Trump rompe il silenzio e scomunica Tucker Carlson: non è MAGA

Sottovalutato il pericolo di un antisemitismo rinascente anche a destra, dopo che è stato ampiamente sdoganato negli ambienti antisionisti e terzomondisti della sinistra

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E alla fine anche Donald Trump si è arrabbiato con Tucker Carlson. Intervistato da Jonathan Karl di Abc News, il presidente americano ha detto dell’anchorman più popolare della destra MAGA:

Lo conosco da tempo, e lui non è un MAGA. Il MAGA sta salvando il nostro Paese. MAGA sta rendendo il nostro Paese di nuovo grande. MAGA è America First, e Tucker non è niente di tutto questo. E Tucker non è abbastanza intelligente da capirlo.

Tucker filorusso

Perché Tucker Carlson è importante? Perché ha milioni di followers. La sua capacità è quella di catalizzare le tendenze della destra, precedendone le evoluzioni. Quando pensavamo ancora che la destra americana repubblicana fosse dalla parte dell’Ucraina e anche Trump faceva discorsi di fuoco contro Putin, Carlson parlava con lo stesso linguaggio della televisione russa, rilanciandone tutti gli slogan e le teorie del complotto.

Quando pareva che gli americani considerassero Putin come un criminale, lui andava a intervistarlo, con lo stesso ossequio di un Gianni Minà di fronte a Fidel Castro, per poi cogliere l’occasione per andare a girare un servizio a Mosca dove voleva dimostrare che si vivesse meglio nella capitale russa che nelle città americane. Le elezioni successive, nel 2024, hanno dimostrato che la sua fosse la tendenza dominante, visto che di repubblicani filo-ucraini, in Congresso, ne sono rimasti veramente pochi.

La battaglia contro Israele

Ma la battaglia preferita di Tucker Carlson è diventata quella contro Israele. Quando ha iniziato a sparare contro lo Stato ebraico, già all’indomani del pogrom del 7 ottobre, la sua pareva una missione suicida, perché tutti davano per scontato che i repubblicani, almeno su Israele, fossero compatti. Invece no, anche in questo caso, Carlson ha evidenziato e sfruttato una frattura che evidentemente già c’era. E che fa perno sull’anti-giudaismo profondo della destra religiosa.

Cristianesimo e sionismo sono compatibili? Tucker Carlson, che è deliberatamente un incendiario, scommette sul “no”. E per farlo ha invitato nel suo podcast tutti i personaggi più visceralmente anti-Israele che potesse trovare, dallo storico negazionista della Shoah Darryl Cooper alla pasionaria dell’Onu Francesca Albanese, dall’estrema destra all’estrema sinistra, purché fossero radicalmente nemici dello Stato ebraico.

Ha ribaltato sul popolo ebraico l’accusa di genocidio e con improbabili testimoni mediorientali ha alimentato la tesi secondo cui Israele (unico Paese mediorientale in cui i cristiani possono praticare la fede in modo veramente libero) sia il peggior persecutore dei cristiani.

Nel suo attacco a Israele, ai sionisti e all’ebraismo, l’anchorman ha anche iniziato ad aggredire, con massicce dosi di “fuoco amico”, i repubblicani sionisti. Quindi prima ha cercato di ridicolizzare Ted Cruz, fervente evangelico sionista e uno dei capi storici del movimento Tea Party. Nella sua intervista, Carlson è giunto a dire che il cristianesimo sionista sia un “disturbo mentale”.

Con la sua intervista all’ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee (già pastore battista ed ex candidato alle primarie presidenziali del Gop), Carlson ha bissato l’esperienza fatta con Ted Cruz, cercando in tutti i modi di ridicolizzarlo e soprattutto spingendo la sua tesi: il sionismo e il cristianesimo sono incompatibili, chi prova ad essere entrambe le cose è un disturbato mentale o è ignorante.

Già che era in Israele, Tucker Carlson si è anche inventato un arresto. Nessuno, infatti, né le autorità israeliane, né la stessa ambasciata Usa, ha confermato che il giornalista sia stato arrestato all’arrivo in Israele.

Col progredire dell’agenda di politica estera di Trump, la polemica di Carlson ha continuato ad inasprirsi. Già aveva alzato i toni contro la breve operazione Midnight Hammer, il bombardamento dei siti nucleari iraniani del 22 giugno 2025. Ora che Trump ha addirittura iniziato una campagna aero-navale su larga scala contro l’Iran, assieme a Israele, l’anchorman è letteralmente esploso, definendo la scelta di politica estera di Trump “malvagia e disgustosa”.

Tesi cospirazioniste antisemite

In mezzo è scoppiato lo scandalo Epstein, altro episodio che getta altra benzina sul fuoco dell’anti-giudaismo. Per molti elettori di destra e di estrema destra, Trump ha nascosto i files di Epstein, non tanto per proteggere se stesso, ma perché presumono che sia “sotto ricatto” (degli ebrei, ovviamente).

La tesi del ricatto ebraico-israeliano è stata già esposta da Tucker Carlson all’indomani della guerra di giugno, in un incontro di Turning Point Usa. Con la pubblicazione delle nuove carte di Epstein i blogger, gli influencer e i podcaster di estrema destra, fra cui soprattutto Candace Owens, hanno rilanciato la vecchia leggenda nera dei sacrifici rituali dei bambini da parte degli ebrei, che sarebbero “dimostrati” dai milioni di documenti de-secretati (che ovviamente nessuno va a leggere).

Candace Owens in una diretta streaming intitolata “Baal so Hard: The Epstein Files”, ha definito gli ebrei “zingari pagani” e ha ribadito la cospirazione neonazista secondo cui la B’nai Brith sarebbe dietro l’omicidio rituale di Mary Phagan, il cui omicidio diede inizio al linciaggio antisemita di Leo Frank nel 1915. E all’inizio di febbraio la Owens traeva la conclusione, con un post su X: “Sì, siamo governati da pedofili satanici che lavorano per Israele”, aggiungendo: “Questa è la sinagoga di Satana contro cui ci troviamo”. Toni e fraseologia da destra filo-nazista, come non si sentiva dagli anni ’40.

Nick Fuentes, altro ospite di Tucker Carlson sta letteralmente facendo campagna contro Trump, sempre a causa della questione ebraica. In una delle ultime puntate prima della guerra in Iran, ma già all’indomani della pubblicazione degli Epstein files, “svegliava” a modo suo l’elettorato di destra affermando che: “Vi hanno ingannato dicendo che Trump aveva bisogno dei soldi ebraici, per realizzare l’agenda MAGA. Ma adesso abbiamo scoperto che usa i voti MAGA per realizzare l’agenda degli ebrei”.

Da quando sono iniziati i bombardamenti sull’Iran, condotti per la prima volta nella storia da Usa e Israele assieme, le teorie della cospirazione su Epstein e l’odio contro Israele si sono saldate. Candace Owens ha ribattezzato l’operazione Epic Fury come “Epstein Fury”. Tucker Carlson da parte sua, è ancora convinto che il Mossad stia ricattando il presidente con le carte ancora segrete di Epstein e lo abbia costretto ad intervenire in una “guerra di Israele”, contro gli interessi degli Usa. Non contento, ha aggiunto anche un’altra teoria cospirativa: Carlson ha affermato che il movimento religioso ebraico Chabad stia orchestrando una guerra di religione volta a distruggere la moschea di Al-Aqsa e la Cupola della Roccia a Gerusalemme, in modo che al loro posto possa essere ricostruito il Terzo Tempio. La classica accusa di Hamas e dei movimenti terroristi islamici, l’accusa di Arafat usata per lanciare le due Intifadah. Ed ora viene fatta propria dal maggior commentatore di destra.

Trump finora ha colpevolmente taciuto sulla diffusione dell’antisemitismo (antisemitismo puro, a questo livello, non mero antisionismo) nella destra americana. Vance stesso, anche se interpellato in merito alla questione, ha scelto di glissare.

Persino la prestigiosa Heritage Foundation si è schierata contro le “liste di proscrizione” dei personaggi più estremi. Per ora ha prevalso l’atteggiamento “nessun nemico a destra”, nonostante l’allarme lanciato da un intellettuale conservatore e filo-Trump quale è Rod Dreher: nel suo giro delle scuole superiori nell’America profonda ha toccato con mano quanto sia ormai dilagato l’antisemitismo fra i giovani di destra. E questo grazie soprattutto ai podcast più popolari nella base repubblicana.

Se Trump, oggi, prende le distanze da Tucker Carlson, è perché si sente personalmente attaccato nelle sue scelte principali di politica estera. Se dovrà prendere le distanze da Nick Fuentes e da Candace Owens, sarà perché stanno facendo campagna contro di lui e contro i repubblicani, in un periodo elettorale.

Ma nessuno, men che meno il presidente in carica, pare rendersi conto del pericolo di un antisemitismo rinascente anche a destra, dopo che è stato ampiamente sdoganato negli ambienti antisionisti e terzomondisti della sinistra (Gavin Newsom, papabile democratico alle prossime presidenziali, ha appena definito Israele “uno Stato di apartheid”).

Le elezioni nazionali si ripetono ogni due anni e possono andare bene o male. Ma una sottocultura antisemita, se diventasse mainstream, cambierebbe a lungo e in peggio il volto dell’America.

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