
Ha fatto discutere l’annuncio di Jeremy Corbyn, ex-segretario del Partito Laburista britannico e oggi parlamentare indipendente, di voler fondare un nuovo partito di sinistra al fianco della deputata Zarah Sultana, anche lei ex-laburista diventata indipendente.
Secondo un sondaggio condotto a luglio da YouGov, il nuovo partito avrebbe preso il 18 per cento dei voti, erodendo il bacino dei laburisti così come Reform UK di Nigel Farage ha eroso quello dei conservatori.
Posizioni filoterroriste
Uno dei temi più scottanti che Corbyn intende cavalcare per sottrarre voti ai laburisti, soprattutto nei collegi con una forte presenza di elettori musulmani, è la guerra a Gaza, che nel Regno Unito ha visto le comunità islamiche e le frange più radicali della sinistra accusare l’attuale premier Keir Starmer di una presunta “complicità” con Israele (smentita nei fatti, prima ancora che dalla recente ipotesi di riconoscere lo Stato di Palestina, anche dalla decisione di Starmer di non opporsi al mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale nei confronti di Benjamin Netanyahu).
Le posizioni di Corbyn sono oggetto di controversie da molto prima del 7 Ottobre. Oltre ad essere stato accusato di aver sdoganato l’antisemitismo tra le fila dei laburisti, quando era il loro segretario dal 2015 al 2020, egli ha anche giustificato il terrorismo: nel 2009, invitò esponenti di Hamas e Hezbollah a parlare in Parlamento, definendo entrambe le organizzazioni suoi “amici”. E nel 2014, si è recato in Tunisia per fare visita alla tomba di Atef Bseiso, responsabile dell’intelligence dell’OLP negli anni ’70 e tra i mandanti del massacro alle Olimpiadi di Monaco, dove 11 atleti israeliani furono assassinati.
Bseiso aveva operato anche in Italia: nel 1973, venne arrestato assieme ad altri palestinesi in un appartamento di Ostia, dal quale intendevano sparare dei missili terra-aria di fabbricazione sovietica contro un velivolo della compagnia aerea israeliana El Al nell’Aeroporto di Fiumicino.
IRA e Iran
Le ambiguità di Corbyn non riguardano solo i palestinesi: nel 1984, durante la guerra civile in Irlanda del Nord, da deputato invitò due membri dell’IRA incarcerati a parlare alla Camera dei Comuni, due settimane dopo che un attentato dell’IRA aveva ucciso cinque persone alla conferenza annuale del Partito Conservatore a Brighton. E nel corso degli anni, è stato più volte ospite dell’emittente statale iraniana Press TV, dove i dissidenti anti-regime sono stati costretti a rilasciare confessioni estortegli sotto tortura. Per queste sue ospitate, Corbyn ha ricevuto un compenso di 20.000 sterline (circa 23.000 euro).
Posizioni sui Balcani
Se le posizioni di Corbyn su Israele e i palestinesi sono note da tempo, lo stesso non si può dire di quelle da lui espresse sulla guerra nei Balcani degli anni ’90, che però meriterebbero una maggiore attenzione alla luce dei suoi recenti tentativi di attirare il voto musulmano.
Quando, nel 1999, la Nato bombardò la Serbia per fermare la pulizia etnica di bosniaci e kosovari di religione islamica attuata dal presidente serbo Slobodan Milošević, Jeremy Corbyn fu tra i pochi laburisti, assieme ai parlamentari Tony Benn e Diane Abbott, ad attaccare la politica interventista di Tony Blair. Se all’epoca le loro posizioni furono assai osteggiate dai britannici di origine albanese (la maggioranza dei kosovari è di etnia albanese), in compenso Corbyn e Benn manifestarono per 78 giorni davanti all’ufficio del primo ministro in solidarietà con la Serbia, assieme a serbi e inglesi di estrema sinistra.
Ma le polemiche legate a Corbyn sull’argomento non si fermano qui: nel 2004, firmò una mozione presso la Camera dei Comuni che, oltre a condannare l’intervento americano in Kosovo, sminuiva i massacri commessi dai serbi, basandosi su un articolo apparso sul settimanale di sinistra The New Statesman del giornalista australiano John Pilger. Questi dipinse Milošević come una povera vittima degli americani, che secondo lui si sarebbero inventati i massacri per giustificare l’intervento militare.
Il voltafaccia
Se nel 2004 Corbyn firmò una mozione che negava che quello subito dai bosniaci fosse un genocidio, in anni più recenti ha commemorato i fatti di Srebrenica che non ha esitato a definire “genocidio”. Curiosamente, questo cambio di marcia avviene in un periodo in cui l’elettorato musulmano ha acquisito una certa influenza sulla sinistra britannica, che nel 2004 ancora non aveva.
In passato, anche intellettuali vicini alla sinistra radicale come il linguista americano Noam Chomsky negarono o minimizzarono i massacri. Secondo lo storico britannico Marko Attila Hoare, una delle ragioni della diffusione di certe posizioni a sinistra risiede nel fatto che, siccome Milošević si dichiarava socialista e il suo partito era l’erede della Lega dei Comunisti di Serbia, certi militanti di sinistra si identificavano con lui.
L’oppressione degli uiguri
Oltre ai bosniaci e ai kosovari, un’altra popolazione musulmana verso la quale la sinistra ha dimostrato una certa ambiguità sono gli uiguri, che vivono principalmente nella regione dello Xinjiang nella Cina occidentale.
Stando al New York Times, nel 2019 più di un milione di uiguri erano detenuti in veri e propri campi di concentramento, costretti a mangiare maiale e a bere alcolici in modo da abiurare la loro fede. E secondo diverse testimonianze, gli internati erano vittime di torture, abusi sessuali, sterilizzazioni forzate e prelievo forzato di organi, quest’ultimo già applicato in Cina nei confronti dei seguaci del movimento religioso Falun Gong. Il governo cinese si è giustificato dicendo che queste misure servono a contrastare il terrorismo jihadista.
Su questo versante Corbyn si è espresso in maniera meno ambigua, citando i report di Amnesty International e Human Rights Watch sulle persecuzioni degli uiguri. Tuttavia, ha comunque adottato una linea più morbida rispetto al suo successore Starmer, che nel 2020 è arrivato a chiedere sanzioni contro la Cina.
Pro-pal filocinesi ed ebrei filo-uiguri
Nel 2022, un’inchiesta del New Lines Magazine ha svelato l’esistenza di una rete internazionale di imprenditori e ong che ricevevano milioni di dollari da Pechino per negare la persecuzione degli uiguri. Una di queste ong, l’associazione di estrema sinistra americana Codepink, in passato ha mandato una sua rappresentante ad una conferenza a Teheran dove si promuoveva il negazionismo della Shoah.
Un attivista di spicco in questo ambito è il rapper Lowkey, che in passato ha affermato che “non considero ciò che sta accadendo agli uiguri un genocidio”. La National Union of Students (NUS), principale organo di rappresentanza degli studenti universitari nel Regno Unito, nel 2022 ha proposto di fornire a Lowkey una piattaforma per parlare alla loro conferenza annuale, prima di rimuoverlo a causa di reazioni indignate. Il gruppo Palestine Action (classificato di recente come organizzazione terroristica dal governo inglese) ha espresso solidarietà a Lowkey dopo che è stato escluso dall’evento della NUS.
Un altro esponente di spicco dell’attivismo filopalestinese nel Regno Unito che ha negato le persecuzioni degli uiguri è l’ex-deputato George Galloway, già noto per la sua vicinanza a dittatori del calibro di Fidel Castro, Saddam Hussein e Bashar al-Assad. Nel 2020, in un programma che all’epoca conduceva sull’emittente russa RT, Galloway ha dichiarato che “non ci sono campi di concentramento in Cina”.
Se chi simpatizza per i palestinesi talvolta si schiera con la Cina, tra chi difende gli uiguri invece vi è l’EUJS (European Union of Jewish Students), principale organizzazione ebraica giovanile in Europa, che nel 2020 ha approvato una risoluzione per riconoscere quello che succedeva nello Xinjiang come un genocidio e protestare contro il governo cinese.
Il confronto con l’Italia
Anche l’Italia ha i suoi filocinesi che negano i soprusi nello Xinjiang: uno che spicca più di altri è Beppe Grillo, il quale nel 2021 ha pubblicato sul suo blog un report di più autori che negava la persecuzione degli uiguri, ritenuta un’invenzione di “campagne anticinesi”. Aveva condiviso il report sui social anche Vito Petrocelli, esponente del Movimento Cinque Stelle e all’epoca presidente della Commissione Affari esteri del Senato.
Come Corbyn, anche Grillo ha messo in atto un voltafaccia nel corso del tempo: se nei primi anni 2010 era un fervido sostenitore della causa tibetana, tanto da denunciare sul suo blog la repressione messa in atto in Tibet dal “regime coloniale cinese” e schierarsi dalla parte del Dalai Lama, successivamente ha smesso di occuparsi del Tibet e ha abbracciato posizioni filocinesi.
Conclusioni
Coloro i quali accusano a sproposito Israele di genocidio e la Nato di imperialismo, talvolta sono gli stessi che negano o minimizzano stragi e persecuzioni di popolazioni musulmane quando a perpetrarli sono Paesi non occidentali.
È chiaro che le posizioni espresse dall’estrema sinistra di vicinanza al mondo islamico sono puramente strumentali. Per loro, i musulmani meritano solidarietà quando i loro nemici sono l’Occidente e i suoi alleati, ma non suscitano lo stesso interesse se i nemici sono paesi con posizioni antioccidentali.
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