Charlie Kirk eroe americano: la ricerca non violenta della verità

L'ideologia woke diventa più feroce, come vediamo nelle piazze pro-pal, perché sta vacillando sempre più sotto il confronto impietoso con la realtà, realtà che non riesce più a falsare

5.2k 4
kirk

Con buona pace della famosa battuta “infelice la terra che ha bisogno di eroi” che il grande drammaturgo tedesco Bertolt Brecht (1898 – 1956) mette in bocca a Galileo nell’opera teatrale a lui dedicata (“Vita di Galileo”, com’è noto), la storia americana è piena di figure esemplari che in un modo o nell’altro hanno incarnato i valori degli Stati Uniti e per molti versi hanno contribuito a tramandarli di generazione in generazione, cosa che nonostante la cancel culture è avvenuta sino ad oggi.

Non si tratta di figure perfette: spesso le loro biografie raccontano di uomini pieni di difetti e talora con alcune idee ed atteggiamenti criticabili, ma ciò che li unisce è l’avere fatto propri in maniera non comune e comunque ritenuta degna di essere ricordata alcuni principi base della convivenza civile e politica propri della società di oltreoceano.

Una società anch’essa piena di difetti come tutte le organizzazioni umane, ma forse migliore (o meno peggio) di molte altre proprio per la sua capacità di ammettere i propri errori e di cercare concretamente di correggerli e di migliorarsi alla luce dei valori della tradizione, valori ad un tempo sempre uguali nella loro sostanza e sempre diversi nel loro modo di esprimersi.

L’analogia con Martin Luther King

Se nella serie di eroi americani un domani sarà compreso anche il giovane attivista conservatore Charlie Kirk (1993 – 2025), assassinato a sangue freddo lo scorso 10 settembre ad Orem nello Utah solo il tempo potrà dirlo. Già oggi però possiamo fare alcune riflessioni sul suo pensiero e sulla eredità culturale che lascia in America e in tutto il mondo occidentale a coloro che la vorranno raccoglierla.

Riflessioni basate su alcune analogie che esistono tra Kirk e un ormai indiscusso eroe della tradizione americana, Martin Luther King jr. (1929 – 1968), anche lui vittima di un’identica tragica fine il 4 aprile 1968 a Memphis nel Tennessee. Questo paragone del resto è stato fatto spesso in queste ultime settimane, e se la maggioranza dei commenti ha riconosciuto molti punti di contatto tra le due figure, non sono mancate osservazioni piene di sconcertante acredine verso Kirk, ritenuto “indegno” di un simile accostamento.

Entrambi cristiani

La prima analogia tra i due personaggi è che entrambi erano cristiani, cristiani dichiarati, cristiani che esprimevano la loro fede nelle questioni sociali e politiche: Martin Luther King jr. era come noto un pastore della chiesa battista, Charlie Kirk era un membro della chiesa presbiteriana, una delle più antiche e più “mainstream” del protestantesimo americano. Entrambi basavano i loro principi, le loro idee, su dei valori forti, che non dipendono dall’arbitrio dei singoli (né da quello degli attivisti), ma servono da guida per tutti nei rapporti individuali e sociali.

In particolare entrambi credevano all’eguaglianza nella diversità degli esseri umani, un principio fondamentale del liberalismo occidentale che deriva dalla tradizione cristiana: già alle origini del cristianesimo San Paolo da un lato si rivolgeva in maniera diversa ai giudei e ai greci, ai liberi e agli schiavi (v. Prima lettera ai Corinzi, cap.9 vv.19 e segg.) riconoscendo l’importanza delle differenze tra gli uomini, ma dall’altro affermava che in Cristo tutti gli uomini sono uguali (v. Lettera ai Galati cap.3 v.28).

Questa combinazione tra il riconoscimento della varietà della condizione umana e l’affermazione dell’eguaglianza di tutti gli esseri umani dal punto di vista religioso e morale (e quindi anche giuridico), è diventata, una volta laicizzata, il fondamento della civiltà occidentale e rappresenta una delle sue più grandi conquiste.

Negli anni sessanta gli avversari di King affermavano che le diversità di razza dovevano portare ad una diversa valutazione delle azioni dei singoli, e con ciò violavano il principio di eguaglianza a danno delle persone di colore ritenute inferiori, e nel suo famoso discorso (passato alla storia con le sue prime parole: “I have a dream” “Ho un sogno”) pronunciato davanti al memoriale di Lincoln il 28 agosto 1963, King riaffermò a gran voce che le persone si devono giudicare solo in base ai loro comportamenti.

Oggi gli avversari di Kirk, da un lato sostengono tesi simili a quelle dei razzisti di un tempo, solamente a razze invertite, demonizzando la “bianchezza” come sinonimo di malvagità (per non parlare dell’antisemitismo sempre più diffuso soprattutto in Europa), dall’altro attaccano le stesse diversità e le particolarità proprie degli individui, e predicano una specie di omologazione degli esseri umani stabilita dall’alto che eliminerebbe le loro differenze (ma solo quelle ritenute politicamente scorrette) come quella tra uomini e donne, un’omologazione da imporre forzatamente a tutti.

La ricerca della verità

Un secondo tema che unisce King e Kirk è la ricerca della verità basata sul dialogo, la ricerca non violenta della verità, anche questo un tema liberale: il filosofo britannico John Stuart Mill (1806 – 1873) diceva che ogni opinione diversa dalla nostra ci arricchisce sempre, perché se è giusta ci aiuta a correggerci mentre se è sbagliata ci aiuta a rafforzarci nelle nostre convinzioni.

Anche questo in ultima analisi è un principio cristiano: sempre San Paolo (Prima lettera ai Tessalonicesi cap.5 v.21) invita a valutare serenamente ogni cosa e ad accettare ciò che è buono. I nemici del dialogo sono da sempre imbevuti di cultura manichea: lo erano i razzisti degli anni sessanta e lo sono quelli “a razze invertite” di oggi, e le loro idee sfociano inevitabilmente nella violenza anche se sono propagandate (spesso – ahimè – in piena convinzione, perché l’ideologia talora offusca le menti) in nome dei più alti ideali, ieri quello della difesa dei principi morali della comunità, oggi quello dell’inclusione senza limiti.

La cultura manichea

Ogni tipo di cultura manichea, conservatrice o progressista, è sempre stata una cultura pericolosa per la libertà, perché ogni tipo di cultura manichea è astratta, passa sopra alle concrete necessità degli esseri umani per rincorrere ideali che rendono assoluti dei piccoli spicchi di verità a danno della verità complessiva, perché cercano di soddisfare le assurde pretese di alcuni passando sopra alle legittime esigenze della generalità delle persone (gli esempi in tema di immigrazione, di rispetto della cultura occidentale, compresa quella cristiana, di tutela a livello pubblico della identità personali sessuali e familiari sono sotto gli occhi di tutti).

E quando si passa sopra agli altri, la violenza anche se a volte non programmata da molti, è inevitabile. Negli anni sessanta gli attivisti seguaci di Martin Luther King jr. manifestavano pacificamente perché la loro intenzione era essenzialmente quella di esprimere le loro idee; i manifestanti di oggi, contrari e spesso decisamente ostili a Charlie Kirk, hanno invece lo scopo di imporre le loro idee agli altri: da qui alla violenza fisica, spesso accompagnata da un paradossale vittimismo che addossa le proprie colpe agli avversari, il passo è breve, e non di rado questo passo è stato compiuto.

Si pensi alle devastazioni degli edifici pubblici, alle occupazioni delle proprietà altrui, e da ultimo agli episodi di antisemitismo, mascherati dietro la facciata della critica alle politiche del governo israeliano, e oggi purtroppo così diffusi.

La violenza woke

Charlie Kirk è considerato da alcuni una figura “divisiva”, una definizione assurda, ma spesso gli attivisti che si riconoscono nella cultura woke sono capaci di negare i fatti più evidenti e sostenere le tesi più illogiche senza battere ciglio. Ciò che più sconcerta è questo loro staccarsi progressivo dalla realtà, che (per limitarci alla vicenda dell’assassinio di Kirk) ha indotto addirittura molti opinionisti e qualche politico ad affermare che l’attivista conservatore “se l’è meritato”, e (cosa che non fa onore ai suoi membri) ha portato lo stesso Parlamento europeo a rifiutare di commemorarlo con un minuto di silenzio.

I valori woke sono valori violenti, perché coloro che in essi si riconoscono rifiutano di mettersi sullo stesso piano di chi la pensa diversamente e non accettano quel senso del limite che la tradizione cristiana ha ripreso da una delle sue due grandi matrici, la cultura greco-romana (l’altra è ovviamente la cultura ebraica).

Senso del limite

Quel senso del limite messo in luce già nelle tragedie rappresentate nell’Atene del V secolo a.C., un limite la cui violazione veniva definita come hýbris (un termine che possiamo tradurre con “superbia”, ma anche come “violazione dei limiti”) e provocava la némesis (più che con “punizione” possiamo tradurre con “retribuzione”, “compensazione” per i propri atti).

Il giorno successivo all’assassinio di Martin Luther King, Robert F. Kennedy sr. (1925 – 1968) anche lui destinato di lì a poco a fare la stessa fine il 6 giugno dello stesso anno a Los Angeles sotto i colpi di un omicida che lo accusava di avere sostenuto Israele nella guerra del 1967 (certe cose attuali vengono da lontano), nel commemorare a Indianapolis la figura del reverendo ucciso citò una frase del poeta tragico Eschilo (525 – 456 a.C.) tratta dalla tragedia “Agamennone” (vv.176 e segg.):

Anche nel sonno, il dolore che non può essere dimenticato cade goccia dopo goccia sul cuore, finché, nella nostra disperazione, contro la nostra volontà, arriva la saggezza attraverso la grazia terribile degli dei.

Punto di svolta

Le stesse parole furono poi scolpite sulla tomba di Kennedy. L’opinionista politico americano conservatore Victor D. Hanson, studioso di letteratura classica prima che opinionista, ha paragonato la vicenda di Kirk, forse facendo implicito riferimento alla organizzazione Turning Point da quest’ultimo fondata, al punto di svolta della cultura occidentale, al momento decisivo in cui si dovrà scegliere tra i valori della ragionevolezza e del dialogo e la cultura degli slogan e degli insulti.

Personalmente penso che le popolazioni dell’Occidente e in particolare degli Stati Uniti siano molto più saggie delle loro élites culturali e mediatiche, e che possiamo ragionevolmente sperare che nel lungo periodo sapranno riconquistare quei valori che sono indispensabili per mantenere in piedi una società dai principi condivisi.

Gli ultimi giorni hanno visto un’esplosione di fanatismo tanto feroce nelle forme quanto irreale nelle sue motivazioni riferito alla guerra di Gaza, uno dei molti temi diventati gli “idoli” della cultura woke: per porre fine a tutto ciò, c’è bisogno di aprire un confronto con la realtà e questo confronto si può aprire solo se si impara, o meglio se si reimpara a dialogare con chi la pensa diversamente.

Forse il dialogo può apparire difficile a chi è abituato alle tutto sommato comode e autogratificanti certezze dell’attivismo woke (e il discorso vale non solo per i singoli, ma anche e soprattutto per le forze politiche che scelgono di cavalcare le proteste violente), ma per riprendere la frase di Eschilo, se a volte, specie quando si deve correggere una visione distorta della realtà e dei rapporti umani quale è quella woke, la conoscenza della verità (la limitata verità disponibile in base alla ragionevolezza umana) non si può raggiungere che tramite la sofferenza, allora è meglio che questa sofferenza (frutto della grazia di Dio) sia solo quella derivante dalla fatica di riconoscere i propri torti e di imparare a dialogare, come Charlie Kirk predicava di fare, e non si debba invece fare i conti con le devastazioni morali e sociali che sono il frutto di ogni estremismo.

Gli insulti alla memoria di un giovane uomo, ucciso perché predicava il confronto basato sul ragionamento sono un cattivo segnale per la cultura occidentale, ma forse (si spera) sono anche un segnale del fatto che la mentalità woke, che ha dominato per più di un decennio, ora diventa più feroce nei suoi modi proprio perché sta vacillando sempre più sotto il confronto impietoso con la realtà, una realtà che la sua ideologia non riesce più a falsare.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version