Ballottaggi: democrazia o mercato delle vacche?

Il rischio di distorsione della volontà popolare e di compravendita di voti e poltrone. Una possibile soluzione

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Lo stiamo vedendo ancora una volta, in queste elezioni amministrative. Ed è sempre la stessa storia: nei Comuni con più di 15 mila abitanti vince il candidato sindaco che ottiene la maggioranza assoluta dei voti, vale a dire il 50 per cento più 1 dei voti validamente espressi, mentre chi non lo raggiunge va al ballottaggio con il candidato che si piazza immediatamente sotto.

Distorsione della volontà popolare

A mio modo di vedere, il meccanismo del ballottaggio non ha più senso di esistere, perché c’è un evidente rischio di distorsione della volontà popolare. E lo spiego. Come può avere senso un sistema dove il vincitore che (magari) ha raccolto meno voti reali dello sconfitto al primo turno, si trovi ad essere eletto al secondo?

Semplice, si va al mercato delle vacche. Si barattano voti e poltrone, si chiede aiuto a chi fino ad un minuto prima era avversario, in barba alla volontà dei cittadini. Perché i cittadini dovrebbero essere gli unici ad aver il diritto di scegliere chi governerà la loro città, non i soliti giochi di potere.

Emendamento da riproporre

Un emendamento su questo, che prevedeva il “no” al ballottaggio nel caso in cui il candidato sindaco raggiunga il 40 per cento dei voti, era stato presentato da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia: se non fosse stato ritirato, sarebbe stato votato insieme ad un disegno di legge già calendarizzato con procedura d’urgenza, in quella che le opposizioni consideravano una forzatura.

Al Movimento 5 Stelle, Azione-Italia Viva, Verdi-Sinistra e Pd, infatti, e chissà perché, non piaceva molto l’idea, e si sono quindi rifiutati di votare il parere sul testo in questione.

Al grido “Golpe! Il centrodestra ha presentato un pericoloso emendamento con cui prova a modificare il sistema elettorale dei Comuni sopra i 15 mila abitanti, per cui chi supera il 40 per cento dei voti verrebbe immediatamente eletto”, ecco il Pd e il Terzo Polo affermare che tale emendamento farebbe sostanzialmente venir meno il principio del ballottaggio, “un atto gravissimo dal punto di vista procedurale che impatta sul sistema elettorale degli enti locali”.

Ma veramente sarebbe così grave, o piuttosto legittimerebbe la volontà di tutti i votanti? L’emendamento in questione andrebbe ripreso, perché non avvantaggia nessuno, ma, anzi, diminuisce i costi e semplifica il sistema elettorale dei Comuni sopra i 15 mila abitanti.

E fornisce vittoria certa senza doversi “accomodare” con altri compagini politiche che, a loro volta, avanzerebbero (lo sappiamo bene) le loro contropartite. Chiamiamole così, che è già pesante.

In Sicilia già si vota così e funziona. Perché non attuarlo ovunque? In questo modo si eviterebbe il meccanismo del doppio turno, che favorisce questo sistema perverso e poco rispettoso verso gli elettori, con tutte le conseguenze del caso. Ben le conosciamo. E non è più espressione di democrazia, o politica. È altro.

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