colonialismo europeo è stato, insieme alla cancellazione del debito estero, al centro del 38° vertice dell’Unione Africana, svoltosi dal 14 al 16 febbraio ad Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia, dove l’organizzazione panafricana ha una delle due sedi ufficiali (l’altra è a Midrand, in Sudafrica). La questione è di importanza prioritaria, hanno convenuto in quella sede i capi di stato e di governo dei 54 Paesi africani. A conferma di ciò hanno scelto come tema dell’UA per il 2025: “Giustizia per gli africani e le persone di discendenza africana attraverso le riparazioni”.

La questione delle riparazioni in effetti viene sollevata e discussa da decenni. Ma, annunciando il tema scelto, l’UA ha chiarito la diversa prospettiva dalla quale intende procedere d’ora in poi e gli obiettivi che vuole perseguire. L’ammissione di colpa – sostengono i leader africani – comporta l’obbligo di risarcire in denaro i discendenti delle vittime e i Paesi danneggiati.

Finora, hanno detto, le riparazioni sono state intese in termini essenzialmente morali. In diverse occasioni, a partire dal 2001 con la “Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza” organizzata dall’Onu a Durban, in Sudafrica, si è chiesto che i Paesi responsabili della tratta transatlantica degli schiavi africani e della colonizzazione europea del continente africano si riconoscessero colpevoli, ammettessero di essersi macchiati di crimini contro l’umanità, esprimessero rincrescimento, porgessero scuse ufficiali per i danni materiali e morali arrecati.

Adesso questo non basta più. Si tratta d’ora in poi di una rivendicazione eminentemente economica che comporta una radicale ridefinizione del rapporto economico con l’Occidente.

Gli attuali abitanti dei Paesi accusati e i loro governi non possono essere ritenuti responsabili di quello che è successo in passato, replica chi si oppone ai risarcimenti. Ma gli africani sostengono che tratta e colonizzazione hanno avuto conseguenze di cui risentono tuttora.

Durante il vertice UA sono state fornite alcune cifre. La tratta transatlantica degli schiavi da sola avrebbe sottratto all’Africa 100 mila miliardi di dollari. Quanto alla colonizzazione europea, oltre alle risorse naturali perse, anche l’attuale, gravissima crisi del debito estero viene fatta dipendere dai vincoli finanziari imposti allora. Un motivo di più per ottenere, a titolo di risarcimento, anche la rinegoziazione e soprattutto la cancellazione dei debiti contratti con gli istituti di credito internazionali e con gli stati occidentali in ambito di cooperazione bilaterale.

La teoria marxista

Dal successo della rivendicazione dipende il futuro economico del Continente, sostengono unanimi i governi africani, e ai danni causati in passato aggiungono quelli inflitti adesso, da risarcire anch’essi. Tratta degli schiavi e colonizzazione, affermano, hanno reso possibile  l’industrializzazione dell’Occidente e tutto ciò che ne consegue.

I governi africani e chi li asseconda danno evidentemente credito alla discussa teoria marxista del “commercio triangolare” – un sistema di scambi tra Europa, Africa, America iniziato nel XVI secolo, la merce più preziosa del quale furono gli schiavi africani – che avrebbe arricchito le potenze europee e impoverito l’Africa.

Lo sfruttamento subito dagli africani, secondo questa teoria, sarebbe stato il motore dell’industrializzazione, avrebbe permesso la nascita del modo di produzione capitalistico che, insieme alla civiltà alla quale ha dato sviluppo, è responsabile dei recenti disastri ambientali, in particolare del riscaldamento globale di origine antropica (peraltro una congettura, allo stato attuale, e oltre tutto confutata da migliaia di esperti). L’Africa che vi contribuisce solo per il 3 per cento tuttavia ne soffre più di ogni altro Continente: anche di questo deve essere risarcita.

In sostanza l’obietto dei governi africani, il loro “sacrosanto dovere nei confronti dei loro connazionali” è di ottenere che i Paesi occidentali riversino migliaia di miliardi di dollari nelle casse statali africane.

Perché rifiutarsi

Ci sono almeno tre motivi per rifiutare. Per quanto riguarda la tratta transatlantica, i trafficanti europei e americani acquistavano gli africani che portavano nelle Americhe da altri africani: non per niente si dice che furono la merce più preziosa degli scambi commerciali tra Europa e Africa. Centinaia di migliaia, milioni di africani ne hanno tratto profitto.

Quanto alla colonizzazione europea, dall’ipotetico calcolo di quanto è costata al continente va sottratto tutto quello che vi ha portato e lasciato: non solo beni materiali – strade, ponti, acquedotti, ospedali, scuole, tecnologie, attività economiche… – ma anche, e più di tutto prezioso, il principio nuovo, inaudito in Africa, che tutti gli essere umani nascono liberi e uguali, detentori di diritti universali e inalienabili in quanto inerenti alla loro condizione umana.

A prescindere dai primi due motivi, ecco il terzo: per credere che le accuse e le richieste formulate dagli africani contro l’Occidente, seppure discutibili, siano fatte in buona fede occorre che le stesse accuse e le stesse richieste siano rivolte ai responsabili – persone e paesi – della colonizzazione arabo-islamica dell’Africa, che ha preceduto quella europea di oltre un millennio, e della tratta arabo islamica degli schiavi, che ha deportato altrettanti africani, e più ancora, nell’arco di oltre dieci secoli.

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