
Il vicepresidente della Repubblica di Cina-Taiwan Hsiao Bi-khim, accompagnato dal ministro degli esteri Lin Chia-lung, ha tenuto un discorso che si può definire storico al Parlamento europeo, durante il vertice dell’Alleanza interparlamentare sulla Cina.
Rapporti più stretti
Il vicepresidente Hsiao ha sottolineato la resilienza democratica di Taiwan, la sua importanza per le catene di approvvigionamento globali e il ruolo dello Stretto di Taiwan nella stabilità globale.
I legislatori europei, tra cui i copresidenti dell’IPAC (Gruppo interparlamentare di alleanza sulla Cina) Miriam Lexmann e Bernard Guetta, hanno chiesto una maggiore cooperazione con Taipei in materia di democrazia e sicurezza tecnologica.
Hsiao, secondo il rappresentante di Taiwan in Belgio, ha, purtroppo, ricevuto in Belgio una “protezione aggiuntiva” per evitare molestie da parte di cittadini cinesi, come quelle subite a Praga, e in seguito è stato confermato che il suo viaggio a Bruxelles è stato reso possibile sia dall’Ue sia dal Belgio, e non da donazioni all’IPAC provenienti da organizzazioni finanziate dal Ministero degli affari esteri di Taiwan.
Anche il presidente di Taiwan William Lai ha sostenuto i legami tra Ue e Taiwan con un post su X, mentre il governo cinese ha condannato l’evento tramite il suo portavoce, il quale ha ribadito che la posizione di Pechino sulla politica della Cina unica non cambierà e che l’Europa non dovrebbe sostenere “l’indipendenza di Taiwan”.
L’ex eurodeputato Reinhard Bütikofer ha affermato che l’atteggiamento dell’Europa nei confronti di Taiwan è cambiato radicalmente a causa dell’aggressività della Cina Popolare, della riconosciuta forma di governo democratico di Taiwan e della crescente consapevolezza geopolitica dell’Ue circa quella regione. Intervenendo a Praga, ha esortato l’Europa a considerare Taiwan vitale per la sicurezza regionale e globale.
L’ex presidente della Repubblica, Signora Tsai Ing-wen, intervenendo alla Conferenza, ha esortato le democrazie a unirsi contro l’autoritarismo della Cina Popolare e ha sottolineato gli sforzi di Taiwan per rafforzare la difesa, la resilienza informatica e la preparazione della società, mentre le minacce di Pechino s’intensificano.
Tsai ha chiesto una maggiore cooperazione democratica, sostenendo che sostenere la sicurezza di Taiwan scoraggia l’espansione autoritaria e salvaguarda la democrazia in tutto il mondo. Inoltre, la presidente Tsai ha anche visitato lo stabilimento di semiconduttori in costruzione a Dresda, frutto di una joint venture tra Bosch e TSMC.
Il ministro degli esteri di Taiwan, Lin Chia-lung, ha affermato che l’Europa lega sempre più la stabilità dello Stretto di Taiwan al proprio futuro democratico e di sicurezza. Con l’Europa in fase di reindustrializzazione e riarmo, ha sostenuto che i punti di forza di Taiwan nel settore dei semiconduttori e della tecnologia (e la reputazione di prodotti sicuri e “senza backdoor“) la rendono un partner prezioso.
Logicamente, c’è crescente preoccupazione per il comportamento autoritario della Cina Popolare che porta le grandi le democrazie mondiali ad approfondire la cooperazione, affermando che la sicurezza di Taiwan è ormai una questione strategica globale. È anche emerso che Taiwan considera la Polonia una porta d’accesso strategica ai mercati dell’Ue e cerca cooperazione per la ricostruzione dell’Ucraina.
Semiconduttori in Italia
Per quanto riguarda il nostro Paese, il 15 ottobre 2025 si è tenuta la cerimonia di apertura del nuovo stabilimento della MEMC, azienda produttrice di wafer al silicio e filiale della GlobalWafers, terza compagnia al mondo del settore che con 18 sedi operative distribuite su tre continenti è tra i maggiori fornitori mondiali di wafer per semiconduttori. Va messo in evidenza che la sua presenza in Italia è affidata a MEMC Spa, attiva da decenni nei poli di Novara e Merano.
Si tratta del raggiungimento di un traguardo strategico per l’industria europea e italiana dei semiconduttori e precisamente la nuova struttura è collocata a Novara.
Cooperazione Ue-Giappone
Importante anche rilevare che l’ambasciatore giapponese presso l’Ue, Aikawa, ha ospitato l’“EU-Japan Vulcanus Networking Event”. L’evento ha celebrato il 50° anniversario della missione giapponese presso l’Ue, sottolineando l’importanza dell’iniziativa congiunta Ue-Giappone di lunga data.
L’iniziativa riunisce 18 diplomatici dell’Ue e degli Stati membri in 18 scuole dell’area di Tokyo, raggiungendo circa 5.800 studenti per promuovere la comprensione dell’Ue. Oltre 100 scienziati europei e giapponesi hanno condiviso i progressi nella ricerca biomedica sui primati.
Ricercatori giapponesi e occidentali hanno discusso di argomenti che vanno dall’immunologia alle neurotecnologie. I partecipanti hanno sostenuto la trasparenza, la collaborazione e una più forte cooperazione Ue-Giappone nella scienza dei primati.
Nuove tensioni Tokyo-Pechino
In queste ore c’è anche stata la minaccia di Pechino a Tokyo. In sintesi estrema, se solo il Giappone “osasse” muovere militarmente nello Stretto di Taiwan a favore di Taipei, “ciò costituirebbe un atto d’invasione e incontrerebbe una forte reazione della Cina Popolare”. Il Ministero degli esteri di Pechino ha minacciato, come mai nel recente passato, il Giappone, a evidenza che i rapporti tra Pechino e Tokyo sono tornati a notevole livello di attrito.
In primo piano è salita la premier nipponica Sanae Takaichi, pochi giorni dopo il suo primo incontro, in Corea del Sud a fine ottobre, con il presidente cinese Xi Jinping, che si sperava fosse stato utile per concordare lo sviluppo di relazioni “strategiche e reciprocamente vantaggiose”.
Venerdì scorso, però, Takaichi ha detto in un’audizione parlamentare che un attacco militare cinese a Taiwan potrebbe rappresentare una “situazione di minaccia alla sopravvivenza” per il Giappone, il che farebbe attivare l’esercizio del suo diritto all’autodifesa collettiva.
Queste dichiarazioni hanno prodotto la decisa reazione della Cina Popolare, tanto che il portavoce del Ministero degli esteri di Pechino, Lin Jian, ha esortato la premier nipponica “a correggere subito – ha detto – il suo errore, e a ritrattare la clamorosa dichiarazione”, chiarendo che nel caso contrario Tokyo “se ne assumerà tutte le conseguenze”.
La Cina Popolare ha attivato, la scorsa settimana, i suoi media con pesanti commenti sull’accaduto creando in Giappone una comprensibile e giustificata ondata di sdegno.
La premier nipponica ha deciso di non voler ritrattare i suoi giudizi, sostenendo di aver parlato partendo dal presupposto di scenario “peggiore”, senza contraddire le posizioni dei governi precedenti. Il punto è che la Cina Popolare considera la democratica Repubblica di Cina-Taiwan la prima linea rossa da non superare nelle relazioni internazionali, rivendicandone la sovranità e minacciando la riunificazione anche con l’uso della forza, se necessario.
Con la posizione apparentemente più sfumata della “ambiguità strategica” assunta dall’attuale amministrazione Trump sull’intervento a difesa di Taipei, il principale ostacolo nella regione ai piani di aggressione cinesi, per la riunificazione armata, è Tokyo, che ha controllato l’isola per 50 anni fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale e oggi ha forti legami con Taipei. Quanto precede è, logicamente, inaccettabile per il presidente Xi e la posizione ideologica antidemocratica del Partito Comunista cinese.
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