
La notizia dell’uccisione di Charlie Kirk non ha fatto in tempo a diffondersi che, come un riflesso condizionato, sui social è esplosa l’onda del sarcasmo, della rivincita, persino della festa. Non parole di pietà, non un silenzio composto, non lo spazio minimo che la morte dovrebbe imporre anche al più duro avversario. No: esultanza.
Perché? Perché Kirk era, nel bene e nel male, un simbolo. Aveva incarnato con la sua battaglia culturale l’America profonda, quella che non si vergogna di difendere radici, identità, confini. Aveva avuto il coraggio di sfidare il mainstream e di farlo con toni forti, spesso urticanti, che spaccavano.
Ma il punto non è quanto si possa o meno condividere le sue idee. Il punto è che la sua eliminazione fisica diventa per una certa sinistra un’occasione per togliersi i guanti e mostrare il lato più oscuro: quello che trasforma la politica in guerra civile permanente, dove il nemico non si batte, si abbatte.
Chi oggi brinda alla morte di Kirk non celebra la fine di un uomo, ma il tentativo di eliminare ciò che lui rappresentava: il pensiero non conforme, la voce che non si allinea. È un segnale inquietante, perché rivela quanto sia diventato fragile il tessuto democratico. Non basta più contestare, argomentare, contraddire. Si invoca la rimozione totale: se non sei con me, la tua assenza è motivo di festa.
Eppure, paradossalmente, questa reazione dice più della sinistra che di Kirk. Dice la paura di confrontarsi con un avversario capace di mobilitare giovani, di parlare fuori dai canali ufficiali, di creare comunità dove altri vedevano solo consumatori passivi. Dice l’incapacità di reggere il peso di un pensiero antagonista senza scivolare nell’odio.
Certo, Kirk divideva. Le sue idee dividevano, i suoi valori erano ben definiti. Ma l’esultanza per la sua morte unisce nella stessa fotografia tanti che si dichiarano paladini della tolleranza e dell’inclusione, e che oggi rivelano la loro incoerenza. La tolleranza vale solo per chi la pensa come loro. Già. Ma lo si era visto anche in altre occasioni. Un silenzio spettrale quando a morire o venir offese sono donne di destra. Solo chi appartiene alle sinistre ha diritto alla solidarietà.
Ma il vero lutto non è soltanto la vita spezzata di Charlie Kirk. È la conferma che la politica, ormai, non riconosce più avversari ma soltanto nemici. E quando il nemico cade, la piazza si illumina di brindisi. Una vittoria di Pirro, che lascia dietro di sé non giustizia, ma solo il deserto del dialogo. Quel dialogo tanto sbandierato ma molto poco applicato.
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