Scambio di armi tra Iran e Russia: ecco gli accordi sventati da Israele

L’analista israeliano Lion Udler: Gerusalemme monitora le consultazioni Mosca-Teheran e cerca di dissuadere il Cremlino da forniture di armamenti avanzati

6.3k 0
droni_iraniani_cnn

Come riportavamo la settimana scorsa, l’amministrazione Biden ha appena sbloccato 6 miliardi di dollari di asset iraniani sottoposti a sanzioni, nell’ambito di un accordo con Teheran che prevede uno scambio di prigionieri e un tetto all’arricchimento dell’uranio, nonostante l’Iran fornisca alla Russia i droni lanciati sulle città ucraine.

Ma quali armi il regime iraniano sta fornendo a Mosca? E quali i russi forniscono in cambio a Teheran? Chi monitora attentamente questi scambi, per ragioni di sicurezza nazionale, è Israele. Ne abbiamo dunque parlato con Lion Udler, esperto israeliano di antiterrorismo e strategia militare.

Scambi di armi Iran-Russia

TOMMASO ALESSANDRO DE FILIPPO: Cosa si sa in Israele della fornitura di droni ed armamenti da parte dell’Iran alla Russia? È possibile che pure Mosca inizi a fornire armi avanzate a Teheran? 

LION UDLER: C’è stata un’evoluzione nei rapporti tra Iran e Russia: l’anno scorso, pochi mesi dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina, gli iraniani avevano trasferito in Russia tre tipi di droni. Gli Shahed 136 e 131, di tipologia “suicida”, e quello da ricognizione Mohajer-6 con capacità di trasporto di missili aria-terra.

Dati i risultati prodotti dall’uso di questi sistemi nella guerra d’Ucraina – con la popolazione civile colpita duramente – l’establishment della sicurezza israeliano si è allarmato per il timore che Mosca per “ricambiare” il piacere potesse trasferire a Teheran una tipologia di armamenti di pari valore ed efficacia.

È così iniziata un’azione diplomatica di Gerusalemme verso la Federazione Russa, incentrata sul tentativo di dissuadere il Cremlino dall’inviare armamenti avanzati agli iraniani.

Accordi sventati

TADF: La fornitura di armi avanzate da parte della Russia all’Iran rappresenterebbe una minaccia diretta alla sicurezza di Israele e potrebbe spingere il Paese anche a garantire assistenza militare a Kiev? 

LU: Israele ritiene che se la Russia dovesse trasferire armamenti avanzati all’Iran potrebbe mettere in pericolo la sicurezza nazionale israeliana o addirittura favorire l’avvento di una minaccia esistenziale, per citare le parole utilizzate recentemente dal capo del Mossad David Barnea. Gerusalemme osserva con attenzione le consultazioni tra Teheran e Mosca sulla possibile reciproca fornitura di armamenti.

L’anno scorso si è discusso per circa due mesi di un possibile trasferimento di missili balistici a corto e lungo raggio dall’Iran alla Russia. Questa indiscrezione nascondeva una concreta trattativa in corso all’epoca tra i due Paesi che però non ha fornito gli effetti sperati dal Cremlino. Negli ultimi giorni il capo del Mossad Barnea ha parlato di “accordo sventato” in merito a questa possibile fornitura di missili, senza entrare nei dettagli.

Possiamo ricordare, aggiungendo un ulteriore tassello al dossier, che nello scorso novembre l’allora capo della sicurezza di Israele aveva dichiarato che in caso di trasferimento dei missili balistici alla Russia da parte dell’Iran, Gerusalemme avrebbe potuto decidere di fornire missili balistici a lungo raggio all’Ucraina.

Pertanto, possiamo immaginare che Israele, perseguendo la via diplomatica, abbia spinto Mosca a comprendere i rischi dell’approvvigionamento di tali missili, che certamente avrebbe dovuto vedere una reciprocità verso la teocrazia iraniana. Fino agli inizi del 2023 si è anche discusso della possibile fornitura di caccia da combattimento Sukhoi Su-35 da parte della Russia all’Iran, che però non è mai avvenuta, probabilmente per le stesse ragioni per cui non c’è stata quella dei missili balistici.

La visita di Kim

La visita di Kim Jong-Un in Russia degli ultimi giorni dimostra che Vladimir Putin sta cercando di ottenere dalla Corea del Nord questa tipologia di armamenti utili al prosieguo della guerra d’Ucraina, con Mosca che in cambio fornirà alla Repubblica nordcoreana degli strumenti utili al potenziamento del suo programma nucleare. 

TADF: Negli scorsi giorni abbiamo assistito ad attacchi israeliani in Siria, che hanno coinvolto l’aeroporto di Aleppo, utilizzato per scopi militari anche dai russi. Fatto inusuale, considerando che Israele solitamente colpisce solo obiettivi iraniani. C’è un deterioramento in corso nelle relazioni tra Mosca e Gerusalemme, tale da poter compromettere anche l’accordo sullo spazio aereo siriano in vigore tra i due paesi? 

LU: Durante gli ultimi attacchi è stato colpito l’aeroporto di Aleppo – utilizzato anche dai russi per scopi militari – ma di esso è stata danneggiata solo la pista di atterraggio e decollo, al fine di dimostrare agli iraniani la capacità israeliana di colpire i loro obiettivi in profondità. Ad oggi, non credo che l’accordo sullo spazio aereo siriano in vigore tra Israele e Russia sia in pericolo, anche perché è precedente il conflitto d’Ucraina.

L’accordo Usa-Iran

TADF: Come valuta Israele l’accordo tra Usa ed Iran relativo lo scongelamento di 6 miliardi iraniani sotto sanzioni e lo scambio di 5 spie tra i paesi, in cambio della promessa iraniana di non fabbricare ed arricchire uranio oltre una certa soglia? Washington intende rilanciare in toto l’accordo sul nucleare del 2015? 

LU: I 5 miliardi e 573 milioni di dollari iraniani congelati in varie banche mondiali a causa delle sanzioni sono stati trasferiti in Qatar – lo Stato mediatore – da cui verranno girati alla banca centrale iraniana. Anche lo scambio delle spie sta avvenendo regolarmente. Tuttavia, le versioni di americani ed iraniani in merito ai temi dell’accordo non combaciano.

Washington ha affermato che i fondi potranno essere utilizzati da Teheran solo per scopi umanitari, mentre il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha dichiarato che Teheran farà con essi quel che desidera, perché le appartengono. L’accordo non è scritto ma da considerarsi “a voce”, con i dettagli non interamente conosciuti.

Gli Usa hanno dichiarato che nell’accordo è inserita la promessa iraniana di non arricchire l’uranio oltre la soglia del 60 per cento, che però Teheran non ha mai confermato pubblicamente. Israele non vede questi accordi di buon occhio, perché l’Iran ha già dimostrato in passato di essere inaffidabile e non rispettare la soglia stabilita per l’arricchimento dell’uranio, impedendo anche agli esperti internazionali di visitare e controllare le centrali nucleari del Paese.

Il premier Benjamin Netanyahu ha già dichiarato che al netto di qualsiasi accordo Israele ha il diritto di difendere la sua sicurezza nazionale ed impedire in qualsiasi modo all’Iran di ottenere la bomba atomica. 

TADF: Gerusalemme potrebbe quindi decidere di attaccare i siti nucleari iraniani in solitaria, anche senza l’apporto americano? 

LU: Esatto. Israele ha numerose volte affermato che sarebbe auspicabile un intervento congiunto con gli Stati Uniti contro i siti nucleari iraniani, ma che in caso di diversità di vedute in merito al dossier con Washington – che al momento sono presenti – avrebbe scelto di perseguire autonomamente l’opzione militare.

Giudici al bivio

TADF: Qual è la situazione politica interna ad Israele, anche a causa delle proteste contro la riforma della giustizia? Rischia di essere stoppata dal tribunale supremo di Gerusalemme? 

LU: La riforma è diventata legge dopo aver superato il voto alla Knesset, ma ci sono stati dei ricorsi da parte di alcune associazioni al Tribunale supremo di Gerusalemme, che ha per la prima volta nella storia riunito tramite convocazione i suoi 15 giudici, a dimostrazione di quanto valore dia alle istanze antiriforma.

Il governo di Gerusalemme ritiene – avendo ragione legale – che non spetti al tribunale sentenziare su una legge approvata a maggioranza parlamentare alla Knesset. I giudici sono ad un bivio e qualsiasi decisione prenderanno avrà risvolti difficili: possono decidere di bocciare le istanze dichiarandosi non competenti sul tema (come legge imporrebbe) e rischiare che l’annuncio provochi una nuova ondata di proteste popolari in Israele.

Oppure, possono accogliere i ricorsi e bocciare la legge, inferendo un colpo durissimo alla democrazia israeliana e creando un precedente molto pericoloso, perché senza precedenti nella storia del Paese. Secondo legge, un tribunale può bocciare una legge approvata alla Knesset solo se al suo interno sono presenti vizi di forma, in questo caso totalmente assenti. 

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version