Tregua: la minaccia di Trump piega ciò che resta del regime iraniano

Il presidente Usa ha preteso la riapertura dello Stretto per un cessate il fuoco, fissato un ultimatum accompagnato da una seria minaccia di distruzione, e gli iraniani hanno ceduto

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trump hormuz

IN AGGIORNAMENTO

Lasciate stare i 10 o 15 punti, su cui nessuno – né Trump né ciò che resta della leadership iraniana – si è impegnato. Se – ed è ancora un grosso se – lo Stretto di Hormuz riapre nei termini descritti dal presidente Trump (apertura “completa, immediata, sicura”), Usa-Israele se ne vanno senza aver concesso nulla di ciò che gli iraniani chiedevano, tranne uno stop agli attacchi, avendo inflitto pesanti distruzioni alle capacità militari-industriali e alla leadership politica e militare del regime.

La minaccia di Trump e le prime distruzioni di ieri (i nuovi raid sull’isola di Kharg e alcuni ponti strategici) hanno costretto il regime ad accettare ciò che aveva sempre escluso: un cessate il fuoco senza nulla in cambio.

L’Iran ha accettato di riaprire Hormuz per ottenere un cessate il fuoco a termine dopo aver passato settimane a rifiutare qualsiasi tregua temporanea, chiedendo la fine completa della guerra alle sue condizioni. Se rileggiamo il post di Trump che tanto scandalo aveva suscitato, “riaprite lo Stretto, o vi rimando all’età della pietra”, è chiaro chi ha ceduto a chi.

Trump ha chiesto la riapertura dello Stretto in cambio di un cessate il fuoco, fissato un ultimatum accompagnato da una seria minaccia di distruzione totale, e gli iraniani hanno ceduto (ancor più significativo se lo hanno fatto, come pare, su spinta di Pechino).

Chi è al potere

Certo, se e come Hormuz riaprirà al traffico marittimo è una prima incognita, che dovrebbe risolversi nel giro di ore o giorni. La riapertura dello Stretto e le prossime settimane di negoziati diranno anche chi è veramente al comando in Iran – cosa nient’affatto scontata.

I dieci punti sono aria fritta, le posizioni rimangono distanti su scorte di uranio arricchito, programma nucleare e missilistico, impossibile sapere ora cosa il regime iraniano abbia accettato o accetterà e persino chi sia davvero al comando. Prima vediamo se la tregua regge e se Hormuz riapre, allora sapremo anche se gli interlocutori con i quali gli Usa hanno negoziato hanno potere reale.

Il regime change

Il regime change? Come annunciato, non era tra gli obiettivi militari, non poteva esserlo. Sappiamo che dipende anche da variabili interne. La spallata è stata data, non è da escludere la caduta o un cambiamento profondo della leadership nelle prossime settimane/mesi come conseguenza della sconfitta militare e dell’isolamento del regime nella regione.

Fallimento Onu

Nel frattempo, come era ampiamente prevedibile, la soluzione auspicata dal governo italiano di un mandato Onu per lo Stretto di Hormuz è stata bocciata con il veto, guarda un po’, di Cina e Russia, dopo essere stata annacquata dalla Francia. Non era una politica, ma virtue signaling a beneficio del dibattito politico interno.

Ora però il cessate il fuoco crea le condizioni di non belligeranza richieste dagli europei per una missione di scorta militare delle navi mercantili. Vedremo se terranno fede ai loro impegni.

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