Caro-affitti: limitare i diritti di proprietà può solo peggiorare il problema

Sbagliato colpevolizzare i proprietari, l’interventismo statale provoca scarsità e prezzi elevati. Bisogna invece agire sul lato dell’offerta, incentivandola e ampliandola

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È esploso in questi giorni il caso del caro-affitti nel centro delle grandi città italiane, dopo la protesta inscenata da alcuni studenti, che per evidenziare il loro disagio si sono accampati con le tende davanti alle sedi universitarie. Impossibile sostenere il costo persino di una stanza singola, lamentano, arrivato ormai a 600 euro in città come Milano.

Le opposizioni politiche e mediatiche al governo Meloni hanno subito cavalcato la protesta – anche se i prezzi elevati non sono certo una novità degli ultimi mesi – dando sfogo ai loro istinti statalisti e lanciando una vera e propria crociata volta a colpevolizzare i proprietari di immobili, accusati di speculare, approfittando dell’alta richiesta di alloggi, per ottenere una “rendita facile”.

Se ovviamente ogni manifestazione civile è legittima e degna di rispetto, intravediamo purtroppo il rischio di una nuova stangata in arrivo per i proprietari di immobili, sulla spinta di una fetta della politica che sembra non stancarsi mai di colpire e restringere i diritti di proprietà.

Le proposte di Confedilizia

Come affermato dal presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa, il caro-affitti non riguarda soltanto gli studenti universitari. A dover sostenere i costi elevati sono anche lavoratori di ogni fascia d’età e le famiglie colpite dalla crisi economica.

Al fine di trovare una soluzione efficace sarebbe necessario ragionare su strategie di lungo periodo che possano migliorare l’offerta di mercato, diversificandola ed ampliandola, senza danneggiare i proprietari. Ad esempio, per le particolari esigenze degli studenti universitari sarebbe opportuno rendere disponibili e funzionanti strutture pubbliche e private, soprattutto nelle città dove il costo medio degli affitti sembra più insostenibile.

Una pericolosa illusione, invece, considerando anche i costi già onerosi dell’università pubblica per i contribuenti italiani, è l’idea di concedere ad ogni studente un alloggio gratuito. Totalmente irrealistico, ma anche se fosse realizzabile produrrebbe un effetto devastante.

Tra le proposte di recente presentate al governo da Confedilizia, quella di azzerare l’Imu per i proprietari di immobili affittati agli studenti: un provvedimento simile favorirebbe l’abbassamento del prezzo del locale ed incrementerebbe la percentuale di universitari capaci di sostenere il prezzo dell’appartamento.

Il capro espiatorio

Tuttavia, l’idea della detassazione pare già scartata in partenza dalla politica, mentre sembra che ad essere additati quale capro espiatorio dell’elevato costo degli affitti a lungo termine siano gli affitti brevi, tacciati di essere la principale causa del rialzo dei prezzi.

Non a caso, in alcuni comuni – siano essi governati dal centrodestra o dal centrosinistra – sono già arrivate delle limitazioni consistenti agli affitti brevi. Venezia è senza dubbio il caso più emblematico.

Il successo degli affitti brevi è tuttavia più una conseguenza che una causa: un proprietario spesso ricorre agli affitti brevi per pura necessità dettata dagli effetti dell’interventismo statale. Infatti, la locazione di lunga durata ad oggi non garantisce sufficiente certezza di poter rientrare in tempi ragionevoli in possesso del proprio immobile.

Durante la pandemia un esempio plastico, il blocco degli sfratti deciso dall’allora secondo governo a guida Giuseppe Conte. Per quasi due anni è stato negato un diritto costituzionale ai tanti proprietari di immobili, che ora comprensibilmente sono riluttanti all’idea di affittare a lungo termine, nel timore che si verifichi una situazione simile durante una prossima emergenza.

Timori che sembrano trovare conferma proprio nel clima di questi giorni attorno alla protesta degli studenti universitari.

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