Come l’antisemitismo è ridiventato mainstream

L'odio antiebraico che si spaccia per critica verso Israele sempre più sdoganato, soprattutto (ma non solo) a sinistra, come dimostrano gli attacchi sempre più frequenti e le polemiche contro il ddl Delrio

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Schlein sanchez (1)

Quando, nel luglio 2025, l’Anpi ha organizzato un evento sulla guerra a Gaza presso la sede locale del Pd a Monte Porzio Catone, nella zona dei Castelli Romani, il fisico Aldo Winkler è andato ad ascoltare.

Da ebreo romano e membro dell’associazione Sinistra per Israele, è rimasto sconvolto quando un relatore, in un panel tutto schierato contro Israele senza contraddittorio, ha detto che gli ashkenaziti (gli ebrei che prima della Shoah vivevano storicamente tra l’Europa orientale e la Germania) controllano le ricchezze del mondo e le guerre. Da ashkenazita, Winkler ha protestato, al che i relatori lo hanno zittito e insultato, tra gli applausi e i sorrisi compiaciuti del pubblico.

Odio sdoganato a sinistra

Questo episodio riflette una tendenza assai diffusa: negli ultimi due anni, dopo il 7 ottobre 2023 e lo scoppio della guerra tra Israele e Hamas, l’odio antiebraico che si spaccia per critica verso Israele è diventato sempre più sdoganato, soprattutto (ma non solo) a sinistra.

Lo dimostra anche la recente polemica sulla proposta di legge contro l’antisemitismo di Graziano Delrio, che attinge alla definizione di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance). Una definizione che, tra le varie pratiche da condannare, elenca:

Incitare, sostenere o giustificare l’uccisione di ebrei o danni contro gli ebrei in nome di un’ideologia radicale o di una visione religiosa estremista. […] Accusare i cittadini ebrei di essere più fedeli a Israele o a presunte priorità degli ebrei nel mondo che agli interessi della loro nazione. […] Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo. Applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico.

Se a New York Zohran Mamdani ha revocato l’adozione della definizione IHRA durante il suo primo giorno da sindaco, da noi Elly Schlein e i suoi seguaci si sono schierati contro Delrio, accusandolo di voler censurare chi critica Israele.

Peccato che nel giugno 2017, quando era un eurodeputata, proprio la Schlein ha votato a favore di una risoluzione che invitava gli Stati Ue ad adottare la definizione dell’IHRA. E in Italia, la stessa definizione è stata già adottata nel gennaio 2020 dal Consiglio dei ministri, quando il premier era Giuseppe Conte.

Attacchi contro gli ebrei

Coloro che, all’interno delle istituzioni, sono incaricati di combattere l’antisemitismo possono essere bersagli di atti violenti: è successo in Germania ad Andreas Büttner, commissario per la lotta all’antisemitismo nello Stato federale del Brandeburgo. Recentemente, la sua casa è stata colpita da un incendio doloso, e i vandali hanno disegnato nelle vicinanze un triangolo rosso rovesciato: questo simbolo è legato a Hamas, che lo usa per identificare i bersagli da colpire.

Gli ebrei sono diventati oggetto di calunnie anche in contesti che c’entrano poco o niente con Israele: lo dimostra una recente polemica relativa al quotidiano spagnolo El Pais. Alla notizia che a giudicare Nicolás Maduro negli Stati Uniti sarà un giudice ebreo, Alvin Hellerstein, il giornale ha originariamente scritto che il magistrato ha emesso sentenze ragionevoli e mantenuto una certa imparzialità “nonostante sia un membro di spicco della comunità ebraica”.

Dopo le proteste per aver insinuato che il suo essere ebreo sia un lato negativo, El Pais ha rimosso i riferimenti all’ebraismo nell’articolo su internet. Tra l’altro, per il suo essere un ebreo ortodosso Hellerstein è stato associato alla destra repubblicana e a Donald Trump, quando in realtà a nominarlo giudice federale nel 1998 fu un presidente democratico, Bill Clinton.

Un altro episodio controverso che riguarda la Spagna è la pubblicazione, da parte di un collettivo che si fa chiamare Barcelonaz, di una mappa interattiva di più di 150 aziende e imprese nella regione della Catalogna da colpire con attacchi e boicottaggi, e che non fa distinzione tra società israeliane e quelle degli ebrei spagnoli.

Israeliani colpiti in quanto tali

Rimanendo nella Penisola Iberica, le cose non vanno meglio in Portogallo: ai primi di gennaio il Tantura, un ristorante di cucina israeliana a Lisbona, ha dovuto chiudere i battenti a causa di una lunga serie di atti di vandalismo, attacchi sui social e campagne di boicottaggio.

Questo non è il primo episodio di questo tipo che si verifica dopo il 7 ottobre: nell’ottobre 2025, ad annunciare la chiusura a causa dei boicottaggi prolungati è stata Shouk, una catena di ristoranti vegetariani kasher fondata da un americano e un israeliano, che aveva sede a Washington.

Episodi di ostilità verso gli israeliani solo perché israeliani si sono verificati anche nel mondo del calcio: se in Italia è stato il calciatore Solomon Manor ad essere attaccato dalla sinistra dopo essere stato ingaggiato dalla Fiorentina, nel Regno Unito ha fatto assai discutere un episodio avvenuto a Birmingham, dove a novembre la polizia locale ha impedito ai tifosi israeliani del Maccabi Tel Aviv di venire per assistere alla partita contro l’Aston Villa.

Se prima del 7 Ottobre anche i sostenitori del boicottaggio d’Israele erano maggiormente cauti nel fare una distinzione tra lo Stato e i singoli cittadini israeliani, oltreché nel negare qualsiasi affinità con l’antisemitismo, negli ultimi due anni sono caduti tutti i tabù.

Tutto questo ricorda ciò che disse lo scrittore israeliano Amos Oz: “Quando mio padre era giovane e viveva a Vilnius, ogni muro d’Europa diceva: ‘Ebrei andatevene in Palestina’. Cinquant’anni dopo, quando tornò in Europa in visita, tutte le pareti urlavano: ‘Ebrei andatevene dalla Palestina’”.

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